Index ECONOMIA - Giugno 1997

La trasformazione economica e sociale dei sistemi di piccola impresa nell’Italia nord-orientale: il caso di Vicenza.

Il contributo dell'Economista Paolo Gurisatti al seminario internazionale "Comunicazione, spazio e nuove forme di lavoro" che si terrà a Rio de Janeiro, presso l'Università Federale (UFRJ) il 16-17-18 giugno di quest'anno. Un paper che cerca di sintetizzare le caratteristiche del modello veneto con riferimento al vicentino per un uditorio di osservatori brasiliani interessati allo sviluppo di piccola impresa.

 

1. Un sistema economico di successo

La provincia di Vicenza è oggi una delle aree più industrializzate d’Italia e d’Europa. La quota di occupati nel settore industriale si avvicina al 50% delle forze di lavoro, con una notevole concentrazione nell’industria manifatturiera e nelle piccole/piccolissime dimensioni d’impresa (fino a 50 addetti).

Dato che la popolazione è di circa 700.000 abitanti e che le imprese sono più o meno 70.000, se ne deduce che si tratta di un’area con tassi elevatissimi di imprenditorialità (un imprenditore ogni 10 abitanti) e, dato che il valore complessivo delle esportazioni è di circa 10.000 milioni di dollari (più di 25.000 dollari per occupato), se ne deduce che si tratta di un’area con una notevole apertura internazionale.

Negli ultimi vent’anni l’economia vicentina si è specializzata nella fornitura di prodotti per il settore industriale: macchine per l’industria, semilavorati di qualità (pelli, filati e tessuti), componenti su misura (stampi per materie plastiche, campionari di abbigliamento, prototipi e altri prodotti in metallo, legno, plastica). Ma a Vicenza sono presenti anche numerose industrie che operano sul mercato dei beni durevoli per la persona (abbigliamento, oreficeria, pelletteria) e per la casa (mobili, articoli di complemento d’arredo, ceramiche, etc..). In prevalenza si tratta di industrie di bassa serie, con prodotti confezionati just in time su misura del cliente.

Con una definizione di sintesi si può dire che Vicenza dispone oggi di una struttura produttiva economicamente forte, perché ha seguito dai primi anni ‘70 una traiettoria di specializzazione coerente con la fase post-fordista dello sviluppo economico mondiale. Al suo interno si sono consolidati distretti e cluster industriali (reti integrate di piccole imprese) che assicurano una risposta flessibile a clienti collocati in tutti i paesi del mondo.

Cresciuta inizialmente al servizio della domanda mitteleuropea l’economia vicentina si è progressivamente conquistata una reputazione di classe mondiale che attira clienti extraeuropei pur in assenza di funzioni commerciali e strategie evolute di internazionalizzazione.

2. I fattori che spiegano il successo del modello produttivo vicentino

I fattori che spiegano il successo dell’economia vicentina sono molti, sia di carattere congiunturale (politiche di cambio e decentramento in Europa), sia di carattere strutturale. In questa sede mi limito a richiamare i principali fattori strutturali.

a) Flessibilità del lavoro e organizzazione per obiettivi. Il rifiuto del modello fordista, che nel Veneto ha riscosso ampi consensi in tutti gli strati sociali, e la consapevole ricerca di nicchie di mercato specializzate hanno spinto la maggior parte delle piccole imprese verso attività su commessa. Questa tendenza ha prodotto nel tempo strutture organizzative (lean) focalizzate sul raggiungimento di obiettivi piuttosto che sul rispetto di orari e norme di produzione. Si è formata in questo modo una cultura del lavoro fortemente orientata alla partecipazione e alla flessibilità non soltanto tra diversi ruoli produttivi, ma anche tra diversi ruoli sociali (continuando a fare lo stesso mestiere si può essere oggi piccolo imprenditore, domani artigiano, dopodomani dipendente specializzato senza particolari problemi di collocamento nella comunità locale) (Brusco-Fiorani).

