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redarrowleft.GIF (53 byte) Letture & Scritture Marzo 1999

L'universo? E' barocco

Un viaggio fra gli angoli, le volute, gli scorci e i chiaroscuri di Lecce e della sua elaborata architettura. Una città, dice l'io narrante del romanzo-saggio-diario di Paul Carter, "fatta per lo sguardo". E che, osservata con la mente oltre che con gli occhi, nasconde misteri e inquietanti metamorfosi

Paul Carter, Memorie barocche – Una stravaganza, Ed.Argo, pp.267, L.25.000

Un'intima unità dell'essere pervade tutta la produzione barocca, sostiene Arnold Hauser. Così l'opera d'arte in quanto totalità, in quanto polisemico organismo diviene cifra dell'universo. Ciascun elemento artistico infatti - sottolinea l'autore tedesco - ciascuna parte "rimanda a un'infinita ininterrotta concatenazione; ognuna contiene le leggi del tutto, in ognuna agisce la stessa forza, lo stesso spirito".

Forse è tale visione olistica del barocco (mai conciliata, però, nella sua irrisolta tensione verso l’assoluto) a rendercelo così vicino e moderno. Ed è probabilmente in assonanza con questa prospettiva tanto attenta a complessità e compenetrabilità che Paul Carter ha scelto di scrivere le sue "Memorie barocche", ambientate in una Lecce trasfigurata dall'immaginario dell'io narrante (un perdigiorno? un filosofo? un fotografo incaricato di ritrarre ciò che nessun turista ha mai colto?), il quale percorre straniato questa città "fatta per lo sguardo" mettendo a fuoco i chiaroscuri e gli spazi fra una cosa e l'altra, attratto dall' "abbagliante oscurità" di palazzi, balconi, timpani, volute, nicchie, alla caparbia ricerca di una città dentro la città, ben consapevole a priori di come sia angusta e deformante pure la visuale del suo obiettivo grandangolare. Quantunque paradossalmente, secondo il protagonista, per riconoscere questa Lecce interiore e misterica basta riuscire a mantenersi alla superficie dei suoi volumi cesellati, essendo essa "un’incrostazione della superficie".

Così il viaggio attraverso i luoghi di un barocco più immaginifico che reale si fa labirintico, a coglierne il nocciolo segreto, che è poi il ventre stesso dello spazio, a cui la luce e l’aria sembra conferiscano forme mutanti di continuo. Ed è proprio la metamorfosi la categoria ermeneutica che presiede a questo testo eccentrico (romanzo? saggio? diario?) di sottile maestria fabulatoria. Metamorfosi che riguarda anche il narratore ed i suoi alter ego che si susseguono in queste memorie barocche: dal maestro di fotografia Grazioni al dottor Duende, al navigatore Magellan. Persino la bella Nostalgia o la Contessa sono variazioni dialoganti sul tema, anzi monologanti, perché ciascun personaggio narra una storia, una Lecce alla fin fine diversa e irriducibile alle altre.

Sebbene queste città si possano poi sempre ricondurre ad un solo paradigma bifronte: lo spazio di forme, chiaroscuri e illusioni prospettiche che pare giusto l’ombra proiettata dalla matericità dei palazzi. Tant’è che per il fantasioso e un poco decadente Paul Carter, barocco non è appena limitarsi a costruire fluttuanti edifici di parole o di pietra, ma "rimanere quietamente in piedi fra le loro macerie a contemplare il polverio minuto nell’aria circostante".

Francesco Roat

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