[cultura]
Corso di scrittura narrativa a puntate
di Giulio Mozzi (seconda puntata)


Ancora sull'incipit: Morte di Richesse

LE CONTINUAZIONI. Il mese scorso (Nautilus, agosto 1996) abbiamo parlato dell'incipit. Avevamo proposto un esercizio: la prosecuzione di una storia a partire da un incipit dato. Si poteva scegliere tra quattro incipit di diverso stile e tenore. Proponiamo la continuazione data da Angelica Rinaldi all'incipit Morte di Richesse. Seguiranno alcune osservazioni.

MORTE DI RICHESSE (INCIPIT PROPOSTO)

Siete i benvenuti, signori. Speravo proprio che veniste. Ecco, entrate. Fate piano, per favore. Se volete togliervi i mantelli, prego. Un attimo, li porto di là. Ecco. Forse c'è qualcuno che non conoscete ma, chiedo scusa, preferisco non fare presentazioni. E' meglio se non c'è rumore di sedie e di conversazione. Tutti siete qui per la stessa ragione, mi pare che questo basti. Ecco, da questa parte. Richesse è nella sua stanza ma non posso farvi entrare adesso, ci sono i medici. Credo che non staranno dentro a lungo. Hanno finito il loro lavoro e non servono più. Hanno fatto quello che potevano, credo. Ecco, sedete pure qui. D'altra parte Richesse aveva detto subito che non sarebbe servito. Ma voi sapete com'è fatto Richesse, ha voluto fare tutto come si conviene. Ha lasciato che lo visitassero, che lo palpassero, che lo auscultassero, che gli facessero tutto. Ha preso le medicine e ha fatto gli impacchi, come fosse stato davvero convinto che gli sarebbero serviti. L'ho perfino sentito dire a uno di loro che dopo gli impacchi si sentiva meglio. Naturalmente non è vero. Credo che solo adesso i medici si rendano conto veramente. Voglio dire, che non c'era niente da fare e che tutto sommato hanno recitato una commedia davanti a Richesse che per compiacerli è stato a vedere cosa combinavano. Lui si è sempre divertito ad osservare le persone.

CONTINUAZIONE (DI ANGELICA RINALDI)

Tutto questo interesse per gli altri è stato la sua rovina. Quando girava per la città e veniva scambiato per qualcuno, lui stava deliberatamente al gioco rispondendo con entusiasmo alle domande di tutti, agli auguri, agli inviti. Ognuno di voi l'ha avuto almeno una volta ospite nella propria casa, seduto a fianco a tavola, come un consueto commensale. Ognuno di voi ha condiviso con lui il soggiorno, la cucina, il bagno come se fosse uno di famiglia. Molti di voi l'hanno accolto nella propria camera da letto sotto le sembianze del proprio marito o compagno, o della propria donna. Ognuno di voi può testimoniare la grazia dei suoi gesti, la dolcezza della sua compagnia, la freschezza delle piccole novità che portava ogni sua visita, nella vostra vita. Voi tutti, amici, siete i testimoni viventi del suo totale sacrificio. Egli ha messo tutta la sua vita al servizio degli altri. La sua dedizione era tale da dimenticarsi completamente di sé. Mai una volta ha pensato di lasciare tutto per farsi una propria vita, scegliersi un lavoro, una famiglia, una propria dimora. Tutto di sé ha trascurato. Sulle sue spalle si è fatto carico della tristezza e della nausea dell'umanità. La sua missione ha sempre superato qualsiasi esigenza personale. Il suo infinito altruismo - ora travisato e ingiustamente perseguitato - non era che l'espressione del suo profondo amore per l'altro. Voi, compagni, ne siete testimoni.

