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redarrowleft.GIF (53 byte) Lettura aprile-maggio 2000  
 

Ragazzi, facciamoci una radio

 

Una ragazzina di dodici anni, una scuola che non riesce a dialogare, una vecchia radio che per magia mette in contatto fra loro gli adolescenti. Sono gli elementi del primo libro che Cinzia Zungolo ha dedicato ai ragazzi. Per raccontare che esiste sempre la possibilità di liberare la propria creatività soffocata dagli adulti

 

Cinzia Zungolo, RADIOLISA, Salani Editore, pp.197, euro 11,00

Conoscevo Cinzia Zungolo solo come scrittrice per adulti (vedi il recente Porto della zingara, Ed. Derive Approdi) e mi ha davvero stupito scoprire che si occupa anche di libri per ragazzi, come testimonia il suo nuovo romanzo Radiolisa, appena edito da Salani. Non è da tutti gli autori, infatti, fare buona prova in entrambi gli ambiti, nonostante sempre letteratura si tratti. Nel caso della  Zungolo, invece, la bravura e la tenuta narrativa dimostrate nel Porto si riconfermano appieno in questa Radiocronaca dell’adolescenza – come recita il sottotitolo di quest’ultimo suo lavoro – da consigliare senz’altro, a mio avviso, come lettura godibile ed intrigante a scolari e scolare della Scuola Media inferiore.

Protagonista del romanzo è Chiara, che ha dodici anni e divide un angusto appartamento con i fratelli Principe e Povero e con due genitori abbastanza evoluti e simpatici, ma soprattutto dotati di sottile ironia ed autoironia (il che non guasta mai). Siamo a metà anno scolastico e, ahimé, “nelle lacune del programma può sguazzarci una famiglia di ippopotami”. Non che le sue compagne di classe se la cavino meglio, se a scuola: “Tutto il tempo ridono, mangiano, parlano di ragazzi”. Questo il quadro d’avvio, tratteggiato con mano sicura da chi di adolescenti dà prova di intendersene (Cinzia Zungolo insegna spagnolo, a Verona, in un Istituto superiore). Come ne conosce il gergo, i tic e le manie, nonché la voglia di piacere (soprattutto a questa età, da parte di una ragazzina qual è Chiara); magari a un bullo tipo Max: “Il bello, il perfetto, il diabolico e angelico Max Labbradifuoco”, che però non la fila minimamente.

Per farla breve, Chiara scopre in soffitta una vecchia radio, appartenente alla nonna, la porta nella sua stanza e – grazie all’inattesa complicità di un fulmine – l’apparecchio si trasforma magicamente in una vera e propria stazione radiofonica, dalla quale Chiara/Radiolisa, sempre più spigliata via via che le trasmissioni si susseguono, conversa in diretta al telefono con i suoi coetanei trattando tra il serio e il faceto un po’ di tutto: dalle disavventure scolastiche a quelle familiari e amorose. Per non parlare delle spassose interviste, tra cui spicca quella a Odisseo (“Radiolisa: …ma lei chi si crede di essere? Ulisse: Io? Nessuno”).

Certo, di surrealtà, di fantasticheria si tratta. Ma la vita dei ragazzi non dovrebbe essere anche fatta di immaginazione? E lei: “non ha sogni, non ha abbastanza fantasia” osserva la scrittrice parlando di Chiara ma schizzando parimenti un ritratto generazionale di piccoli consumatori obnubilati da cellulari e TV. Così, grazie alla favolosa invenzione di Radiolisa, l’immaginario della ragazza e dei suoi amici viene stimolato e si desta. Alla trasmissione partecipano un po’ tutti. Intervengono persino i timidi maltrattati dai bulli e pure i vogliosi di un attimo di protagonismo o anche solo di parlare con qualcuno delle loro grandi o piccole magagne. La critica – fra le righe – al mondo distratto e indaffarato degli adulti è palese. Come quella ad una scuola fatta solo di nozioni e interrogazioni, con professori quanto spesso incapaci di vedere oltre un palmo dal proprio registro. A tale proposito risulta illuminante – ma questa volta realistico – l’impietoso scenario educativo illustrato da Mrs Word agli ascoltatori di Radiolisa. (Radiolisa: Come si usa l’antologia? Mrs Word: “Si impiegano pochi minuti a leggere e pomeriggi interi a fare esercizi. Tipo: ‘Fai un elenco di nomi propri, comuni, composti e stranieri. Volgili al plurale se sono al singolare. Volgili al singolare se sono al plurale. Che accidenti stai facendo adesso, non vedi che quelli sono invariabili?’… ”). 

Così Radiolisa diviene il luogo di un’espressività creativa che l’aula scolastica rischia di soffocare. Ma non solo. Grazie alla magica trasmissione, Chiara trova il modo di contattare (e affascinare) l’inavvicinabile Max e – ciò che più conta – di riconosce il suo “Sogno Profondo”: realizzarsi proprio dove le “sembrava impossibile riuscire”. Si chiude dunque all’insegna dell’apertura (mi si consenta il gioco di parole) questa spumeggiante radiocronaca dell’adolescenza che si fa leggere d’un fiato, anche grazie al suo linguaggio fresco e ad una scrittura immediata, visiva, coinvolgente e intelligente.

Francesco Roat

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