Index MUSICA - Aprile 1997


Iris al teatro Massimo Bellini di Catania

Pietro Mascagni si chiedeva spesso se la gente conosceva tutta l'opera sua.
Dopo il folgorante successo di " CAVALLERIA RUSTICANA " si sentiva infatti identificato nel quadro di quest'opera e sentiva che tutti i successivi lavori erano tenuti in scarsa considerazione; d'altra parte anche ai nostri giorni rare sono le produzioni di opere mascagnane se si eccettuano quelle del C.E.L. di Livorno che da anni persegue la riscoperta dei titoli dimenticati dell'autore livornese.
Ben venga quindi questa messa in scena di " IRIS " che dopo avere inaugurato la stagione 1996 dell'Opera di Roma è approdata al Teatro Massimo Bellini di Catania con altri interpreti ma con la medesima sontuosa scenografia.
Il libretto di " IRIS " è di Luigi Illica e va subito notato che all'inizio di ogni atto vi è una lunga e minuziosa introduzione su quello che sta per accadere preparando così lo spettatore.
Sul valore di questo libretto i pareri sono discordi; da una sincera esaltazione come quella del critico Teodoro Cella ad una stroncatura come quella di Baldacci che rileva che per questo lavoro " la dotazione e la vocazione di Illica a fabbro della parola siano state scarse".
Sintetico il giudizio di Puccini che disse " anche se Domineiddio avesse musicato tale libretto non avrebbe fatto meglio di Pietro ".
In effetti la linea drammaturgica è semplice e lineare ed è decisamente decadentista; narra di Iris che rapita da un libertino finisce ignara in una casa di piacere e muore gettandosi nel vuoto finendo in mezzo a rifiuti di ogni genere.
Mascagni ha però rivestito questa storia con una musica di grande effetto che si distanzia dalle sue precedenti composizioni aprendo nuove vie nella sua arte compositiva.
L'orchestrazione è sempre di grande qualità e di notevole interesse; l'opera si apre con una invenzione veramente geniale quale è quella dell' " inno del sole " con tutti i suoi passaggi dalle tenebre (linea melodica affidata ai contrabbassi con accordi di archi, timpani e tam - tam) fino al giorno luminoso con il pieno dell'orchestra ed il coro che chiude trionfalmente la pagina.
Questo inno lo si ritroverà con grande effetto nel finale dell'opera.
Ma tanti sono i punti di grande interesse come l'invenzione del teatrino dei pupi con quella musica così caratteristica, il coro delle lavandaie, il lungo e difficile duetto del secondo atto tra Iris e Osaka, lo splendido inizio del terzo atto con l'intervento dei cenciaiuoli che rovistano nei rifiuti, le apparizioni delle enigmatiche figure del padre di Iris, di Osaka e di Kyoto con i loro " perché ? " senza risposta.
L'edizione catanese è stata di grande interesse avendo i suoi punti di forza nella protagonista, nel direttore, nell'allestimento scenico e nella regia.
Denia Mazzola è stata una Iris ineccepibile giocando sulla tinta della sua voce e modellando il personaggio con grande arte sia vocale che scenica.
Ha superato le varie difficoltà disseminate lungo tutto l'arco della partitura con molta eleganza e facilità raccogliendo un meritatissimo successo personale al suo debutto in questa parte.
Massimo De Bernart, (altro debuttante in quest'opera) ha sostituito all'ultimo momento il Maestro Maurizio Arena.
Pur essendo pressato dal tempo ha dato una lettura della partitura avvincente, ricca di colori e di sfumature, attentissima a tutti i particolari e mettendo bene in evidenza i vari strumenti.
E' stato assecondato dall'Orchestra del Teatro Massimo Bellini in ottima forma.
Nicola Martinucci è stato un Osaka piuttosto sfuocato sia nella linea vocale che in quella scenica; è un peccato che questo tenore dotato di una voce importante non controlli a dovere i suoni che risultano spesso ingolati.
Ottima la prova di Giancarlo Pasquetto nel ruolo di Kyoto, parte che non riserva al baritono grandi possibilità di mettersi in luce.
Il Maestro Nicola Luisotti ha preparato molto bene il coro che ha dato una grande prova di professionalità.
Completavano la compagnia Kyung-Hwa Cho, Enrico Cossutta, Pino Bongiorno, Riccardo Ravaioni e Vincenzo Lapertosa.
La regia le scene ed i costumi erano firmati da Hugo De Ana che ha creato uno spettacolo bellissimo sotto tutti i punti di vista.
Intelligentissima la regia coadiuvata dalla coreografia di Leda Lojodice con soluzioni molto raffinate sia nelle scene del rapimento di Iris che nel secondo atto e specialemente nel finale dell'opera con il sole che gettava una luce livida e che ben commentava la tragica fine della fanciulla Iris.
Veramente sontuosi i costumi con degli stupendi colori.
Il pubblico ha tributato un vivo successo per tutti gli interpreti con applausi a scena aperta e con diverse chiamate alla fine dell'opera.

Luciano Maggi