E' lui che in questi lunghi anni vi ha alleviato dalla schiavitù quotidiana. E' lui che ha messo ritmo nel vostro Tempo e incanto nel vostro Spazio. Lui ha creato legami forti tra le persone, spingendole le une contro le altre. Richesse ha messo energia nelle vostre relazioni, portandovi a scaricare le più naturali pulsioni umane. Vi ha trasmesso il senso della giustizia, insegnandovi che il sacrificio di alcune vite è lo scotto che gli altri devono pagare perché voi possiate realizzare i vostri più alti ideali. Richesse, maestro di sentimenti, vi ha portati a de-si-de-ra-re. Ed in nome del desiderio vi ha dato la forza di calpestare le soffocanti griglie che le religioni e gli stati delle vostre civiltà hanno messo all'amore, alla passione, all'istinto. Egli ha riabilitato la promiscuità a condizione necessaria per gli scambi culturali. Il corpo dell'intellettuale e dello scienziato è il primo strumento della Ricerca. Ed in un mondo così colto quale piacere è più elettrizzante dell'autoammirazione?

Da quando Richesse è stato dentro di voi, chi non si è sentito più bello, più buono, più intelligente? Chi di voi ha più dato retta ai tentacoli assassini della depressione, della delusione, della disillusione? Richesse ha regalato alla vostra povera vita terrena uno scopo. Vi ha insegnato a guardare gli altri: a vederli, con sincera meraviglia, abitanti di giardini dall'erba sempre più verde della vostra. Mentre a voi ha concesso il modesto desiderio di ottenere, poco a poco, altrettanta ricchezza.

Come ha potuto il Creatore - che il Demonio me ne scampi - fraintendere questo sentimento di infinito amore con il male. E' Richesse che ha messo in voi il seme dell'amore per ciò che Dio stesso ha creato. Quell'infermo, costretto da ora all'inutilità, vi ha insegnato il valore delle cose e delle persone, trasmettendovi la paura di non avere e soprattutto di non avere più. Vi ha, quindi, istigato all'attaccamento e all'affetto verso ciò che vi appartiene. Egli vi ha insegnato, prima, le infinite strade per avere , poi, gli infiniti modi di gustare ciò che avete. Vi ha insegnato ad amarvi, ad avere cura di voi e del vostro corpo in eterno conflitto con i suoi propri confini. Richesse è colui che vi ha salvati. Egli vi ha dato la Scelta, la Possibilità. Ha ucciso quella che sembrava l'unica via, quella retta, facendovi scoprire, non solo il vostro potere di fare, ma anche quello di non fare. Lui vi ha svelato il non-comandamento, l'anti-obbligo, il contro-divieto, la splendida, meravigliosa disubbidienza. Richesse vi ha regalato la felicità non mettendovi mai alla prova. Vi ha liberati dal peso dell'occhio severo del Genitore. Vi ha fatto sentire orfani. Finalmente non siete figli di nessuno!

Oh, Demonio! Povero Richesse. Deve avermi sentito, si lamenta. Scusate, mi sono fatto trasportare. Dio, però, l'ha fatta grossa! Il contrappasso è sproporzionato. E' questo il ringraziamento al Benefattore dell'Umanità? Richesse è per l'ultima volta ospite di un corpo. Per l'ultima volta si è travestito e ha tentato di recitare la sua parte. E' rimasto impigliato alla tela innocente del suo amorevole scherzo. Lui, Signore della Libertà, è stato condannato a vivere una sola vita. Senza possibilità di scelta. Senza preavviso. A tradimento. Fra poco entrerete in quella stanza e vi troverete solo un uomo. Sottomesso a un malanno senza ritorno. Contagiato dal morbo della vita umana. Uno straniero in esilio. Un Salvatore disoccupato. Così io, suo umile amico, vi esorto carissimi, finché avete buona memoria dei suoi servigi, tentate di salvarlo. Non fatelo morire. Coltivate i semi della Felicità che ha lasciato in voi. E se non potete fare qualcosa per Lui fatelo per voi stessi...

Cominciate da questo: poiché tanto Lui vi ha amati, non abbiate altro Dio al di fuori di Voi.

CHE COSA PROMETTEVA L'INCIPIT. Le osservazioni che seguono sono naturalmente in relazione con quanto già detto a proposito dell'incipit nel numero agostano di Nautilus. Innanzitutto e in generale: il racconto sembra sostanzialmente riuscito; sia di per sé, sia per la coerenza con l'incipit proposto. Fermiamoci un momento sulla coerenza. Domandiamoci: che cosa prometteva l'incipit? In sintesi:

1. L'incipit inscena una situazione precisa. Siamo in interni. C'è un uomo, Richesse, chiuso in una stanza con i medici: e sta morendo. Fuori della stanza c'è un uomo che parla (una persona abbastanza intima di Richesse: un familiare, un amico, un servitore) rivolgendosi a un gruppo di persone: alcune appena arrivate, altre che erano già lì. Saranno altri amici, o parenti. Il racconto che si promette è un monologo.

