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redarrowleft.GIF (53 byte) Cultura Maggio 1999


Il '900, i giovani e la memoria

Il razzismo? E' made in Italy

L'Olocausto non è stato solo la "soluzione finale" dei lager e lo sterminio di massa voluto dal nazismo. Le responsabilità dell'Italia infatti nascono molto prima, visto che il fascismo iniziò la sua campagna antiebraica quando in Germania Hitler non era ancora al potere. A partire già dalla metà degli anni '20 con la "politica della razza"che sfociò poi nelle leggi antisemite del '38

ingrandimentoIl mondo esiste solo per il respiro dei bambini che vanno a scuola (Talmud babilonese - Shabbath 119b). In questo passo di una discussione talmudica che risale agli ambiti del patriarca Hillel si avverte la profondità dell’atteggiamento verso gli studi del mondo ebraico. Con le persecuzioni fasciste e naziste quel mondo dedito agli studi fu colpito duramente. Difatti la Shoa come ogni programma inteso al genocidio ha avuto un obiettivo principale: lo sterminio dei bimbi e l’annientamento delle menti di chi studia. Sarebbe comodo insistere - come fanno alcuni manuali di storia - che allora l’Italia collaborò a un progetto di un folle dittatore; purtroppo oggi occorre capire che la storia del fascismo si connotò per una impronta razzista maturata ben prima di analoghi provvedimenti nazisti: sono le fonti storiche che mettono in evidenza questa prospettiva. Del resto è il materiale documentario che offre le prove delle tragedie della storia: anche in questo momento quando non si può far a meno di svolgere qualche considerazione sulle tragedie dei Balcani.

ingrandimentoCon grande coraggio lo storico Grmek ( in Le nettoyage ethnique, Paris 1993) ha ripercorso i momenti di un’ideologia serba che indigna per la sua aberrazione. Si tratta del concetto di ‘pulizia etnica’ proclamato già nel 1807 dal primo Consiglio di Stato serbo. I documenti pubblicati danno bene l’idea del progetto: cancellare ogni traccia della memoria del nemico dopo averlo sgozzato, cacciare gli arabi, gli ebrei, gli zingari. Tema ricorrente anche in Serbia fu quello per cui gli ebrei vennero accusati più volte di praticare il cannibalismo. In questa campagna antisemita la Serbia si distinse a tal punto che - nel 1941 - gli occupanti nazisti di Belgrado si complimentarono con le autorità del paese perché avevano realizzato la prima nazione in Europa Judenfrei: libera da ebrei. Anche in questo caso l’impronta razzista nasceva dall’insofferenza per il fatto che nel 1878 ebrei e musulmani avevano ottenuto garanzie sui loro diritti civili. Il fatto aveva scatenato le proteste del ministro degli esteri serbo. Nel 1902 il presidente dell’accademia serba era stato estremamente chiaro: "Occorre lo sterminio: il nostro o il vostro"; l’obiettivo erano i croati comunque definiti figli di Giuda.

Le fonti riportate da Grmek impressionano anche perché evidenziano un uso massiccio della propaganda italiana: da Pasquale Mancini (m. 1888) fautore del colonialismo in Abissinia al poeta futurista Marinetti. La contaminazione tra gli orientamenti ‘letterari’ italiani e serbi è evidente perché dal 1924 dalla Serbia si susseguirono gli appelli a far nuotare il nemico nel sangue. Nel 1939 fu proposta la ‘soluzione finale’ per il Kosovo; si trattava di incendiare i villaggi e di espellere le popolazioni inferiori. L’esecuzione del piano è stata accuratamente redatta: occupare il territorio e ‘pulirlo’. Gli effetti si manifestano subito attraverso dettagliate relazioni: nel 1942 a Foca mille morti con trecento tra donne e bambini, a Jahorina 2.000 sgozzati e poi ancora villaggi bruciati, donne e bimbi assassinati. Uno di questi rapporti dichiara letteralmente: "Durante l’operazione si è proceduto all’annientamento totale della popolazione musulmana senza considerazione di sesso e d’età".