La stessa organizzazione della famiglia, che resta l’istituzione centrale dell’economia e della società vicentina, risulta funzionale allo sviluppo dell’imprenditoria e alla gestione flessibile del mercato del lavoro.

b) Contiguità territoriale e integrazione produttiva con altre aree a sviluppo dinamico. Vicenza appartiene a quella "macroregione alpina" che un recente studio della Commissione Europea identifica come l’area emergente dello scenario continentale. Si tratta dell’area che comprende, oltre al Nord d’Italia, la Rhone-Alpes in Francia, la Svizzera, la Baviera e il Baden-Wurtenberg in Germania, l’Austria. E’ un’area al cui interno sono prevalenti le piccole città e le piccole imprese, in cui dominano le strutture organizzative flessibili dei distretti e non mancano le strutture di comunicazione (la rete autostradale assicura collegamenti giornalieri tra i diversi nodi della macroregione).

Gli imprenditori e i tecnici vicentini beneficiano da tempo non solo dell’appartenenza economica ad un’area vasta e omogenea, ma anche delle continue opportunità di scambio, contatto e integrazione con operatori che condividono valori culturali simili. La macroregione alpina è, ad esempio, caratterizzata da una certa marginalità rispetto alle istituzioni economiche degli stati nazionali (Ohmae) ed è continuamente proiettata alla ricerca di soluzioni decentrate ad alcuni problemi critici dello sviluppo (capitalizzazione delle imprese, formazione del personale, sviluppo del welfare).

Come altre province della stessa macroregione Vicenza trova nell’apertura internazionale le risorse fondamentali del proprio successo.

c) Prevalenza di sistemi a rete, distretti e cluster industriali integrati che sommano i vantaggi della concentrazione (economie di scala) a quelli derivanti dalla riduzione dei costi di trasporto e di trasferimento tecnologico (Krugman). La provincia di Vicenza, come altre aree della macroregione alpina, segue un percorso di industrializzazione endogeno/senza fratture (Datar, Fuà e Zacchia), nel senso che tende a integrare costantemente nuove attività a quelle esistenti, secondo una logica di spin-off. La gemmazione di nuove industrie da quelle tradizionali, non intacca, anzi rafforza, le relazioni di lungo termine tra i componenti del sistema del valore (Porter) e produce un ambiente favorevole alla regolazione post-fordista.

Vicenza dispone di strutture organizzative a rete molto efficienti: distretti industriali marshalliani (Becattini) e imprese rete (Benetton, Diesel), coerenti con le caratteristiche del mercato globale. Le relazioni tra imprese sono orientate ad un mix di cooperazione e competizione che limita i comportamenti opportunistici (Williamson). L’innovazione risulta elevata dal fatto che, all’interno del medesimo ambiente molti competitori sperimentano, in parallelo, soluzioni alternative, costruendo una sorta di laboratorio collettivo che si rivela in pratica molto efficace (Rosenberg).

d) Forte integrazione tra sistema formativo e sistema industriale. La provincia di Vicenza dispone infine di un articolato sistema di scuole tecniche (all’Istituto Tecnico "A.Rossi" di Vicenza si sono formati moltissimi imprenditori e, tra gli altri, anche quel Federico Faggin, presidente oggi della Synaptics, CA-USA, che è tra i progettisti del processore 8086); un sistema che si avvale della collaborazione di insegnanti che provengono dal sistema industriale e mantiene relazioni strette con le imprese (sia per la definizione dei programmi che per il collocamento dei diplomati). La provincia di Vicenza può vantare ottime relazioni con le università venete ed è sede di un master in business administration (CUOA) e di un corso di laurea in Ingegneria Gestionale.

Questi fattori, assieme alle strategie di nicchia, compensano la mancanza di strutture logistiche e commerciali, la carenza di parchi scientifici e tecnologici, di organizzazioni finanziarie capaci di sostenere grandi investimenti. Il modello della fornitura flessibile di prodotti specializzati risulta vincente, poiché consolida negli anni una reputazione internazionale delle reti e dei distretti vicentini e procura clienti alle piccole imprese anche in assenza di cospicui investimenti nelle funzioni di distribuzione e comunicazione.

