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LETTURE&SCRITTURE Novembre 1998


La società delle bistecche

Nel suo romanzo "Carne" usa braciole e fettine di manzo come metafora della vita umana e della sua organizzazione. Ruth Ozeki, ex insegnante ed ex autrice televisiva di origine giapponese, esordisce così nella letteratura. Navigando tra filosofia, marketing, pubblicità e influenze culturali

Carne.jpg (13956 byte)Sorride Ruth L. Ozeki mentre le mostriamo la foto pubblicata da un quotidiano, dove una donna nuda fa da decorazione per un tavolo di un Sushi bar di Hannover in Germania. "È un’immagine suggestiva che ho descritto anche negli appunti per il mio terzo romanzo. Ma si tratta di un romanzo futuristico." dice. Nippo-americana, la Ozeki ha insegnato letteratura inglese in Giappone per molti anni prima di lavorare in televisione e nella produzione di film dell’orrore a basso costo. In Carne (Einaudi, pagg.375 lire 32.000) interessante esordio letterario, la scrittrice ha ideato una storia alquanto complessa dove una documentarista che lavora per una casa di produzione giapponese pubblicizza il consumo di carne mostrando ai giapponesi famiglie ideali americane in cui vengono preparate delizie come l’agnello alla coca cola e così via. In realtà, man mano che questo viaggio ideale attraverso tutti gli Stati Uniti prende sempre più corpo, ecco che vengono fuori mille magagne nella produzione di questa carne come steroidi e così via, i maltrattamenti subiti dagli animali da allevamento e ingrasso, il rapporto fuorviato della stessa donna con il suo corpo.

Mentre al di là dell’oceano Pacifico, la moglie di uno della casa di produzione, violento e frustrato, vive una sorta di liberazione sessuale e morale grazie alle storie descritte nel programma realizzato dalla documentarista intitolato Una moglie americana. Il rapporto ideale che unisce le due donne corrisponde all’individuazione di un terreno comune su cui due culture: quell’americana carnivora e quella giapponese la cui dieta è basata sul pesce, si possano confrontare.

Qual è il tipo di messaggio collegato alla carne ?

La carne è una metafora organizzativa per il mondo che circonda i protagonisti del libro. Quando ho iniziato a scrivere questo libro consideravo la carne come una specie di "gag" tramite la quale parlare del sesso e del corpo. La televisione di adesso è come una moderna macelleria dove la prostituzione corrisponde alla vendita di immagini di carne da un lato del mondo all’altro. Mentre scrivevo mi sono resa conto che avrei dovuto parlare della carne più letteralmente che nella maniera metaforica che avevo utilizzato fino a quel momento. Ho iniziato a fare delle ricerche sull’industria della produzione della carne e sulle conseguenze dell’uso di certe droghe sugli animali. Le donne di cui parlo sono fortemente radicate nel loro corpo che usano per raggiungere quello che più desiderano.

Parliamo di droghe : una nazione come il Giappone autarchicamente consumatrice di pesce, incomincia a consumare - invece - della carne. Quanto di questo è dovuto alle varie catene Mac Donald’s, Burger King, Planet Hollywood che associano alla carne altri modelli ? Non trova che vi sia una forma di assuefazione reciproca tra la pubblicità e lo stile di vita ad esso collegata ?

Certamente. Trovo molto triste vedere gli archi di Mac Donald’s sparsi per tutto il mondo e se questo accade è certamente per il tipo di messaggio collegato all’immagine di questi fast food. Il cibo è lo stesso dappertutto ed è della qualità che conosciamo.

Sono colpevole anch’io...qualche volta ci vado, ma è impressionante trovare gli stessi ristoranti sparsi per tutto il mondo che servono ovunque le stesse cose.

Il messaggio pubblicitario misto al glamour e alla pubblicità occulta come in Pulp Fiction di Quentin Tarantino ha portato a tutto questo. Certamente in Italia non mangerei mai da Mac Donald’s.

Eppure centinaia di turisti americani affollano il ristorante di Planet Hollywood di Roma...

Lo so e fa quasi paura, ma questa è la dimostrazione di quanto il messaggio pubblicitario unito a una sapiente strategia di marketing possa drogare il senso comune delle persone che cercano di mangiare da Planet Hollywood come per sentirsi a casa. È una specie di influenza che si diffonde per il mondo. Molto disturbante e pervasiva che mi fa stare male. Sta sradicando culture locali e il senso di alcune identità millenarie. Una situazione spiacevole che anche nel consumo di cibo sta prendendo proporzioni allarmanti.

Eppure pensi che circa quindici anni fa l’apertura del primo ristorante Mac Donald’s fece esplodere un’enorme polemica...

Ed era giusto che voi italiani, con la cucina migliore del mondo, vi ribellaste a qualcosa del genere. Il potere dei soldi delle multinazionali ha fatto sì, però, che poi ci faceste l’abitudine. Il fatto che il fast food in Italia sia diventato la norma è un problema che dà la misura di quanto questo fenomeno sia marcato.

Nel suo libro una delle due donne protagoniste viene "liberata" dalla pubblicità. Ma allora la televisione non è così cattiva ?

Era qualcosa di molto ironico che volevo mettere. Non è emblematico di un fenomeno maggiore. La televisione è una schifezza e non credo abbia nessun impatto positivo sulla popolazione dell’Estremo Oriente. Quando lavoravo in tv mi sono resa conto che è facile dimenticarsi della vita reale quando non esistono regole scritte su come comportarsi. Spesso mi accorgevo che le persone che avevo intorno non si rendevano conto di quello che facevano e del perché.

Che tipo di difficoltà ha incontrato nel raccontare agli americani come sono visti dai giapponesi ?

Nessuna, gli americani sono molto tolleranti. So che - però - sarà molto difficile pubblicare questo libro in Giappone. Nella lingua nipponica ci sono molte parole che indicano la bontà dell’essere giapponesi e che ne esaltano il nazionalismo. Io parlo correttamente la loro lingua, e uno dei miei genitori è giapponese come si vede dai miei tratti somatici, eppure non verrò mai considerata una di loro. I giapponesi sono un po’ razzisti e credo che non gli vada per niente che uno straniero parli della loro cultura.

I giapponesi sono - da sempre - consumatori di pesce. Quando la carne è entrata nella loro dieta ?

Certamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale durante l’occupazione americana.

Crede che - in qualche maniera - questa rivoluzione sia stata favorita puramente per motivi economici ?

Oh, ma questo è fuori di dubbio...

Marco Spagnoli