Dopo la seconda guerra mondiale la situazione rimase estremamente difficile: i serbi videro sminuita la loro ‘superiorità’ con la costituzione federalista del 1974 e alla morte di Tito (1981) ripresero il progetto con un memorandum pubblicato nel 1986 che aveva il dichiarato fine di restituire alla Serbia la sua dignità offesa e di conquistare il Kosovo; pertanto per restituire la piena integrità nazionale occorrerà combattere l’ideologia interetnica anche trasformando le scuole e le università; del 1987 èingrandimento il desiderio di controllo demografico, del 1989 è la decisione è la chiusura delle scuole ‘kosovare’, del 1992 è il progetto eugenetico per una Serbia purificata. Al centro di ogni progetto di totalitarismo c’è il controllo della scuola; oggi come ieri, oggi che ricordiamo i 20 insegnanti di una scuola elementare del Kosovo trucidati dinanzi ai piccoli allievi dalle forze del nazionalismo serbo. Ieri quando furono colpiti i bimbi, tutti e in particolare i piccoli ebrei; oggi quando nei bimbi 'kosovari' si vede una minaccia per la purezza della razza.

Per comprendere la Shoa c'è un’immagine che ciascuno di noi dovrebbe conservare: è quella di due pietre incise che - nel quartiere ebraico di Roisiers a Parigi - ricordano come da una scuola elementare furono 165 i bambini che morirono nei campi di sterminio; sempre su quelle lapidi si rammenta come tanti altri bimbi furono salvati dal direttore di quella scuola. Quelle pietre invitano a non dimenticare e il ricordo va soprattutto a quei piccoli scolari e ai loro coetanei che a Roma come a Varsavia furono privati di tutto: degli affetti, dei giochi, della possibilità di studiare e di vivere. Le leggi razziali in Italia e in Europa colpirono i bimbi e gli studenti e questo obiettivo fu enunciato con chiarezza. Anche per questo è importante ricordare e leggere il passo del libro della Bibbia che dice: "se un fatto simile è mai avvenuto ai vostri giorni o ai giorni dei padri vostri; discorretene ai vostri figli e i figli vostri ai figli loro, e i figli loro all’altra generazione" (Joele 1,1); queste parole ben si compongono con l’ammonimento di Primo Levi: "Meditate che questo è stato".

La storia di questa tragedia ha dei colpevoli ben definiti: il fascismo di Mussolini e il nazismo di Hitler con tutti i loro sostenitori; la storia di questo immane disastro si innesta in un drammatico percorso di cui è bene conoscere alcuni elementi forniti dalla stessa storia degli eventi che spesso sono stati volutamente intrecciati tra loro. In Italia con un sincronismo malevolo e intenzionale Mussolini fece pubblicare il 14 luglio del 1938 il Manifesto degli scienziati razzisti; il documento fu diffuso proprio nell’anniversario di quella Rivoluzione Francese che aveva proclamato al Mondo l’idea dei Diritti dell’Uomo sancendo così anche il principio per cui "nessuno debba essere molestato per le sue opinioni religiose".

ingrandimentoQuella arrogante coincidenza di date permette di guardare alla Francia quando - nel 1901 - Emile Zola alla Lega per i Diritti dell’Uomo parlava sull’idea di giustizia nell’insegnamento; in quell’occasione lo scrittore dichiarava: "Certamente si alla giustizia nell’insegnamento, ma prima di tutto occorre verità nell’insegnamento. Tutta la vittoria del domani è qui. E’ necessario che ci sia un popolo istruito abituato alle verità sperimentali della scienza perché sia capace di giustizia. ...". Il discorso invitava alla libertà dell’istruzione presupposto fondamentale per realizzare una società fondata sulla giustizia e sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione. Infatti Zola si era impegnato nella difesa di Dreyfus, un ufficiale francese che era stato accusato ingiustamente di tradimento soprattutto perché ebreo.

Le battaglie di Zola legano la lotta contro l’antisemitismo alla strenua difesa del principio per cui vi debba essere una società fondata sul libero confronto delle idee. Effettivamente il legame tra esplosione delle persecuzioni antiebraiche e i tentativi di impedire la libertà della scienza e della cultura è uno degli elementi che permette di capire le radici dell’antisemitismo. Dall’Antichità al Medioevo, sino al nostro mondo contemporaneo, ogni persecuzione contro gli ebrei è iniziata sempre con il rogo dei libri e la chiusura delle scuole. Inoltre occorre sottolineare che i movimenti per l’emancipazione dei diritti civili degli ebrei sono sempre coincisi con la richiesta di maggiori diritti sociali per l’insieme di tutti i cittadini; pertanto l’affermarsi di una società fondata sul totalitarismo e sulla persecuzione comporta generalmente l’esplosione della propaganda contro la cultura ebraica e la modifica in senso autoritario dei programmi di insegnamento di tutte le scuole. C’è una costante su cui si innestano i fenomeni antiebraici come del resto tutti i processi del totalitarismo: questa costante è data dall’odio espresso da ogni integralismo verso il mondo della scuola. Si può intendere anche così la genesi dell’ostilità verso tutto quel mondo ebraico che ha sempre assegnato grande rilevanza al sapere, agli studi e alla necessità di leggere. Già un allievo di Abelardo annotava nel secolo XII: "Se i cristiani educano i loro figli lo fanno non per Dio ma per guadagno affinché un fratello, divenuto ecclesiastico, possa aiutare il padre e la madre e gli altri suoi fratelli; al contrario gli Ebrei, per l’entusiasmo di Dio e per l’amore della Legge spingono ogni figlio allo studio in modo che possano comprendere la Legge di Dio e ciò accade non solo per i figli, ma anche per le figlie".

