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redarrowleft.GIF (53 byte) Lettura Novembre/Dicembre 2001  
 

La sostenibile leggerezza dell’essere

Le (pseudo)certezze della scienza e del dogma e la visione "negativa" dell’uomo secondo Nietzsche. E’ uno degli argomenti trattati negli innumerevoli saggi-dialoghi che il filosofo Gianni Vattimo conduce con le idee del pensatore tedesco. Come in questo suo ultimo libro

Gianni Vattimo, Dialogo con Nietzsche, Garzanti, pp.301, L.35.000

E’ da quarant’anni che da parte di Vattimo si svolge un dialogo con Nietzsche fatto di saggi intorno a un pensiero speculativo volto a sbarazzarsi delle pseudo certezze fabbricate nei secoli dalla cultura occidentale per proteggere l’uomo dal timore del caos e dall’intollerabile vacuità del divenire.

E forse la critica più radicale del filosofo tedesco è giusto quella rivolta alla credenza in ciò che da Cartesio in poi si riteneva postulato scontato e indubitabile: la realtà dell’io quale soggetto di quanto si pensa, si agisce o patisce. Ma il cogito cartesiano, secondo Nietzsche, finisce per risolversi anch’esso in un atto di fede a priori nel concetto di sostanza, poiché quando sosteniamo ci debba essere qualcosa che pensa non cogliamo un dato assolutamente certo, semmai solo una credenza molto forte.

Per Nietzsche infatti il mondo, lungi dal venir concepito quale un insieme di dati, è piuttosto visto come un complesso di interpretazioni, in quanto, rovesciando la concezione metafisica dell’essere, la cosiddetta realtà è semmai il divenire in quanto espressione descrittiva. Quindi con la fine delle pretese universalistiche – ricorda Vattimo – non si assiste soltanto alla morte di Dio, bensì anche all’estinzione del fatto, della datità, dell’illusione di trovare un qualche fondamento ultimo all’accadere.

Resta che la filosofia nietzschiana non si ferma certo alla mera negatività critica e non si limita a stilare un referto dei mali irreversibili del pensiero metafisico. Nel coraggio dell’accettazione del non senso del vivere, nella presa d’atto dell’irrazionalità e caoticità del mondo sta la forza del laico éthos espresso nella figura dell’Ü bermensch nietzschiano (ossia oltre-uomo, come traduce Vattimo, non già super-uomo), il quale, liberatosi dalle pastoie dei fini assoluti, supera lo stallo del nichilismo essendo in grado di accettare l’esistenza per ciò che è mediante un "sì" entusiastico volto a celebrare l’eterna gioia del divenire. Si tratta allora di ottenere quel buon carattere di cui tratta una pagina di "Umano troppo umano", dove si auspica un’umanità la quale, nonostante sia stata costretta ad abbandonare le illusioni di certezza e consapevole di non potere far più riferimento a garanzie ontologiche di alcun genere, sia in grado di tollerare e di muoversi senza angoscia attraverso la molteplicità delle apparenze. Sviluppando cioè, come ha bene suggerito altrove Gianni Vattimo: "la capacità di sostenere l’esistenza oscillante, e la mortalità".

F.R.

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