 

3. Le condizioni storiche che hanno favorito il decollo del sistema vicentino

 

Sulle condizioni storiche che hanno permesso la costruzione a Vicenza (e più in generale in tutta la fascia pedemontana veneta) di un modello post-fordista di successo, è opportuno soffermarsi in un seminario come questo di Rio. Dall’analisi del caso Vicentino si possono infatti ricavare utili indicazioni per quelle aree del mondo che intendono adottare un modello di piccola impresa in alternativa a quello fordista delle imprese transnazionali.

Tra le altre mi sembra opportuno citare le condizioni che sembrano essere maggiormente correlate allo sviluppo di reti di piccola impresa competitive sul mercato globale, vale a dire a quelle comunità di persone e popolazioni di imprese (i distretti industriali di Becattini) che sono alla base di buona parte del successo veneto e vicentino degli ultimi anni. Le indico di seguito brevemente, senza tener conto di un possibile ordine di importanza.

a) In primo luogo la piccola proprietà della terra è generalmente correlata con lo sviluppo della piccola impresa (Bagnasco), poichè fornisce alcuni ingredienti essenziali per l’accumulazione originaria di un sistema ad economia diffusa (consuetudine alle regole di mercato, patrimonio minimo familiare, reddito integrativo per attività artigianali, senso del rischio, autonomia organizzativa).

b) In secondo luogo la presenza di istituzioni comunitarie forti e riconosciute è essenziale alla nascita di un mercato locale del lavoro e delle merci efficiente; senza regole sociali condivise e relazioni orientate al lungo termine non possono nascere reti di imprese capaci di aggredire in modo coordinato i mercati esterni.

c) In terzo luogo la presenza di incubatori è necessaria al rapido diffondersi di una solida base territoriale di conoscenze tecniche e regole organizzative; all’origine di quasi tutti i distretti veneti è possibile collocare la presenza di una grande azienda di mestiere o una scuola tecnica prestigiosa; simili strutture sono in grado di produrre la massa critica di competenze che è indispensabile a sostenere la rapida formazione di una rete integrata di piccole imprese; il big bang dei distretti veneti, collocabile, come già detto, nella seconda metà degli anni ‘70, non sarebbe stato possibile senza tale massa critica; la condivisione di standard produttivi, l’appartenenza ad una medesima cultura tecnica, la stessa conoscenza personale degli individui sono risultati essenziali al decollo di un sistema alternativo a quello di grande impresa in assenza di un piano strategico preordinato. E’ l’incubatore che ha prodotto l’atmosfera (l’imprinting) entro la quale soggetti atomistici sono riusciti a muoversi in sintonia.

d) Infine l’apertura internazionale è la condizione indispensabile allo sviluppo di reti competitive; la capacità di superare presto la dimensione del mercato locale e la capacità di conquistare una propria reputazione nei circuiti internazionali del commercio e della comunicazione risulta essenziale per agganciare fasce di domanda dinamiche e sofisticate. Nel vicentino sono stati determinanti i collegamenti fiduciari con broker specializzati (buyers e intermediari commerciali capaci non soltanto di organizzare le vendite, ma anche di attivare processi di co-makership e trasferimento tecnologico da realtà esterne verso il sistema locale).

Al contrario non sembrano essere condizioni favorevoli allo sviluppo di sistemi integrati di piccola imprese le agevolazioni finanziarie e la predisposizione di infrastrutture hard (strade, porti, aeroporti). Nelle aree in cui la localizzazione delle imprese è stata agevolata da sconti sui fattori di produzione si è avuto un insediamento caotico di unità produttive incompatibili, spesso di origine esterna all’area, che non ha prodotto collaborazione e non ha fatto rete. D’altro canto la predisposizione di grandi infrastrutture non è risultata correlata nel Vicentino e nel Veneto con lo sviluppo economico (i distretti vicentini e veneti sono collocati tutti lontano dalle vie di traffico principali), mentre è apparsa rilevante la presenza di infrastrutture soft (piccole piattaforme logistiche, piccole banche, centri di servizio specializzati).

A queste condizioni, naturalmente, devono essere aggiunte quelle già citate nel paragrafo 3. In particolare le strutture della comunità e le esperienze di lavoro all’estero (emigrazione) sembrano aver avuto nel vicentino un ruolo critico, soprattutto per la formazione di incubatori. A questo proposito è interessante sottolineare che in alcune zone del Rio Grande do Sul mi è stato possibile rilevare i segni di una traiettoria analoga a quella qui descritta.

