[filosofia]

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Poesia e giustizia nel primo canto pisano di Ezra Pound (2. parte)

Yao sceglie Shun, e lo sceglie destinandolo alla longevità. La longevità è la condizione della filosofia. Shun appare dunque destinato alla filosofia. Ma la filosofia non appartiene a Shun come disciplina particolare; le discipline particolari non sono la filosofia. La filosofia appartiene a Shun nel senso del pensiero che accosta la verità. Il pensiero diventa filosofia dal momento in cui viene toccato dalla verità, dal momento in cui, pensando, la mente entra in contatto con aletheia. La destinazione di Shun alla longevità è dunque la destinazione di Shun alla verità dell'essere. Ma in Shun, la verità dell'essere si afferma come canto:

sent and named Shun who to the

autumnal heavens sha-o

with the sun under its melody

to the compassionate heavens

Il canto di Shun si volge al cielo. Come la precisione di Yao si orientava al cosmo e alla sua eterna misura, così il canto di Shun esprime l'armonia nell'anima di Shun in quanto l'anima di Shun risuona in concordanza all'ordine dell'universo. Per questo il pensiero di Shun, nel canto, tocca aletheia. Aletheia è ordine e misura, è il movimento e la legge che lo fa ritornare: "periplum". Tuttavia, perchè Shun possa entrare in contatto (thighein) col vero, è necessario che la sua mente e la sua anima risuonino in concordanza con esso. I cieli come principio di aletheia sono "compassionate", poichè donano alle cose il loro essere e in questo loro essere le assistono (verbo perfetto è: "sinceritas").

La compassione del cielo non può andare disgiunta dalla sua verità, cioè dal suo essere sincero. Dalla sincerità scaturisce il dono alle cose del loro essere. Ciò significa che il cielo non potrebbe essere sincero senza essere "compassionate", senza sostenere le cose nel loro essere, senza accompagnarle e soffrire con esse nei loro patimenti, nelle loro miserie. Ma allora, solo colui che nella propria anima è compassionevole può risuonare in armonia con la sincerità dei cieli. La compassione, però, è autentica solo perchè nell'anima risuona la sincerità del cosmo. Solo così essa non è l'esercizio di una paludata superiorità nei confronti del sofferente. Il compassionevole è colui che riconosce l'origine della propria compassione non in una autonoma virtù dell'anima, del proprio Sè, bensì nella sincerità e nella compassione originariamente proprie dei cieli autunnali, quando l'essere delle cose trascolora, eppure l'armonia del cosmo, attraverso questo trascolorare, perdura, e nemmeno nel loro tramonto le cose sono abbandonate dal cielo, che le raccoglie nell'unità della propria misura, della propria immutata armonia. Così sorge il canto"in Shun the compassionate".

Far risonare la sincerità dei cieli nella propria anima, significa lasciare che la propria anima entri in contatto col vero. La parola greca per toccare è thighein, e il filosofo che con questa parola ha espresso il rapporto dell'anima col vero è Aristotele. Ma egli riteneva che solo la longevità rendesse possibile questo contatto:

or longevity because as says Aristotle

philosophy is not for young men.

Come autunnali sono i cieli verso cui Shun volge il suo canto, così autunnale è il tempo per filosofare. Nell'autunno del mondo, il pensiero coglie le cose nella loro verità, e in questa loro verità le destina al tramonto. Platone riteneva che l'anima votata alla filosofia dovesse attraversare un lungo periodo di formazione; Hegel attribuiva a se stesso una natura autunnale. L'autunno è il tempo della maturità; l'autunno è il tempo del raccolto. Nel raccolto le cose offrono la pienezza della loro essenza pervenuta a compimento.

Vi sono, però, diverse attitudini verso l'autunno; diversi modi di raccogliere. Nel caso di Platone, la filosofia è "raccolta" nel senso che in essa giungono a maturazione i frutti di una formazione rivolta all'anima; nel caso di Hegel, la filosofia è "raccolta" nel senso che in essa giunge ad espressione la configurazione di un mondo. Nell'interpretazione poetica di Pound, il filosofo della longevità diventa Aristotele, poiché in lui la filosofia coinvolge la formazione dell'anima, ma non nel senso di un percorso pedagogico prefissato, bensì in quello di un'esperienza ricca e varia, che si è confrontata con i molteplici aspetti del mondo:

their Katholou can not be sufficiently derived from

their hekasta

their generalities cannot be born from a sufficient phalanx of particulars.

Pound allude qui al processo di astrazione mediante il quale si ricava un concetto universale dal confronto tra più oggetti particolari. Ma nel contesto poetico, non si tratta semplicemente di alludere a un problema concernente la teoria della conoscenza. L'universale che qui è in gioco non è tanto quello che consente la sussunzione formale, sotto di sé, di una molteplicità di elementi particolari ad esso indifferenti. L'universale di cui si tratta attiene piuttosto alla dimensione della saggezza.