2. Ci sono elementi che fanno pensare a un avvenimento non nel tempo presente. Si parla di mantelli, Richesse è curato con impacchi. L'epoca è indefinita, ma difficilmente può essere l'oggi.

3. Ci sono elementi che fanno pensare a Richesse come a una persona non qualsiasi: è abbastanza ricco da servirsi di più medici, molte persone vengono a trovarlo.

4. Siamo informati sul carattere di Richesse: una persona spavalda, scettica. E tuttavia cortese fino alla compiacenza: ma di una cortesia astuta. Un carattere molto forte: benché malato Richesse ha in pugno i medici; esegue pedantescamente i loro ordini, e tuttavia lo fa solo per divertirsi, come fosse a teatro a godersi una commedia.

5. Siamo informati sul carattere dell'uomo che parla. E' in posizione di servizio rispetto a Richesse; è inferiore a lui. Ammira la forza di carattere di Richesse (e quindi si può presumere che non ne possieda altrettanta). Si rivolge ai visitatori come se li conoscesse, è verso di loro disponibile e quasi affettuoso. C'è una certa confidenza.

6. Il lettore è immediatamente compreso nel gruppo degli ultimi arrivati. Come loro, si siede; si dispone a un'attesa; è disponibile ad ascoltare a lungo l'uomo che parla.

7. Si possono prevedere degli sviluppi. L'uomo che parla parlerà dello stato di salute di Richesse, parlerà di Richesse, ci dirà di lui. Par di capire che difficilmente Richesse potrà salvarsi. L'uomo che parla preparerà gli amici di Richesse alla di lui morte, oppure chiederà loro un aiuto per salvarlo, o proporrà loro dei problemi che la morte di Richesse porterà a tutti loro ecc.

8. Non c'è una precisa scelta di genere: a questo incipit potrebbe seguire una novella fantasy, un conte philosophique, un romanzo storico, un elogio funebre ecc.: a scelta.

LO SFRUTTAMENTO DELL'INCIPIT. La continuazione eseguita da Angelica Rinaldi non sembra in contraddizione con alcuna delle promesse dell'incipit. Poi, tra queste, Angelica ne sceglie alcune. Per quanto riguarda lo sviluppo della storia, Angelica sceglie di dare una possibilità a Richesse, ma di far dipendere la sua salvezza dagli amici appositamente convocati. Ma l'interessante, in questa continuazione, è il trattamento del personaggio. Angelica esalta due caratteristiche di Richesse: la cortesia che si spinge fino alla compiacenza, e la spavalderia. Così costruisce un Richesse-diavolo, che secondo la migliore tradizione passa da un corpo all'altro. Il colpo di genio, se così si può dire, sta nel mettere in gioco alcune contraddizioni:

1. Richesse, il potente diavolo, è indebolito; la sua sopravvivenza dipende dagli uomini. In che modo? Non è chiaro (e questo è il principale difetto di questa continuazione; o forse è incompleta; noi l'abbiamo ricevuta così); tuttavia par di capire che, essendo stato Richesse privato del potere di passare a piacimento da un corpo a un altro, occorre un uomo disponibile a farsi abitare da Richesse fino alla morte. O, come sembra accennare l'ultima frase, occorre che gli uomini facciano una scelta esplicita contro dio e in favore del diavolo: questa scelta esplicita darebbe a Richesse il potere necessario a lottare con dio.

2. Richesse, sempre vissuto dentro gli uomini (e quindi nascosto), è costretto a svelarsi. Il problema narrativo è appunto questo: del diavolo tutti hanno un ragionevole timore, e almeno a parole lo rifiutano. Perché gli uomini possano decidere di aiutare il diavolo pur riconoscendolo come diavolo, è necessario che lo considerino un benefattore: pertanto l'amico che parla per Richesse ne parla come si parlerebbe, invece, del Cristo. Similmente all'agnello di dio, Richesse si è fatto carico della tristezza e della nausea dell'umanità.

