index SPETTACOLO&MODA - Febbraio 1998


Blues Brothers 2000:
I fratelli Blues sono tornati!

Quante cose negative si potrebbero dire su questo film: che l’assenza di John Beloushi pesa come un macigno, che le rughe sono tante, che ci si poteva aspettare qualche battuta in più, che ci sono alcune lungaggini e incongruenze. C’è però un’unica certezza: sono passati diciotto anni dal primo film dei Blues Brothers e la musica, quella musica blues è ancora intaccata e meravigliosa.

Leggere questo film come un semplice sequel di una pellicola di successo sarebbe un grave errore. Blues Brothers 2000 costituisce essenzialmente un omaggio tardivo a un mito del cinema ovvero i Blues Brothers, alla musica Blues e al suo immutato fascino, a un numero smisurato di musicisti che hanno fatto la storia della musica e last but not least alla spensieratezza dei primi anni Ottanta videro la produzione di pellicole innovative e insuperate proprio come The Blues Brothers.

E’ vero, la critica americana ha voluto letteralmente massacrare questo film definendolo come "banale" e come una "semplice copia del precedente", tanto da mettere in forse la possibile presentazione europea della pellicola durante il prossimo Festival di Cannes. Sembrerebbe, però, che questo non preoccupi eccessivamente il regista John Landis, il quale definendo il suo lavoro come "pazzo e eversivo" ricorda di essere stato aspramente criticato già all’epoca del primo lungometraggio sui Blues Brothers appena usciti dalla trasmissione TV Saturday Night Live.

Sono passati quasi venti anni da allora ed è proprio una scritta all’inizio del film "Diciotto anni dopo" a fare da trait d’union tra le due pellicole che entrambe si aprono con il rilascio di un fratello dal carcere. Ieri Jake (John Beloushi, cui il film è dedicato insieme a Cab Calloway e John Candy) oggi Elwood (Dan Akroyd) che appena tornato dalla solita suora va in cerca di "nuovi fratelli". Un illustre quotidiano americano ha sentenziato che "essendo i Blues Brothers una coppia e non un concetto, morto uno dei due anche il film muore". In questo senso Landis e Akroyd che hanno scritto insieme la sceneggiatura hanno mostrato una grande lungimiranza "rimpiazzando" virtualmente il morto per overdose Beloushi con tre "fratelli" acquisiti. John Goodman, Joe Morton e Evan Bonifant. A dimostrare che – alle volte – la fascinazione esercitata da alcuni attori, sopravvive loro per giungere fino a degli eredi spirituali di gran classe e simpatia.

I quattro "fratelli", però, dopo avere ricostituito la mitica band con la solita arrabbiatura di Aretha Franklin con il marito (stavolta ambientata nel segno dei tempi mutati in un negozio della Mercedes e non in una paninoteca) e con la benedizione del "reverendo" James Brown coadiuvato da Sam Moore, si troveranno a dovere vincere una gara musicale. No, non pensate a Sanremo…per carità! Se da un lato, infatti, ci sono i Blues Brothers dall’altro lato c’è un supergruppo formato – tra gli altri - da B.B. King, Steve Winwood, Paul Shaffer, Eric Clapton, Clarence Clemmons e Bo Diddley. Tutto con tanto di Jam Session finale "da brivido". E gli avversari dei fratelli, gli inseguimenti, gli errori, gli scambi di nome e di persona? Tranquilli c’è proprio tutto come nel 1980, con l’unica differenza che se i nemici di diciotto anni fa erano nazisti e poliziotti, oggi, invece, sono gruppi paramilitari per la fraternità bianca e mafiosi russi.

Oltre le defezioni dei già citati attori defunti, rispetto al precedente manca anche Ray Charles (costava troppo!), e anche i previsti Jim Beloushi (Non è stato lui a sostituire John perché impegnato dal contratto per girare una serie di telefilm) e Rolling Stones in pieno tour mondiale.

Molte anche le comparsate d’eccezione: Wilson Pickett e Frank Oz (regista tra l’altro del recente In & Out) sono solo due dei nomi più o meno famosi che hanno recitato anche per pochi secondi in questo film che accompagna il mito del Blues nel prossimo secolo.

L’uscita di Blues Brothers 2000 è prevista in Italia per il 31 maggio. Voci non confermate parlano di una possibile trattativa della produzione con gli organizzatori del tradizionale concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma per fare inaugurare ai Blues Brothers al completo (inclusi Goodman e Akroyd) l’evento musicale più seguito dal pubblico italiano dopo il bistrattato Festival sanremese.

Dunque Blues Brothers 2000 è una pellicola affascinante e divertente, capace di suscitare tanta malinconia e alcuni malumori per alcune incertezze della sceneggiatura. Certo, il film è costruito sulla traccia del famoso originale, ma la musica lo fa assomigliare più a un musical che a un sequel vero e proprio.

Un film che fa piangere, ridere e ricordare, il cui pregio maggiore è quello di non volere essere semplicemente un "numero 2", ma un tributo a un grande film del passato. Questo potrebbe fare accaponare la pelle a molti critici, ma – del resto – perché stupirsi quando il cinema cita se stesso? Quando questo capita a film come i Blues Brothers il peggio che può accadere è essere un po’ nostalgici e rimanere vagamente contrariati, mentre il risultato del tutto positivo e impagabile è l’ascolto di tanta buona musica blues.

Al momento non sappiamo se ci sarà un terzo film che potrebbe equiparare i Blues Brothers a serie come James Bond, Godzilla, Star Trek, Rambo e Rocky, certo è che quell’ultima fuga della Bluesmobile nella notte fa piuttosto pensare al mito che si incunea nell’asse del tempo, seguito dalla musica blues e inseguito dalla solita fila di macchine della polizia. Non si può dire se la sua destinazione sia semplicemente il futuro o il facile profitto da showbusinnes, certo è che quella macchina nella notte è il tocco finale della consacrazione del mito on the road dei fratelli più famosi del Blues, tanto da pensare che The Blues Brothers non siano solo un concetto, ma una saga di fine millennio.

Marco Spagnoli