Index MUSICA - Gennaio 1998


"Trovatore" di sentimenti

Giuseppe Verdi riuscì a musicare un’opera ambientata in Spagna ignorando il folclore ma sottolineando invece l’odio, l’amore e la sete di vendetta dei personaggi. In una specie di "ballata popolare sceneggiata dalla musica". A Bassano del Grappa il regista Ulisse Santicchi ha ricreato lo spirito voluto dal maestro di Busseto

"Il Trovatore" nasce in quel felice periodo compositivo di Giuseppe Verdi durante il quale vedono la luce i tre capolavori della trilogia romantica o trilogia popolare. e cioè "Rigoletto", "Il Trovatore" e "La Traviata", il tutto tra il 1851 ed il 1853. Queste tre opere segnano un radicale rinnovamento nello stile e nella costruzione delle partiture del Maestro e si distanziano dalle precedenti quattordici opere .

Il libretto del "Trovatore" è opera di Salvatore Cammarano ed è ricavato dal dramma "El Trobador"" di Antonio Garcia Gutiérrez. Il poeta lasciò però incompiuto il libretto a causa della repentina morte. Il lavoro fu così portato a termine da Emanuele Bardare, suggerito a Verdi dall'amico De Sanctis. Il Maestro fu molto colpito dalla morte di Cammarano, tanto che versò alla vedova la somma di seicento ducati contro i cinquecento pattuiti per la stesura del lavoro.

L'azione del "Trovatore" si svolge in Spagna ma nulla vi è di spagnolo nella musica di Verdi, egli non ricerca il folclore ma va dritto ai sentimenti e li delinea in modo stupefacente siano essi sentimenti d'amore (quello materno di Azucena per Manrico e quello di Leonora per lo stesso Manrico), o sentimenti d'odio o di feroce desiderio di vendetta come quello del Conte di Luna, rivale in amore del protagonista. Il Trovatore è costituito quasi esclusivamente da pezzi chiusi (arie, duetti, terzetti, cori) ed i recitativi sono presenti allo stato embrionale. Ma questi pezzi chiusi sono saldamente uniti da un'arcata melodica sempre di grande ispirazione e che delinea inequivocabilmente ciascun personaggio.

Fedele D'Amico scrive: "Il Trovatore è una sorta di ballata popolare sceneggiata da una musica che la solleva nei cieli di una fantasia incandescente e la tronca infine senza commentarla, abbattendosi la sua conclusione su di noi come la scure sul capo di Manrico". Va sottolineata la simmetria di quest'opera suddivisa in quattro atti ma speculari tra loro: il primo ed il terzo sono più snelli e brevi rispetto al secondo e quarto, e le arie sono equamente distribuite nel corso dell'opera. Del "Trovatore" si può inoltre dire che è un'opera notturna in quanto quasi tutte le scene si svolgono nottetempo, ma è un notturno spezzato dai bagliori sinistri della "vampa" sempre invocata da Azucena e sempre presente lungo tutto l'arco della partitura.

L’opera andò in scena il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma con Rosina Penco, Emilia Goggi, Carlo Baucardè e Giovanni Guicciardi, ottenendo un vero trionfo. Solo qurantacinque giorni dopo andava in scena al Teatro la Fenice di Venezia "La Traviata" ma con esito ben diverso.

A Bassano del Grappa Leonora era impersonata da Fiorenza Cedolins, una giovane soprano dotata di una voce molto interessante con un centro pieno e rotondo ed una facilità a salire nella tessitura acuta: ha confermato pienamente il successo ottenuto recentemente a Livorno in "Cavalleria Rusticana" di Mascagni dimostrando di possedere tutte le carte in regola per una brillante carriera. Manrico era Gianfranco Cecchele che si è abilmente disimpegnato ricorrendo al suo grande mestiere nella difficile parte del protagonista. Il mezzosoprano Sabrina De Rose ha interpretato Azucena con voce non sempre omogenea ma ha restituito il personaggio con aderenza al pensiero verdiano. Ottimo il Conte di Luna di Giorgio Cebrian che ha calibrato con gusto e con il giusto accento il suo personaggio.

Bruno Tolomelli ha tenuto saldamente in pugno l'Orchestra Filarmonia Veneta con un ritmo incalzante ottenendo un bell'equilibrio tra orchestra, solisti e cori.

Dino Zambello ha diretto con molta professionalità il preciso coro del Teatro Verdi di Padova. Ulisse Santicchi (che ha curato la regia e le scene nonché i costumi assieme a Liviano Dal Pozzo) ha dato una lettura notturna dell'opera: scene schematiche ma essenziali come si addice al piccolo palcoscenico del Teatro Astra di Bassano del Grappa con facilità di rapidi cambi di scena e una regia misurata ma di grande chiarezza. Santicchi ha ancora una volta dimostrato come si possano realizzare con pochi mezzi pregevoli spettacoli.

Luciano Maggi