3. Ovviamente Angelica gioca sull'equivoco e sul doppio senso che si assegna a determinate parole a seconda del contesto: ciò che è buono e bello in un contesto ad es. mistico non è ciò che è buono e bello in un contesto edonistico. Il pregio maggiore di questa continuazione sta nel lento e ordinato scoprir le carte da parte dell'amico di Richesse. All'inizio è difficile capire che sta parlando di un diavolo: si pensa ad uno strano personaggio buono gentile e gratificante dotato del potere di assumere qualunque aspetto, un personaggio magico. La cosa più in evidenza è il sacrificio personale. La prima spia della natura diabolica di Richesse è la frase: vi ha insegnato che il sacrificio di alcune vite è lo scotto che gli altri devono pagare affinché voi possiate realizzare i vostri più alti ideali. La lingua tuttavia resta ambigua. E' un errore, poche righe più in là, l'inciso che il Demonio me ne scampi: a parte che suona artificioso, svela di colpo ciò che così bene si sta svelando lentamente. Poi, una volta che ogni dubbio è tolto, l'amico di Richesse inizia la vera e propria difesa scoperta. E' questo il ringraziamento a un Benefattore dell'Umanità? eccetera, fino alla richiesta finale d'aiuto.

ALTRO DA DIRE. Se il racconto tutto sommato funziona bene, la lingua invece, benché maneggiata con competenza, in qualche punto falla. Ad esempio

1. La sua dedizione era tale da dimenticarsi completamente di sé. Quando si usa la formula era tale da o simili, bisogna che il soggetto della frase con il verbo all'infinito sia lo stesso della frase precedente; in questo caso invece nella prima frase il soggetto è la sua dedizione, nella seconda è (sottinteso) Richesse. Quindi si potrebbe correggere: Aveva una tale dedizione da dimenticarsi completamente di sé. O in altri modi, a scelta.

2. ...la freschezza delle piccole novità che portava ogni sua visita, nella vostra vita. Più spedito e comprensibile: che ogni sua visita portava nella nostra vita.

3. Sulle sue spalle si è fatto carico... E' ridondante ed errato. Volendo imitare la formula religiosa: Ha preso sulle sue spalle...oppure, scorciando: Si è fatto carico...

4. ...vi ha dato la forza di calpestare le soffocanti briglie... Forse l'immagine è esagerata: ci si potrebbe limitare a ...vi ha dato la forza di strapparvi di dosso le briglie...

5. E' Richesse che ha messo in voi il seme... La formula ...è....che... è un pesante francesismo. Meglio: Proprio Richesse ha messo in voi il seme...

E qui ci fermiamo, dicendo genericamente che in parecchie frasi di questo racconto si potrebbe intervenire scorciando e snellendo. Una certa artificiosità e complicazione delle frasi è un errore comune; basta ad eliminarlo una rilettura attenta.


Finalmente il punto di vista

SCATOLE CINESI. Il racconto Morte di Richesse che abbiamo appena letto è un monologo. Quindi tutta la storia è raccontata dal punto di vista di un personaggio: l'anonimo amico di Richesse. Ma noi potremmo immaginare la stessa storia anche raccontata da un altro punto di vista. Ad esempio dal punto di vista di uno degli amici di Richesse: che mentre ascolta il monologante si rende conto di avere che fare con realtà demoniache. Questo personaggio può lasciarsi convincere (e accettare quindi una qualche forma di patto con il diavolo) oppure no; può avere paura oppure no; può fuggire oppure opporsi; può aderire per desiderio di ricchezza e potenza o per fascinazione del male; eccetera. Data un'unica storia (un unico canovaccio, diciamo) è spesso possibile ricavare una molteplicità di storie semplicemente raccontandola dal punto di vista di diversi personaggi. (Lettura consigliata: L'urlo e il furore di William Faulkner, disponibile negli Oscar Mondadori. E' un romanzo costruito in brevi capitoli ciascuno intestato a un diverso personaggio.)