Shun non è saggio in quanto coglie l'universale come nozione accomunante e meramente sovrapposta alla concretezza sempre diversa dell'esperienza, bensì perché compenetra quest'ultima entro l'orizzonte dei cieli autunnali. Il particolare dell'esperienza è già sempre assunto alla luce della saggezza. L'universale di cui si tratta non è dunque quello della sussunzione formale, bensì quello attraverso cui riluce l'idea. Ma l'idea richiede longevità, poichè soltanto la longevità consente la pienezza del raccolto. Nella pienezza del raccolto, ciò che si raccoglie è il frutto dell'autunno. L'autunno è stagione di concretezza, poichè l'esperienza dell'uomo si raccorda, in essa, con l'energia che sprigiona dalla natura: katà ten taxin tou chronou.

Aristotele può così diventare, nel carme, chiave di accesso alla comprensione di Shun. La comprensione di Shun prende forma nel canto, in cui si rispecchia l'armonia del cosmo. Ma nella misura in cui esprime l'ordine dell'universo, la poesia partecipa attivamente alla sua instaurazione. Come il canto di Shun non sarebbe possibile senza armonia, allo stesso modo la legge che domina il cosmo non potrebbe sussistere se non ci fosse il canto.

Da un lato, quindi, il canto di Shun rappresenta il modo in cui Shun agisce, cooperando alla permanenza dell'ordine. Dall'altro, però, se la saggezza in Shun diventa canto, non è soltanto perchè il canto è azione, rappresentazione, performance, bensì è anche perchè, viceversa, tutta la vita di Shun è improntata a saggezza, tutto l'agire di Shun ha il significato di un canto. Ciò significa che attraverso il suo agire, Shun instaura e mantiene un insieme organico di relazioni e di legami. Più precisamente, significa che nell'agire di Shun la vita dell'uomo si raccorda alla legge vigente nell'universo.

Questa concezione comporta che l'ordine della vita umana, sia individuale sia collettiva, non possa risultare come prodotto artificiale da un accordo volontario, da una scelta soggettiva, da un contratto. Al contrario, in questa prospettiva l'unica possibile maniera di mantenere i vincoli che stringono gli uomini in comunità sarà data dalla capacità d'importare, all'interno delle istituzioni e degli orientamenti di condotta umani, le norme che presiedono all'ordine del cosmo.

Ma le norme vigenti nell'universo sono il Katholou per eccellenza. Perciò, nel mondo umano c'è bisogno di un'azione che abbia la stessa capacità universale di ordinamento posseduta dalle leggi che reggono il cosmo; in pari tempo, c'è bisogno che questa azione non esprima la volontà, sia pur generale, di un sovrano, bensì trovi il proprio radicamento nella legge che domina l'universo .

L'azione di Shun, in quanto destinata a ordinare la vita umana in maniera conforme a questa legge, viene enunciata nel canto LIII come governo:

CHUN, govern.

Nel suo carattere di Katholou, il governo di Shun fa partecipare la comunità degli uomini all'idea che informa di sé la totalità del cosmo. Perciò, la dimensione del governo non va qui intesa come tecnica per la conquista ed il mantenimento del potere. L'esercizio della politica appare piuttosto collegato alla conoscenza del cosmo che si esprime nel canto. Ma in quanto il canto esprime l'ordine dell'universo, esso è filosofia. Shun non è il poeta che accompagna e glorifica i re nell'esercizio della giustizia, non è il cantore che celebra la "bella voce" con la quale i sovrani dirimono le liti tra gli uomini pronunciando giuste sentenze. Tantomeno Shun è il filosofo che vuole cacciare i poeti dal proprio Stato, e che per coniugare politica e giustizia, esige egli stesso di farsi re. Shun è in pari tempo poeta, filosofo, e re, poiché è attributo dell'idea, cioè espressione della totalità di quest'ultima, pur nell'unicità di siffatta determinazione (cfr. parte I). Perciò non può neppure essere inteso, all'opposto, come espressione di una separazione tra teoria e pratica, tra conoscenza e azione. Al contrario, egli può coniugare in sé dimensione della bellezza (poesia, canto), dimensione della verità (filosofia, saggezza), dimensione della giustizia (agire politico, governo): Shun

who seized the extremities and the opposites

holding true course between them

shielding men from their errors

cleaving to the good they had found

holding empire as if not in a mortar with it

nor dazzled thereby

Shun è sovrano perchè è saggio, non perchè sia interprete e portatore di una volontà collettiva, "generale". L'autorità di Shun non può provenire da un contratto, non può dipendere da un processo di autorizzazione formale, poichè quest'ultimo implica necessariamente il distacco tra uomini e cosmo, la produzione di un ordine artificiale che perciò stesso nega la sussistenza di un ordine naturale. Il sovrano prodotto per contratto rappresenta la generalità di una volontà, ma in quanto espressione di volontà, è inevitabilmente prigioniero di una dimensione soggettiva e convenzionale. La sua efficacia dipende proprio dal carattere fittizio della sua "persona", e in quanto rappresentante del corpo politico segnala il distacco avvenuto dall'idea, in quanto fondamento oggettivo, cosmico, ontologico dell'ordine.

