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redarrowleft.GIF (53 byte) Cinema settembre 2001


Bionde, pistole e incantatori

Intervista a Woody Allen

Nonostante tutto quello che è successo a New York, la grande paura e il dolore seguito all’attacco al World Trade Center, Woody Allen non ha rinunciato al suo tour promozionale per La maledizione dello scorpione di giada. Il tono divertente della pellicola ambientata negli anni Quaranta non lo ha scoraggiato dall’andare in giro per il mondo a mostrare il suo volto che è irrimediabilmente e fatalmente associato all’immagine di Manhattam e di New York, città dove ha ambientato quasi tutti i suoi film. Una scelta coraggiosa, mentre all’orizzonte si profilano minacciosi venti di guerra.

Mr. Allen, perché ha deciso di girare il mondo per la promozione de La maledizione dello scorpione di giada?

Perché la cosa peggiore che uno può fare in questi casi è quella di rintanarsi a casa ad aspettare. E’ proprio quello che vogliono gli uomini che hanno colpito New York e non mi sembra il caso di dargliela vinta.

Cosa pensa di questo attacco?

Non mi sorprende che sia avvenuto. Mi stupisce solo la sua modalità sciagurata dove persone di paesi diversi e religioni differenti sono morte tutte insieme. E’ stato colpito il mondo, non solo New York.

Il suo cinema ha raccontato la città meglio di ogni altro. Cosa cambierà per lei questo attentato?

Il mio cinema resterà lo stesso e non per mancanza di sensibilità, bensì perché la vita deve proseguire e andare avanti comunque. Ripeto: non possiamo permettere a chi ha compiuto questo atto di cambiare il nostro modo di vivere. Sarebbe molto più che sbagliato.

Charlize Theron in questo film è una "bionda fatale". Cosa le piace di più di questo tipo di personaggio che l’attrice dice ispirato a Lauren Bacall?

Quando sono cresciuto nei primi anni quaranta, il genere di film cui appartiene La maledizione dello scorpione di giada era molto popolare negli Stati Uniti. Erano pellicole in cui gli stili si mescolavano: il poliziesco, il noir, i toni sexy…c’erano essenzialmente due personaggi: un uomo e una donna che – apparentemente – si odiavano e lo manifestavano con insulti ripetuti l’uno contro l’altra e viceversa. Anche se la donna diceva qualcosa di aspro e di duro contro il maschio, sapevi che alla fine sarebbero finiti insieme. Solo che ti domandavi come. Sembravano non piacersi molto…Erano film divertenti, ma anche affascinanti con dei grandi attori come Rosalind Russell, William Powell, Fred McMurray, Carole Lombard. Charlize ha ragione: se questo film fosse stato girato negli anni quaranta il suo ruolo sarebbe stato interpretato da Lauren Bacall o da Claudette Colbert. Lauren Bacall sarebbe stata bella abbastanza e sufficientemente dura per renderlo al meglio. Charlize è una delle poche attrici di oggi in grado di farlo. E’ affascinante, intelligente ed ha uno straordinario senso dell’umorismo. Qualcosa di molto raro oggigiorno.

Quali sono i riferimenti letterari e cinematografici de La maledizione dello scorpione di giada?

Sono molti, ma i principali sono: Il grande sonno di Raymond Chandler e La fiamma del peccato di Billy Wilder. I dialoghi e lo stile del film richiamano molto la letteratura degli anni trenta e quaranta. La maledizione dello scorpione di giada non sarebbe potuto essere ambientato se non in quegli anni. I film di Ernst Lubitsch e Billy Wilder avevano questo tipo di ispirazione.

Cosa la affascina tanto dell’ipnosi?

Non sono mai stato ipnotizzato: riderei troppo e non riuscirei mai a concentrarmi sufficientemente. E’ un fenomeno scientifico che funziona perfettamente e le persone sono miracolosamente convinte a non fumare oppure possono subire interventi ai denti senza anestesia. E’ un fatto notevole. Oggi comprendiamo il senso dell’ipnosi sotto il profilo medico e anche psicologico. Negli anni quaranta l’ipnosi sembrava avere delle qualità esotiche e mistiche molto suggestive. Sappiamo che non si può ipnotizzare qualcuno e farlo innamorare di una persona che detesta. Se avessi ambientato il film oggi, sarebbe stato poco credibile. Ma sessanta anni fa le persone credevano a questa possibilità e che tutto fosse possibile con l’ipnosi.

So bene che non è una cosa troppo originale per la commedia: l’ipnosi è molto facile da utilizzare in questo tipo di film quindi è stata già ampiamente sfruttata per la sua natura spettacolare ed imprevedibile.

Un gioco evidente nel film è la dimostrazione che essere "buoni" o "cattivi" è solo frutto di circostanze casuali…

L’idea alle spalle del film è che – in realtà – noi non sappiamo bene chi siamo, né abbiamo chiara l’idea di chi sono davvero gli uomini e le donne che ci circondano.

La persona che presentiamo al mondo come noi stessi, spesso, si rivela come una grossa invenzione tramite la quale ci siamo imbrogliati noi per primi. Attraverso l’ipnosi qualcuno può scoprire il vero volto di se stesso…E’ un po’ quello che accade nella tragedia greca: Edipo investigando se stesso scopre di essere colpevole e di essere qualcun altro. Gli esseri umani, spesso, non sono a conoscenza del fatto di chi sono davvero e di chi siano quelli che li circondano.

Adesso a cosa sta lavorando?

Ho finito da poco di girare Hollywood ending con Tea Leoni e Tiffani Amber Tiessen. E’ un’altra commedia ambientata negli anni Quaranta che uscirà negli USA intorno ai primi giorni del 2002. Poi lavorerò alla sceneggiatura di un altro film che desidero essere molto diverso da quello che ho fatto fino ad oggi.

M.S.

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