Ad esempio, a partire da Morte di Richesse potremmo addirittura immaginare una struttura a scatole cinesi:

Un sacerdote è in viaggio. Si ferma in una locanda per cenare e dormire. Quando ha finita la cena e sta per ritirarsi in camera, lo avvicina un uomo che fino a quel momento se n'era stato a bare in fondo allo stanzone. L'uomo gli dice: "Lei è un sacerdote, vero?" "Sì." "Se non le chiedo troppo, vorrei che lei ascoltasse la mia storia." "Veramente stavo per andare a riposare. Ho viaggiato e sono stanco." "Reverendo, ho paura di morire e forse ho commesso peccato grave." "Dovete confessarvi?" "Forse. Sicuramente vi chiedo il segreto del confessionale." "D'accordo", dice il sacerdote: "Venite in camera mia, staremo tranquilli." Saliti in camera, l'uomo comincia a raccontare: "Io sono un commerciante di tessuti. Questa mattina un ragazzo è venuto a cercarmi in bottega. Mi ha detto che un mio caro amico stava morendo e che forse io potevo aiutarlo. Dovevo raggiungerlo: aveva l'indirizzo. Ho chiesto al ragazzo chi fosse questo amico, ma non ha saputo dirmi il nome. Un uomo gli aveva dato una mancia mi avvisasse. Naturalmente sono andato. Ci siamo trovati in tanti, mezzo paese. A un certo punto arriva un tipo e comincia a raccontarci:

E da qui si inserisce il monologo dell'amico di Richesse. Il commerciante di tessuti lo riferisce, eventualmente commentandolo e/o riferendo le proprie emozioni e/o quelle di altri tra i presenti; il sacerdote può interrompere e chiedere chiarimenti ecc.; tutto si può fare. In questo caso, ad esempio, il centro della storia può essere questo: il commerciante di tessuti, nel raccontare al sacerdote ed incalzato dallo stesso, si rende conto di essere stato egli stesso invaso, in alcune occasioni, da Richesse; o di aver avuto che fare con persone invase da Richesse. Potrebbe raccontare, ad esempio, di una improvvisa notte di baldoria venuta a interrompere la sua via ordinaria, e che gli ha lasciato un senso di insoddisfazione per questa vita, una smania di cambiare, esagerare, aver donne eccetera.

Il sacerdote, dal canto suo, potrebbe avere diverse reazioni: intanto può credere o non credere al racconto.

"Più che da uno spirito maligno", disse il sacerdote, "io credo che voi siate stato invaso dallo spirito alcolico." Il commerciante restò senza parole. Abbassò la testa. "E' vero", disse, "ho bevuto parecchio per farmi coraggio. Volevo scappare. Ma, reverendo, il cielo ha fatto sì che lei si fermasse in questa locanda. Sono assolutamente sicuro di averle riferito con esattezza le cose che ho viste e le cose che ho sentite." "Certe volte si vedono e si sentono cose che non esistono. Credo che vi farebbe bene dormire, e poi una bella doccia fresca." "Ma..." "Non ho detto che non vi credo." "E se venisse questa sera?" "Se venisse chi?" "Ma Richesse! Ha bisogno di un corpo nel quale abitare, da qualche parte lo troverà." "Dormite con un crocifisso sul petto."

Il sacerdote può essere o non essere d'aiuto; al limite, potrebbe ricacciare il povero commerciante tra le braccia di Richesse. In questa esecuzione della storia, il punto di vista potrebbe essere quello di un osservatore equidistante e imparziale: quasi tutta la storia avverrebbe nel dialogo tra il sacerdote e il commerciante, e il narratore della storia potrebbe limitarsi a registrarla. Ma, anche immaginando un'esecuzione della storia del tutto identica, il narratore potrebbe invece conoscere intimamente i suoi personaggi. Ad esempio potrebbe conoscere bene il sacerdote:

Il reverendo Aline guardò l'uomo. Era visibilmente ubriaco. Non si poteva scommettere una moneta sulla veridicità del suo racconto. Tuttavia... Una cosa colpiva la mente del reverendo Aline: l'abilità avvocatesca del discorso di colui (un uomo? un diavolo?) che il commerciante chiamava l'amico di Richesse. "Quest'uomo", pensò il reverendo Aline, "potrebbe benissimo sognarsi, tra i fumi dell'alcol, di aver visto il diavolo; ma non potrebbe certo, incolto e semplice com'è, immaginarsi una perorazione così astuta, ambigua e, devo ammetterlo, diabolica."