 

4. Le tendenze recenti di innovazione

 

Di fronte alla globalizzazione dei mercati e al diffondersi di nuove modalità di rapporto tra produttori e clienti (si produce solo ciò che si vende) Vicenza si trova in condizione di vantaggio sia nei confronti delle aree industriali di grande impresa, sia delle aree in via di sviluppo, con un basso costo del lavoro, ma con un limitata varietà di servizi. La struttura economica è da tempo allenata alla fase post-fordista dello sviluppo e si predispone a seguirne l’evoluzione futura.

Ciò nonostante il consolidamento del ruolo e della reputazione di sistema efficiente, capace di offrire prodotti e servizi su misura nella nuova divisione internazionale del lavoro, richiede un ulteriore spostamento verso le attività di progettazione, engineering e logistica del prodotto in sostituzione di una parte delle tradizionali attività di trasformazione industriale. Già oggi in molti comparti esiste una evidente tendenza a decentrare le lavorazioni standardizzate e a concentrare a Vicenza e nel Veneto le lavorazioni ad elevato valore aggiunto.

Manca tuttavia una consapevole strategia di sistema, quella che i giapponesi sono riusciti a costruire grazie alla gerarchia e alle sosha. I tentativi di innovazione sia nei settori tradizionali che in quelli moderni sono spesso il frutto di sperimentazioni individuali o di accordi che coinvolgono un limitato numero di operatori privati.

Un caso in particolare può ben rappresentare le caratteristiche di questo processo. Un gruppo di piccoli imprenditori della ceramica artistica, appartenenti allo stesso distretto vicentino, per affrontare la competizione internazionale ha iniziato qualche anno fa ad investire nel settore della comunicazione e della promozione commerciale: si è costituito in consorzio ed è riuscito, pur con qualche difficoltà, ad avviare alcune importanti iniziative verso l’esterno (una rivista distribuita in tutto il mondo, una presenza organizzata nelle maggiori fiere, una serie di analisi di mercato in paesi lontani).

Lo stesso gruppo si pone oggi il problema di realizzare una fiera virtuale della ceramica, per i clienti evoluti di tutti i continenti, che preluda ad un nuovo modo di produrre e vendere, all’altezza della potenzialità offerte dal mercato globale. In questo momento, infatti, le transazioni economiche avvengono secondo modalità tradizionali:

- il cliente viene raggiunto da immagini promozionali (attraverso la rivista del consorzio o cataloghi pubblicitari semplificati) oppure entra in contatto con le imprese vicentine per il tramite di importatori che espongono campioni di prodotti vicentini nelle proprie show-room;

- se interessato, il cliente si mette in contatto con le aziende italiane oppure le visita nella loro sede e in occasioni fieristiche e definisce attraverso sistemi interattivi tradizionali (lettera, fax e telefono) le caratteristiche del prodotto rischiesto;

- successivamente al contatto e al perfezionamento degli aspetti economici (lettera di credito) il cliente provvede al ritiro della merce per il tramite di propri spedizionieri e trasportatori;

- il produttore di ceramica si limita a realizzare progetto e prodotto secondo le esigenze del cliente, vendendo franco-fabbrica ed evitando qualsiasi problema di logistica.

Da qualche tempo però le transazioni economiche tendono ad avvenire anche in un altro modo:

- il cliente tende a procurarsi informazioni e immagini di prodotti ceramici anche attraverso Internet e non solo attraverso cataloghi tradizionali; il supporto telematico è ancora limitato e imperfetto (poichè non consente di visionare i particolari dei prodotti in esposizione), ma i clienti evoluti stanno imparando a sfruttare i motori di ricerca disponibili e a costruirne di propri;

- se interessato, il cliente tende a richiedere la spedizione a domicilio di immagini in alta qualità dei prodotti virtuali (pagine selezionate di catalogo digitale) e di campioni di prodotti reali; non solo, il cliente evoluto comincia a trovare convenienti le transazioni a distanza, risparmiando sui costi delle visite al produttore in sede e in fiera; molti clienti acquisiti sembrano interessati a co-progettare a distanza il prodotto, attraverso lo scambio di files di dati via E-Mail, invece che via fax, etc..