La scuola - ricordava Don Lorenzo Milani - può essere un ‘male’ perché può aprire le menti all’impegno nei partiti e nei sindacati giacché lo studio permette di comprendere e difendere i propri diritti. Non fu un caso che i primi provvedimenti antiebraici furono proprio per la "difesa della razza nella scuola". Non fu un caso che in Polonia dinanzi alle persecuzioni si reagì istituendo un gran numero di scuole clandestine. Dai ghetti assediati -nel 1940- Mary Berg annotava nel suo diario: ingrandimento"Ora ci sono moltissime scuole illegali e si moltiplicano ogni giorno. La gente studia nelle soffitte e nelle cantine e tutte le materie sono comprese nei programmi persino latino e greco... Non vi sono studenti svogliati. La natura illegale di questo insegnamento, il pericolo che ci minaccia ad ogni istante, colma ognuno di uno strano zelo...". Questa situazione fu descritta con cura: "I giovani ebrei studiano in segreto. ...In caso di pericolo i ragazzi sanno nascondere i loro libri. I giovani ebrei sono scaltri quando escono per recarsi all’insegnamento clandestino nascondono libri e quaderni tra pantaloni e stomaco indi abbottonano giacche e cappotti" (in D. Dwork, Nascere con la stella. I bambini ebrei nell’Europa nazista, Yale 1991 - Venezia 1994). Per gli ebrei la scuola è vita e la lettura è possibilità di discutere e criticare; e fu anche per questo spirito che, quando - nel 1933 - la famiglia di Anna Frank fu obbligata a emigrare da Francoforte in Olanda, la bimba fu iscritta alle scuole Montessori; infatti quello spirito educativo era improntato al rispetto della ‘libertà’ del bambino e di ogni confessione religiosa.ingrandimento

D’altronde l’ostilità contro gli ebrei non può essere spiegata come un semplice fenomeno di dissenso religioso o come la rappresentazione di uno scontro economico. A questo proposito fu sempre Zola ad aver pronunciato parole efficaci nel suo saggio Per gli ebrei ove scriveva: "State per organizzare le persecuzioni, riprendete a predicare una nuova guerra santa perché gli ebrei siano braccati, derubati, messi in catene... voi siete più di duecento milioni mentre gli ebrei arrivano appena a cinque milioni e voi gridate al terrore, che coraggio avete, che coraggio organizzare le guerre contro una piccola minoranza, non avete capito che il giorno che farete in modo che l’ebreo sia come noi lui sarà nostro fratello. Cambiate tattica, aprite le braccia, realizzate l’eguaglianza sociale, abbracciate gli ebrei, arricchiamoci delle loro qualità, cessate i confronti razziali con l’unità delle genti. Noi dobbiamo distruggere le frontiere, sognare la comunità dei popoli, l’incontro delle religioni per aiutare tutti ad uscire dalla miseria del vivere quotidiano. Ma se qualcuno seguirà quel manipolo di imbecilli o di ipocriti che ogni mattino grida "ammazziamo gli ebrei, massacriamo, sterminiamo...". Allora - scriveva Zola - accadrà qualcosa che non potrà essere più abominevole".

Era il 1896 ed è accaduto nel 1938 in Italia, e quel che è accaduto è stato preparato con cura e per tempo, almeno dal 1926. E tutto ciò avvenne nonostante che gli ebrei avessero dato prova d’immenso amore per ciascuna Patria e per la civiltà; diversificandosi anche nelle scelte politiche in modo tale che era del tutto risibile ogni tesi che propagandava la minaccia di un complotto mondiale ebraico. L’impegno a difesa dei diritti civili degli ebrei italiani è stato sottolineato nel diario di Ernesta Bittanti, vedova di Cesare Battisti. Questa tesi trova un ulteriore riscontro nel coinvolgimento del mondo ebraico durante la guerra di secessione americana del 1865: allora furono 6.000 gli ebrei a combattere tra i nordisti mentre sul fronte opposto vi furono 1.200 soldati sudisti d’origine ebraica. A quel tempo il rabbino americano Einhorn - già nel 1855 - aveva proclamato: "Rompiamo le catene dell’oppressione, lasciamo liberi i popoli oppressi e distruggiamo ogni giogo".