Mentre il reverendo Aline così rifletteva, il commerciante si era abbandonato sulla sedia. Aveva gli occhi chiusi. Respirava profondamente. Forse si era addormentato. Il reverendo Aline lo toccò leggermente sulla spalla. Il commerciante mugolò e senza aprire gli occhi strofinò le spalle contro lo schienale.

In questo caso, benché la narrazione sia sempre in terza persona, è evidente che il punto di vista adottato è quello del sacerdote. Si può anche scegliere quello del commerciante.

Rotho vedeva fiamme, fiamme. Qualcosa lo teneva legato, gli immobilizzava anche le dita. E le fiamme si avvicinavano. Cercava di chiudere gli occhi, ma le palpebre sembravano incollate all'arcata sopracciliare. Era una tortura insopportabile. A un tratto, tra le fiamme Rotho vide Richesse. Era un uomo e non era un uomo. Era molti uomini. La sua faccia e la sua corporatura cambiavano continuamente. Una faccia maschile grassa e flaccida si deformava, sfumava in un bel musetto di ragazzina. Il seno della ragazzina si appesantiva nel seno di una donna matura. Poi le spalle si allargavano e Richesse era un uomo grande e grosso con una cicatrice sul fianco come un taglio di coltello. Poi, con orrore, Rotho vide che la faccia di Richesse era la faccia di sua moglie Rella e il corpo di Richesse era il corpo di sua moglie Rella. Era Rella. Rella lo guardava come non lo aveva guardato mai: con odio. Rotho non poteva sopportare quello sguardo. Rella mia, non farti prendere. Torna indietro, Rella! Rella! Rella!

Si sentì toccare la spalla. Aprì gli occhi. Era sdraiato sul letto del reverendo. Il reverendo lo guardava, la sua faccia morbida pendeva sopra quella di Rotho come una luna piena. "Perdonate, ma stavate gridando a squarciagola", disse il sacerdote. "Ho dovuto svegliarvi."

In questo caso siamo così dentro la testa di Rotho, il commerciante di tessuti testimone del monologo dell'amico di Richesse, da vedere anche le sue allucinazioni. Ma naturalmente si può fare anche dell'altro. Ad esempio potremmo usare ancora la prima persona. Mettiamo che la nostra storia sia raccontata dal reverendo Aline al suo superiore, il vescovo di Sterne. Il reverendo Aline chiede consiglio. Quindi: il reverendo Aline racconta al vescovo di Sterne una storia che gli ha raccontato il commerciante Rotho, la quale storia contiene a sua volta il monologo dell'amico di Richesse...

COME SI SCEGLIE IL PUNTO DI VISTA. Naturalmente non sempre è opportuno costruire simili sistemi di scatole cinesi. Nel caso della storia di Richesse (nella versione di Angelica Rinaldi) la cosa viene quasi da sé: infatti abbiamo una storia incredibile, ed è interessante mettere in scena proprio il problema della sua credibilità: il che si fa agevolmente allestendo un canovaccio nel quale i punti di vista si moltiplicano quasi per gemmazione.

Generalmente, un punto di vista viene scelto all'inizio della narrazione e viene mantenuto fino alla fine. Le scelte possibili, semplificando abbondantemente, sono le seguenti. Cominciamo con le forme in terza persona:

1. il narratore sa tutto di tutti: segue (o può seguire) tutti i personaggi, anche entrando nelle loro teste. Esempio: I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

2. il narratore sa tutto di tutti, ma non entra nella testa di nessuno. Questo metodo di narrazione iperoggettiva (la chiamiamo così, in quanto è una narrazione di puri eventi) è quasi insostenibile per lunghi tratti. Viene messa in atto abbastanza spesso nei racconti americani: Ernest Hemingway, Raymond Carver, ecc., ma discontinuamente.