- il produttore di ceramica, in questo scenario, è chiamato ad attrezzarsi non solo per offrire una logistica moderna delle immagini (catalogo e database consultabile a distanza), ma anche per offrire una logistica moderna dei prodotti finiti.

Lo scenario descritto tende a capovolgere il tradizionale rapporto con il mercato delle aziende vicentine della ceramica e chiede la costruzione di nuove infrastrutture distrettuali, quali appunto una fiera-catalogo virtuale (piattaforma logistica per le immagini e le informazioni commerciali) e una rete distributiva (piattaforma logistica delle merci).

In entrambi i casi si tratta di beni pubblici che rafforzano la base competitiva delle singole imprese, soprattuto di quelle piccole, soltanto se raggiungono una massa critica sufficiente (la stessa delle grandi fiere "reali" del settore).

Ai componenti il distretto vicentino della ceramica si pone il problema di investire collettivamente in funzioni territoriali (economie esterne) che fino a ieri non erano necessarie. Ciò significa però rinunciare in parte alla competizione in favore di strategie di cooperazione.

Su questo fronte la cultura industriale che forma l’atmosfera entro la quale operano i ceramisti in quanto individui non offre elementi di sostegno. Nel sistema post-fordista vicentino è possibile riscontrare un pesante deficit di abilità cooperative proprio nella produzione di beni pubblici. Nella società veneta dei distretti è molto difficile organizzare investimenti "public" (public companies anche di soli privati entro le quali siano i manager ad attuare progetti per conto di azionisti che si limitano al ruolo di stock-holders).

E’ come se la cultura atomistica dell’impresa, che cede il passo all’integrazione tecnica e alla gerarchia economica nelle attività ordinarie del distretto, torni ad essere dominante nei momenti critici delle decisioni straordinarie.

 

5. I problemi aperti

 

Il sistema delle imprese (le reti e i distretti) cerca la strada dell’innovazione in modo caotico, poiché non trova funzioni di servizio adeguate nelle istituzioni amministrative delle piccole città, delle province e nelle istituzioni regionali.

Nel Veneto e nel Vicentino non esiste oggi una politica di sostegno all’innovazione, né una cultura favorevole alla cooperazione tra attori per realizzazione di importanti beni pubblici e collettivi (strade, autostrade informatiche, servizi logistici, etc..).

Se mancano istituzioni in grado di rappresentare le nuove esigenze del sistema produttivo ciò non dipende dalle carenze dello stato centrale (come tendono a sostenere alcune componenti politiche radicate proprio nel territorio Veneto e nate nel Vicentino).

Il rifiuto del fordismo si è tradotto nella costruzione di un sistema sociale efficiente, che garantisce reddito e up-grading sociale, ma che è fondato su una centralità del lavoro e della cultura tecnica che non lascia spazio ad altro. L’uomo vicentino, l’uomo dei distretti, è un uomo ad una dimensione come il suo antenato fordista.

Nella società della piccola impresa non c’è spazio per investimenti culturali, persistono livelli di istruzione tra i più bassi d’Europa, spese per attività di ricerca o sviluppo delle istituzioni praticamente inesistenti, sistematico disimpegno dai luoghi della politica e dell’amministrazione.

In questo contesto trova spazio, non a caso, un movimento di protesta come quello della Lega che riesce ad esprimere il disagio degli uomini post-fordisti ad una dimensione, ma non è in grado di costruire una proposta istituzionale adeguata a rappresentare e governare il modo di produzione prevalente.

Uno degli esiti più clamorosi del successo economico è che, proprio nel momento in cui raggiunge l’apice del benessere materiale e sociale, il sistema vicentino tende a produrre malessere politico. Ed è un malessere tutt’altro che produttivo.

Paolo Gurisatti

(Presidente dell’Istituto Poster di Vicenza, professore a contratto di Economia Internazionale e Tecnica Industriale all’Università di Venezia, Ca’ Foscari, e all’Università di Udine)