[musica]

LA STAGIONE LIRICA ALLO SFERISTERIO DI MACERATA



La XXXII stagione lirica dello Sferisterio di Macerata si è aperta il 14 luglio con "TURANDOT" di Giacomo Puccini.

Turandot appartiene di diritto a quel novero di opere che trovano perfetta collocazione nei grandi spazi teatrali come ad esempio lo Sferisterio di Macerata.

In questo lavoro hanno grande importanza le pagine corali e le scene di massa; basti pensare al primo atto in cui la parte predominante è quella corale ed è proprio il coro, con le sue esplosioni di ribellione o con le sue invocazioni alla "luna pallida", che ci restituisce la tinta della grande Cina.

In questo primo atto i personaggi principali sono presenti ma sempre in funzione della folla ed a volte si confondono nella coralità dell'azione.

Anche la musica, con l'uso della scala pentatonica, ci dà il colore esotico che bene si addice a questo lavoro.

Ed ancora il coro chiude trionfalmente l'opera in quel finale che Puccini non è riuscito a completare e che è di mano di Franco Alfano, illustre musicista, designato da Toscanini a terminare l'opera lasciata da Puccini alla toccante scena della morte di Liù ed all'ultima scala del clarinetto che suggella la partitura scritta dal Maestro lucchese.

Sembra quasi un destino che Puccini abbia terminato il suo cammino di musicista con la morte di Liù; se andiamo infatti ad analizzare i finali delle opere pucciniane vediamo che su undici lavori ben otto terminano con la morte della protagonista femminile.

L'edizione maceratese di Turandot, anche se solida sul piano musicale, ha avuto il suo punto di forza nella regia di Hugo De Ana che già lo scorso anno con "SAMSON ET DALILA" aveva dimostrato il suo talento e la sua inventiva.

Con questa Turandot il regista ha offerto un'altra prova della sua bravura.

Una grande sfera di acciaio dominava il palcoscenico e questa sfera, all'inizio del secondo atto, si divideva in tre elementi e l'elemento centrale, ruotando su se stesso, mostrava in tutto il suo fulgore la principessa Turandot; alla fine dell'atto, dopo lo scioglimento dei tre enigmi da parte di Calaf, la sfera si richiudeva dando proprio la sensazione della lontananza e della natura di gelo della principessa.

Un grande insistente applauso ha accolto la divisione della sfera nei tre elementi sottolineando la genialità della concezione registica.

Eva Marc impersonava Turandot; voce importante, sicura in tutti i registri e dall'acuto svettante e timbratissimo.

Calaf era il russo Vladimir Bogachov dotato di una voce possente ed adatta al difficile ruolo; ottima la sua prestazione anche se in qualche momento è apparsa affaticata.

Daniela Dessì, nel ruolo di Liù, pur iniziando un poco sotto tono ha trovato nel terzo atto una espressività, una intensità di interpretazione ed una vocalità di straordinaria importanza.

Le tre maschere, impersonate da Jorio Zennaro, Paolo Barbacini e Armando Gabba si sono ben disimpegnate pur essendo assoggettate a perenni difficoltosi movimenti.

Bene il Timur di Giorgio Giuseppini.

Donato Renzetti ha saldamente tenuto in pugno lo spettacolo con una lettura attenta e fedele della partitura ed ottenendo un buon equilibrio tra orchestra e palcoscenico.

Bene il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini istruito dal Maestro Alessandro Zuppardo e belli i costumi di Hugo De Ana.

Successo pieno per tutti gli artefici dello spettacolo ed un particolare riconoscimento al regista.

Seconda opera in cartellone allo Sferisterio di Macerata è stata "ATTILA" di Giuseppe Verdi.

Già all'epoca della composizione de "I DUE FOSCARI" Verdi aveva tracciato uno schema per Attila basato su un dramma tedesco di Werner ed incaricò il Piave di comporre il libretto.

Il progetto "ATTILA" fu poi abbandonato essendo il Maestro impegnato per altri soggetti destinati a far fronte agli impegni presi con vari teatri.

L'idea di "ATTILA" fu ripresa dopo la rappresentazione di "ALZIRA" e Verdi, ritenendo il Piave non adatto a scrivere i versi per questo soggetto, gli tolse l'incarico e chiamò Temistocle Solera affinchè procedesse alla stesura del libretto.

L'opera fu commissionata dal Teatro La Fenice di Venezia e doveva andare in scena ai primi del 1846.

Verdi arrivò nella città lagunare nel dicembre 1845 con l'opera scritta solo in parte ed a Venezia si ammalò di febbre gastrica e fu costretto a letto per tre settimane pur lavorando attorno all'opera.

Finalmente il 17 marzo 1846 Attila andò in scena con grande successo; il pubblico reagì entusiasticamente alla scena in cui i superstiti di Aquileia, sfuggiti ad Attila, giungono sulla laguna per fondare Venezia; fecero inoltre presa sul pubblico le allusioni politiche suggerite dalla battaglia tra italiani e Unni e colpirono specialmente le parole che il generale romano Ezio rivolge ad Attila "avrai tu l'universo resti l'Italia a me".

L'edizione presentata allo Sferisterio di Macerata aveva come protagonista Carlo Colombara che si è disimpegnato felicemente nel ruolo sia dal punto di vista vocale che scenico. Colombara ha dimostrato di essere oggi uno dei migliori bassi in carriera.

Ezio era impersonato da Renato Bruson; artista sempre di grande classe con il suo canto tornito e nobile.

Il soprano russo Maria Guleghina debuttava il ruolo di Odabella; voce certamente importante con un bellissimo centro e l'acuto svettante e dotata di un ottimo fraseggio.

A volte è parsa in difficoltà nelle note di passaggio emettendo certi suoni fissi non certamente gradevoli e strascicando la frase.

Foresto era Marcello Giordani, tenore dotato di una voce estesa e sicura nell'acuto; ha cantato con eleganza calibrando molto bene i suoni in tutti i registri.

Discreto Orfeo Zanetti come Uldino e Signorini come Papa Leone.

Paolo Carignani ha diretto con precisione l'Orchestra Filarmonica Marchigiana ed Alessandro Zuppardo ha ben preparato e diretto il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini.

Molto discutibile la regia di Henning Brockhaus che ha riportato Attila in epoca nazista ed ha insistito esageratamente con delle proiezioni sul fondo del palcoscenico; proiezioni che disturbavano non poco lo spettacolo.

Pasquale Grossi ha ideato i costumi in linea con le idee registiche, costumi che sono stati contestati sia da Bruson che dalla Guleghina.

Successo di pubblico per tutti gli artisti e qualche disapprovazione per il regista.

La stagione è poi proseguita con "L'ELISIR D'AMORE" e "LA TRAVIATA" che hanno ottenuto un buon successo.

LUCIANO MAGGI

Nella fotografia panoramica dello Sferisterio di Macerata.

Luciano Maggi