3. il narratore sa tutto di un personaggio (interno della testa compreso) e sa parecchio sugli altri personaggi (ma non entra nella loro testa). Questo è il regime più frequente nei romanzi di consumo (il che non significa che non possa essere utilizzato per romanzi di alto livello). Una variante è: il narratore sa tutto, testa inclusa, di un gruppo di personaggi (solitamente i buoni) e sa parecchio, testa esclusa, di un altro gruppo di personaggi (i cattivi). Questo è normale ad esempio di Emilio Salgàri.

4. il narratore sa tutto, testa inclusa, di un solo personaggio; e degli altri personaggi sa solo ciò che il personaggio di cui sa tutto può vedere. Anche questo è un modello diffusissimo.

Passando alle forme in prima persona:

5. racconto in prima persona semplice; quasi una trasposizione in prima persona della narrazione di tipo 4.

6. racconto in prima persona con cornice (vedi gli esempi precedenti): un narratore racconta in prima persona ciò che un altro gli ha narrato in prima persona. La differenza tra 5 e 6 è che mentre in 5 il lettore è esplicitamente invitato a credere al narratore, in 6 il lettore può essere invitato a credere al narratore di cornice ma lasciato libero se credere o no al narratore incorniciato. (Se Rotho mi racconta il monologo dell'amico di Richesse, io posso: a. non credere a Rotho; b. credere a Rotho ma non all'amico di Richesse; c. credere solo parzialmente a Rotho o all'amico di Richesse o a tutt'e due; eccetera).

7. racconto in prima persona documentale: non si dà una narrazione, ma una raccolta di documenti: ad es. di lettere (vedi l'Ortis di Foscolo ecc.). Questo racconto può anche essere doppio: se si ha una corrispondenza tra A e B, con le lettere di A e B, in realtà abbiamo due racconti in prima persona: e siamo vicini, evidentemente, alla soluzione numero 2: non c'è distinzione tra un epistolario e una conversazione freddamente registrata, se non che due persone che si scrivono possono mentirsi più facilmente.

Poi esistono narrazioni anche in altre persone, soprattutto

8. in seconda persona (es.: Un uomo di Oriana Fallaci, Le mille luci di New York di Jay MacInerney). E' un espediente poco usato, che di solito ha l'effetto di aumentare il coinvolgimento emotivo.

Questa classificazione è semplificatoria e serve solo a fini pratici, tanto per farsi un'idea.

CHE COSA FA IL NARRATORE? Non si può parlare di punto di vista senza parlare del narratore; infatti ne abbiamo già parlato. Il narratore, questa è una cosa di cui bisogna convincersi, è un personaggio a tutti gli effetti. Se io, con la massima sincerità e autenticità possibile a un uomo, racconto la mia vita realmente accaduta usando la prima persona, colui che dentro la narrazione dice "io" è pur sempre un personaggio. Il narratore è un personaggio sempre, sia che la sua presenza si noti, sia che non si noti.

1. Il commerciante di tessuti Rotho stava lavorando nella sua bottega, quando un ragazzo gli si presentò e gli disse...

2. Ora vi racconterò una storia quasi incredibile. Un giorno, il commerciante di tessuti Rotho stava lavorando nella sua bottega, quando un ragazzo gli si presentò e gli disse...

3. "Senta che storia", mi disse l'uomo. "L'altro giorno, stavo lavorando nella mia bottega - io sono commerciante di tessuti, sa - quando viene dentro un ragazzo e mi dice...

4. "Parli pure", disse il vescovo. Il reverendo Aline cominciò: "Qualche sera fa, mentre viaggiavo da Arona a Trosse, mi sono fermato a cenare e pernottare in una locanda. Sto per ritirarmi nella mia stanza quando un uomo, che se n'era stato per almeno un'ora a bere tutto solo in un angolo, mi si avvicina e mi apostrofa. 'Lei è un sacerdote?', mi chiede. 'Sì', gli dico. 'Devo raccontarle una storia', mi dice. Io, confesso, ero stanco morto. Lui mi pareva ubriaco e, sinceramente, non avevo voglia di starlo a sentire." Il vescovo interruppe: "Reverendo Aline, mi racconti che cos'è successo. Le sue scuse e le sue sensazioni non mi interessano, per ora." "Ha ragione", si scusò il reverendo. E continuò: "Ecco la storia. 'L'altro giorno stavo lavorando nella mia bottega', mi dice questo commerciante di tessuti, 'quando viene dentro un ragazzo e mi dice...