Questi e altri dati (cfr.
http://www.nautilus.tv/9904it/.../ebrei.asp)
rendono del tutto incompatibile l’affermarsi di una dittatura con la civiltà ebraica. Certamente non si può nascondere che vi furono tanti ebrei che aderirono sin dalla prima ora ai regimi totalitaristi dell’Italia e della Germania; il filologo Giorgio Levi Della Vida che rifiutò di giurare fedeltà al fascismo scriveva che "vedermi messo in un fascio con loro - dopo le leggi razziali del ‘38 - (il vocabolo è qui appropriato quanto mai) mi fa provare un certo senso di disagio". Non diversi furono i sentimenti di Einstein nei confronti del dottor Haber, premio Nobel per la chimica nel 1918. Lo scienziato aveva contribuito in modo determinante ad incrementare la produzione agricola mediante i fertilizzanti chimici. Haber diresse poi - dal 1910 - un centro di ricerca in Germania ove riuscì a far lavorare anche Einstein. La foga per le ‘invenzioni’ aveva cancellato ogni sentimento di civile prudenza poiché lo scienziato aveva aspramente condannato la dichiarazione di Einstein che, dagli Stati Uniti, aveva fatto sapere che la Germania non garantiva più "ai suoi cittadini né le libertà civili, né la tolleranza e l’eguaglianza davanti alla legge". Così mentre Einstein si impegnava a difendere i diritti civili il dottor Haber continuò a dedicarsi alla produzione di armi chimiche sino al 1933 quando si rese conto che nella sua Germania in virtù delle terribili leggi razziali tutti i suoi colleghi ebrei erano perseguitati. Si trattò di una tardiva presa di coscienza giacché anche Haber aveva un cognome ebraico e per questo fu costretto all’esilio.

ingrandimentoNel frattempo, in Italia e in Germania, gli istituti scientifici erano stati tutti indirizzati verso una politica apertamente razzista: l’Istituto Italiano di Statistica varò sin dal 1926 un programma di ‘controllo della razza’.Simili intenti erano stati annunciati nel 1925 con l’istituzione dell’ Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Alla fondazione dell’Istat seguì quella dell’Iri. Questo istituto avrebbe dovuto promuovere l’industria italiana; tuttavia - a dispetto di quanti credono oggi di ravvisare nelle scelte economiche di Mussolini elementi di ‘modernità’ - questo organismo ebbe il compito di controllare il mercato finanziario italiano e soprattutto di impossessarsi e di sottoporre a censura l’editoria: l’intento era quello non solo di controllare una possibile fonte di dissenso, ma anche quello di trarre un profitto economico per la dittatura. Del resto le malversazioni economiche del regime fascista erano state già denunciate da Giacomo Matteotti il 6 giugno 1923 in un discorso alla Camera dei Deputati.

Ora, con la pubblicazione delle infinite circolari (cfr. anche http://space.tin.it/scienza/atourno/index.asp)
che stabilivano la censura, ci si rende ben conto come quelle leggi razziali del ‘38 furono preparate con una pianificazione accurata: già dal 1934 le autorità di polizia provvedevano al sequestro di libri che offendevano la "dignità della razza"; del resto il Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1926 (rivisto nel 1931) si erano ben fondate le premesse della persecuzione che prevedeva la censura preventiva per difendere il "sentimento nazionale" (in G. Fabre, L’elenco. Censura fascista e editoria, Torino 1999). E i quotidiani ormai tutti assunti dalla propaganda fascista commentarono con orgoglio che - nel 1933 - non c’era bisogno dei roghi con cui i libri venivano distrutti dai nazisti giacché la lungimiranza dell’Italia aveva provveduto a istituire una censura preventiva così rigida che già nel 1927 tutto era sotto controllo. E l’accanimento censorio fu tutto orientato verso chi era sospettato di inquinare la purezza della 'razza italiana'.

La politica di controllo delle pubblicazioni per la ‘difesa della razza’ fu così accanita che - nel 1934 - si arrivò al sequestro di un romanzo d’avventure che narrava l’amore di un colto africano con una donna italiana. Cresceva intanto la diffusione della cultura antisemita e già nel 1937 si diffusero indagini che denunciavano come oltre il 41% dei letterati, degli storici e dei giornalisti fosse ebreo; mentre solo il 24% era da classificarsi cristiano.

II parte

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