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redarrowleft.GIF (53 byte) Cinema Marzo 2003

 
Ozpetek? Come parlare a un muro

Dopo Le fate ignoranti il regista turco torna con una storia d’amore e di memoria. Dove gioie e dolori si nascondono negli antichi palazzi, nei cortili, nei balconi e nei mattoni delle case che hanno visto lo svolgersi della vita di intere generazioni

 

ozpetek.jpg (10096 byte)Dopo il grande successo de Le Fate Ignoranti Ferzan Ozpetek torna a raccontare una storia d’amore ambientata a Roma con protagonisti Giovanna Mezzogiorno, Filippo Nigro, Raoul Bova e lo scomparso Massimo Girotti. Un film complesso che vede una giovane donna con qualche rimpianto alle spalle a causa di una vita che non ama incontrare un anziano smemorato, che si rivelerà – in qualche maniera – essere stato una vittima dei fatti del 16 ottobre 1943, quando i nazisti arrestarono e rapirono duemila ebrei romani portandoli nei campi di sterminio in Germania.

 

Ha avvertito una grande pressione nella realizzazione de La finestra di fronte?

 

In un certo senso sì, anche se io vivo una grande intesa con il mio pubblico da cui ricevo molte lettere emozionanti. Anche se non conosco tutte queste persone è come se facessi con loro ognuno dei miei film.

 

Il finale sembra in qualche maniera un richiamo di quello che è poi accaduto realmente a Massimo Girotti...

 

La vita si confonde con la finzione e ci sono dei segni misteriosi nella nostra esistenza che dobbiamo – di certo – provare ad interpretare. Il mistero è qualcosa di molto presente nella nostra esistenza. Basta solo stare attenti e cogliere tutti questi segnali.

 

Il film è una celebrazione della responsabilità e della memoria…

 

Abito in un vecchio palazzo, in un appartamento non molto grande degli inizi del secolo scorso. Alle volte mi capita di interrogarmi riguardo le emozioni e le sensazioni delle persone che hanno abitato in quelle stanze prima di me. Se hanno fatto l’amore lì, se hanno pianto, se sono stati felici o no…Le mura, in qualche maniera, sono sempre state testimoni della vita degli uomini. Anche di quelli che non ci sono più. Quando vado a fare la spesa al ghetto, mi fermo e penso a cosa devono avere visto quelle case e quei balconi. Sono stati testimoni di tanto dolore, mentre le persone che abitavamo dietro a quelle finestre non ci sono più…

 

Tanto dolore…

 

Non solo. Anche amore, forse. La memoria sta anche nel ricordare (e forse anche sperare) che contro quello stesso muro qualcuno si è baciato appassionatamente…  è la vita. Le città antiche come Roma sono impregnate dei ricordi e della loro energia. Vergognoso è, piuttosto, vedere le svastiche sulle pareti mescolate a scritte razziste. E’ una cosa che mi angoscia…

 

E Roma è protagonista…

 

E’ una Roma un po’ diversa da quella che si vede in generale. Ho cercato di andare lontano dalla cartolina.

 

La scelta di Raoul Bova non è un po’inusuale?

 

Ho ricevuto tante lettere che mi dicevano: perché ti sei venduto e hai preso un attore come Raoul Bova? Quanto ti hanno dato? In realtà a me piace molto Raoul come interprete. Credo che – una volta messa da parte la sua insicurezza – sarà un grande attore. Sarò felice di vederlo recitare ancora meglio di quanto abbia fatto con me.

 

Quanto conta l’emozione nel suo lavoro?

 

E’ tutto, se non ce l’avessi non avrebbe senso andare avanti. Sarebbe meglio smettere… anzi, se dovesse mai accadermi, smetterò.

m.s.

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