Index Cultura - Febbraio 1998

E l’ottavo giorno Dio creò Internet

Sfruttando l’idea della Rete come "spazio collettivo globale", religiosi e pensatori stanno guardando al world wide web come ad una grande chiesa aperta a tutti. Dove ognuno, dicono, può vivere la propria spiritualità e fare esperienze mistiche. Ma siamo sicuri che il Nirvana e il Paradiso viaggiano sui bit?

E’ inutile nascondersi che l’idea stessa di cyberspazio porti a tanti paragoni più o meno calzanti con le utopie e i sogni descritti da vari pensatori nei secoli. Da Platone a Parmenide, da Leibniz a Spinoza, da Newton a Hume, da Wittgenstein a Bertrand Russell, infatti, concetti analoghi a quelli realizzati su Internet costituiscono alcuni aspetti del pensiero di questi autorevoli filosofi. Idee come "spazio collettivo", "intelligenza collettiva", "mente virtuale", "interconnessione virtuale", sono servite per mettere in relazione il cyberspazio con l’immaginario collettivo dell’umanità.

Jeff Zalewski, un esperto di Internet - un cattolico convertitosi al buddismo - ha messo in relazione il sistema strutturale della Rete delle reti con quello del Nirvana e del pensiero religioso più in generale. Dice Zalewski: "Internet rompe i confini tra le religioni, ognuno può passare da un sito all’altro e ci si può riunire nel nome di Dio". Insomma, nonostante il pragmatismo ispirato a MacLuhan che vuole l’identificazione del mezzo con il messaggio, Zalewski propone un aspetto nuovo e interessante per il primo approccio alla rete. Negli USA, infatti, le numerose chiese una accanto all’altra, con le varie fedi di confessioni diverse separate da pochi metri di marciapiede possono ricordare "l’ordine sparso" dei siti su Internet, che – a questo punto – diventerebbe una "grande mano riunificatrice".

Citando uno dei principi fondamentali della filosofia greca antica, la molteplicità si confonderebbe nell’uno. Come dire: milioni di siti abbracciati da un’unica Grande Rete cui non si potrebbe – a questo punto – non dare il nome di Dio. Dice il Rabbino Yousef Y. Kazen fondatore del sito (http://www.chabad.org) Chabad-Lubavitch: "E’ il’TCP/IP (ovvero il protocollo di comunicazione più usato su Internet) un altro nome di Dio? L’essenza è, infatti, posta nel riunire le persone. C’è un concetto di Bene e di Luce verso i quali Internet può essere diretta."

Insomma, l’identificazione della rete in un’unione di anime dietro ai computer può sembrare strana a chi come noi leggendo ogni giorno i giornali, scopre con raccapriccio che un’altra congrega di pedofili su Internet è stata scoperta. Ma non così sembra al maestro Sufi Muhammad Kabbani che afferma decisamente: "Non è tramite lo strumento che la gente acquisisce una spiritualità, bensì grazie alla meditazione che consegue dal lavoro su Internet. Non a tutti è dato di capire ciò che vedono. Ognuno comprende solo in base alle proprie possibilità". Meno male, in tal modo sono fatti salvi pedofili, nazisti e hackers d’ogni risma dalla possibilità di abbracciare il Regno del Dio digitale. Anche Internet ha – dunque – le sue pecorelle smarrite nei meandri del World Wide Web.

E Zalewski rilancia: "Sulla rete siamo come angeli senza corpo (e l’hardware del processore dove lo mettiamo?) e sperimentiamo quello che le religioni dicono da millenni. Essere on line è una via spirituale e noi lo avvertiamo per la prima volta. La rete aiuta a relazionare aspetti profondi della nostra anima e io la considero un luogo mistico e spirituale."

Più pratica l’idea del fondatore della rete cristiana (http://www.christianweb.com) Nick Ragan il quale parte da un’attestazione del dato di fatto per trarre conclusioni molto concrete: "E’ impossibile relazionarsi con Dio senza farlo prima con la sua gente. Internet non è null’altro che un modo per riunire le persone intorno alla chiesa di Dio, gente che – altrimenti – non sarebbe mai andata in una vera chiesa per paura o incomprensione." E Zalewski stesso a rafforzare questo punto di vista notando che tutte le maggiori religioni nell’ultimo anno si sono organizzate per varare – in una maniera o nell’altra – dei siti pronti ad accogliere, almeno virtualmente, milioni di fedeli.

Ma qual è l’immagine che Zalewski ha di Internet? "C’è ancora molto da imparare riguardo l’amore, la tolleranza e il rispetto reciproco in rete, ma lo stesso costruire una comunità spirituale è un atto di grande fede. Le religioni "tradizionali" non garantiscono quasi mai un parlare genuino di Dio così come io l’ho avuto in Rete. Che cosa significa questo? Internet può favorire la spiritualità del genere umano e questo è davvero abbastanza."

Se il cyberspazio è, come dice Zalewski, una nuova forma di meditazione, un luogo mistico e sacro virtuale e irreale, che cosa sarebbe la navigazione? Una forma di preghiera?

Molte sono le incongruenze palesi della filosofia mistica di Zalewski evidenziate dal confronto tra il pensiero occidentale e quello orientale buddista di cui l’esperto di Internet è portatore. Certo è che la possibilità di comunicazione offerta dalla rete è qualcosa molto importante per lo sviluppo democratico della civiltà moderna. Non necessariamente soprannaturale o misticheggiante. Altrimenti se Internet fosse davvero "un’emanazione Nirvanica del Divino", che cosa sarebbe Bill Gates? Un nuovo profeta?

Marco Spagnoli