Nella sua nota introduttiva al Confucius di Pound, Achilles Fang riporta in traduzione inglese la prefazione dell'imperatore Ch'ien-lung ai classici Ch'ing. Qui leggiamo:

"It was Chiang Heng who wrote down the text of these classics; he offered his calligraphy to the throne in 1740 (...) meanwhile I forgot their existence (...) Some years ago, the editors (...) called my attention to Chang Heng's calligraphy, when I was delighted and said to myself: 'Indeed! indeed! (...) it must be engraved on stone and placed in the imperial academy, to serve as memento for the future of how I revered learning and esteemed the process (tao). Classics are the norm, the process; and a norm never varies and the process is what is constant, for Heaven and the process never change (...)' (...)".

Ai cieli è rivolto anche il canto di Shun. Così, forse, le parole dell'imperatore Ch'ien-lung possono aiutarci a comprendere in base a quale saggezza si attui il governo di Shun. Esse esprimono non il mutamento dell'ordine, bensì l'ordine che vige nel mutamento. Così, anche il governo di Shun non può consistere nel voler sopprimere il cambiamento, poichè il cambiamento è proprio ciò attraverso cui s'instaura l'ordine. Voler sopprimere il cambiamento sarebbe come "reggere l'impero schiacciati in un mortaio", sostituire alla "norma che non varia mai" e al "processo che non cambia mai" la violenza arbitraria e dispotica di un ordinamento arbitrario, imposto dalla volontà di un uomo.

Ora, la forma eminente in cui il processo si esprime è la connessione fra opposti. Ma la connessione fra opposti è nient'altro che opposizione, conflitto, polemos. Perciò Shun non rimuove nè annulla gli opposti, bensì li mantiene nella polarità della loro relazione necessaria. Gli opposti privi di relazione cesserebbero infatti, a loro volta, di essere opposti, cesserebbero di essere "estremi", e perciò stesso cesserebbero di costituire i poli dalla tensione dei quali scaturisce l'ordine, o meglio: la tensione dei quali è l'ordine (processo, tao).

Ma la relazione fra gli "estremi" si mantiene solo nella misura in cui vi è un legame che li tiene assieme. Questo legame, in quanto espressione di una relazione tra opposti, può sussistere solo nella misura in cui è forza, energia, potenza. La potenza è il fulcro che mantiene gli opposti in relazione, che impedisce ad essi di assolversi dall'opposizione, così come impedisce a ciascuno di essi di distruggere e assorbire l'altro.

Nella misura in cui è espressione di energia, il legame non può essere instaurato una volta per tutte, non può essere oggetto di una codificazione astratta, non può diventare frutto di un "calcolo". Al contrario, il mantenimento dell'opposizione, in quanto relazione in cui si articola il processo, è proprio ciò che esige la longevità della saggezza:

"Old as I am, I am still avid of learning and never relent. I blush to think how little I know. But I must congratulate myself upon having set up these stones in the imperial academy; for they, a work done at the opportune moment, embody the tradition of the sages and stand as a norm for the future (...)".

Quando scrive queste parole, l'imperatore Ch'ien-lung ha ottantatrè anni, ed è ormai alla fine del suo regno. Egli esprime il desiderio di conoscere che ancora lo anima, assieme alla vergogna che lo coglie nella percezione dei suoi limiti: "nor dazzled thereby".

Ma la saggezza altro non è che la capacità di cogliere il punto di equilibrio tra gli estremi, non in quanto momento di neutralizzazione dell'energia, ma come luogo di concentrazione massima della potenza.

La decisione è ciò che scaturisce dal mantenimento della tensione polemica, e in pari tempo dalla capacità di raccoglierla quando essa è all'apice della sua intensità, e perciò stesso del suo equilibrio: kairòs, "un lavoro fatto al momento opportuno".

E' in questo senso che Shun "tiene la rotta giusta fra entrambi". La capacità di tenere la rotta giusta è virtù di colui che governa il timone, e perciò stesso mantiene la nave sulla sua rotta. Non si tratta della mediocritas di chi smussa gli estremi, bensì della saggezza di chi decide al culmine dell'intensità raggiunta dall'opposizione, al culmine dell'energia. La saggezza è potenza, e proprio in quanto è potenza, essa è massima calma, ponderazione, maturità: "autumnal heavens".

Nella misura in cui governa, Shun coniuga perciò massima forza e massima coscienza del suo limite. Il governo non si esercita mediante l'accumulazione indefinita di potere, da cui si origina disordine e violenza. Piuttosto, proprio in quanto assunzione del limite essa assurge a espressione suprema di potenza, a perfetta realizzazione di giustizia. Perciò, l'energia del governo si accompagna alla virtù della compassione: Kuanon. Perciò Pound fa seguire, alla descrizione di Shun che governa, l'allusione all'eroe della pietas per eccellenza:

wd/ have put the old man, son père on his shoulders

and gone off to some barren seacost.

Enea, exodus, fuga dalla prigionia: "in quest'aria dolce Kuanon".

(fine 2 e penultima parte)

Gaetano Rametta