Index ATTUALITA' - Agosto 1997


X Files? No, chiamiamoli Area 51

Per i fan di Ufo e marziani è il luogo dove atterravano i dischi volanti. Nella realtà l’"Area 51" è una base militare supersegreta nel Nevada la cui esistenza è negata anche dal governo ma dove è nato l’aereo spia Blackbird e il caccia invisibile "Stealth". E dove si scavano anche strane fosse e si bruciano misteriose sostanze. Come raccontano alcuni ex operai di quella struttura top secret che si sono ammalati di patologie sconosciute. E piano piano ne stanno morendo senza che nessuno gli abbia ancora spiegato perchè

E’ la mitica Area 51, incubo e leggenda degli appassionati di alieni e citazione oramai d’obbligo per ogni film di fantascienza che si rispetti. Da "Independence day" agli "X files", che in queste cose ci sguazzano. Perché "Area 51" è la base segreta Usa dove i fan degli Ufo dicono sia atterrato un disco volante. Ufo a parte è comunque una zona off limits a tutti, di certo la più impenetrabile degli Stati Uniti. Infatti anche se ufficialmente non esiste, non è segnata sulle mappe, non è indicata in nessun documento governativo ed è super protetta, la base dei misteri esiste realmente: è nella zona di Groom Lake, nel Nevada, in fondo alla Highway 375 che si perde nel deserto e finisce dietro alle montagne, a circa tre ore di strada da Las Vegas.

Là hanno studiato le ali dell’aereo spia "Blackbird" e dei quello invisibile "Stealth". Ma devono averne studiate molte altre. di cosucce insolite. Perché, fino ad oggi, nessuno è riuscito a sapere veramente cosa succede là dentro. Nemmeno chi ci ha lavorato, obbligato per contratto (e da qualche poco gentile avvertimento) a tacere ogni minimo particolare della base. Perfino la Cnn, che ha cercato di andare più a fondo nel mistero, non è riuscita a cavarne granchè. Impiegati e operai che lavorano nell’Area 51 infatti rischiano l’arresto solo per aver raccontato all’emittente tv Usa che la zona viene usata come "discarica segreta". Insomma tra i tanti punti interrogativi di quell’area, anche quelli degli strani materiali che, hanno detto, vengono bruciati in grandi fosse. E che sono responsabili di una serie di altrettanto strane malattie tra gli stessi lavoratori, malattie a volte mortali.

"Le fiamme e il fumo nero, bianco e blu formavano delle spesse nuvole. Quando il vento spirava dalla nostra parte mentre stavamo lavorando, ce le respiravamo tutte…". E’ il racconto di uno dei dipendenti della base. Che come altri ha raccontato che durante i roghi del mistero c’erano guardie armate che sbarravano l’accesso. La breccia in tanta segretezza è legata al fatto che molti di questi operai, anni dopo, si sono ammalati. E che quando hanno chiesto spiegazioni, o almeno una protezione, si sono sentiti dire "no" e stop.

Il caso più evidente è quello di Bob Frost, un operaio addetto alle laminature metalliche che lavorò nell’Area 51 per sette anni. Finchè non gli apparvero sul corpo degli eritemi di origine sconosciuta, eritemi che arrivavano anche a spaccare la pelle provocando improvvise emorragie. Nel giro di tre anni Frost era ricoperto di ulcere aperte e dolorose. Obbligato al segreto, non poteva nemmeno spiegare al medico di quegli strani fumi che respirava. Un segreto che gli è forse costato la vita.

Alla sua morte infatti la moglie, rimasta senza spiegazioni sulle cause di quella malattia, chiese lumi ad un dirigente della base. Risposta: mai saputo nulla di discariche, sostanze velenose o segrete. Peccato che le analisi post-mortem sul corpo di Bob Frost trovarono la presenza di "significative quantità di molecole chimiche come diossina e furani". Armi chimiche?

Il problema, come spiega la Cnn, è che finchè il governo Usa rifiuta di ammettere perfino l’esistenza dell’Area 51, è impossibile provare eventuali responsabilità o danni. In altre parole un luogo "che non c’è" non è tenuto a rispettare alcuna legge, sia penale, civile, di lavoro o altro. L’avvocato che ha in mano le denunce di alcuni dei lavoratori malati e di due vedove, Jonathan Turley, ha raccontato che i suoi clienti "sono stati minacciati di arresto se avessero reso pubbliche le loro denunce. Perché il governo cerca di protegge persone che si sono rese responsabili di atti criminali? Ho già due morti tra ai miei assistiti: questo non è un gioco".

Durante il recente annuncio dell’Air Force sui fatti di Roswell ("Non è atterrato nessun Ufo, era una sonda segreta e i marziani visti erano manichini"), qualcuno ha chiesto al portavoce militare cosa sapeva dell’Area 51. "C’è una struttura a Groom Lake, nel Nevada – ha risposto – Ma francamente non ne so molto di più. Fanno operazioni top secret, ma altro proprio non saprei…".

Intanto le voci dicono che la leggendaria (mica tanto) Area 51, forse divenuta un po’ troppo conosciuta, è stata spostata nello Utah. Altro paese con grandi zone disabitate e nascoste. Il governo Usa? Insiste a negare tutto, e quando si tira fuori la storia dell’Area 51 la parola d’ordine è "insabbiare". Finora tutte le cause giudiziarie promosse da ex lavoratori della base militare si sono arenate o già in tribunale o sul tavolo del presidente Clinton (e predecessori). Né il dipartimento della Giustizia né l’Us Army ha voluto commentare la vicenda. Una tattica che sembra funzionare: uno a uno, come Bob Frost, gli ex operai dell’Area 51 si stanno spegnendo. E come succede sempre alla fine degli "X files", l’ultimo fascicolo con il suo timbro "closed" finirà nel polveroso e oscuro archivio delle cose-che-nessuno-deve-sapere.

Alessandro Mognon