In tutti questi esempi c'è un narratore e la sua posizione rispetto alla storia determina la gestione del punto di vista. In 1 sembra che un narratore non ci sia. Invece non è così: c'è un narratore che fa finta di non esserci. Invece c'è: perché c'è pur sempre un narratore che sceglie che cosa narrare e che cosa no, e in che modo. Questo narratore è un personaggio, come dicevamo prima, anche se non appare: infatti uno scrittore (intendiamo ora quello in carne ed ossa) può scegliere di essere una narratore diverso in diverse narrazioni, o in diverse parti di una stessa narrazione. Quindi il narratore è sempre una costruzione narrativa, esattamente come tutti i personaggi.

In 2 il narratore appare, e appare subito come un narratore che gestisce la sua storia. Infatti comincia dicendoci, ancor prima di aver narrato alcunché, che la storia è incredibile. Perché il narratore fa questo? Evidentemente vuole che la storia sia letta in un certo modo: come storia da non credersi. Oppure gioca: ci dice che la storia è incredibile, ma sa bene che noi, durante la lettura, ne saremo così presi da crederla totalmente.

In 3 il narratore si nasconde. Noi, ingenui lettori, crediamo che il narratore sia l'uomo che parla; e sembra che lo scrittore si riservi un ruolo puramente passivo, di ascoltatore e registratore. Invece il narratore c'è sempre, benché travestito: anche qui, come in 2, agisce come agisce perché vuole che noi leggiamo la storia in un certo modo: ad esempio, come storia vera, anche se dura da credere.

In 4, infine, è realizzata la scatola cinese che avevamo ipotizzata prima. Qui il narratore si nasconde dietro una selva di vicenarratori. Ma la sua strategia è precisa: vuole confondere le acque per turbare il nostro senso della realtà. E nel contempo, attraverso le parole del vescovo di Sterne, ci fa pensare che il racconto che leggiamo sia aderente a una realtà fissa.

Che cosa fa, quindi, il personaggio-narratore? Il personaggio-narratore si occupa principalmente di livelli di realtà. Sua è, in primo luogo, la responsabilità della disponibilità a credere che mette in atto il lettore. Si dice spesso che il lettore, all'inizio della lettura, compie una temporanea sospensione dell'incredulità. Il lettore è un uomo più o meno comune, con un suo senso della realtà fatto nel tale o nel talaltro modo: tuttavia mentre legge una narrazione sospende il suo senso della realtà, e adotta il senso di realtà che gli propone la narrazione. In sostanza, adotta il senso di realtà che appartiene al personaggio-narratore e che il personaggio-narratore, visibile o nascosto che sia, sincero o falsario, attendibile o inattendibile, mette in opera fin dalla prima parola della narrazione.

ESERCIZI PER CHI LI VUOLE. Ci si può esercitare con la storia di Richesse (nella versione di Angela Rinaldi). Abbiamo visto cinque o sei diversi approcci alla storia, con diversi punti di vista e diversi statuti del narratore. Si può provare a ri-raccontare la storia usando uno di questi punti di vista e statuti del narratore. In particolare:

- la storia raccontata da Rotho a un interlocutore che gli crede;

- la storia raccontata da Rotho a un interlocutore che non gli crede.

- la storia raccontata da un interlocutore che ha creduto a Rotho a un secondo interlocutore che non gli crede.

- la storia raccontata da un interlocutore che non ha creduto a Rotho a un secondo interlocutore che gli crede.

- e così via.

Analoghi esercizi si possono fare con due degli incipit già proposti nel Nautilus di agosto. Per comodità li riportiamo:

NELL'UFFICIO POSTALE

L'uomo ringraziò.

- Si figuri, disse Rita. Non è niente.

- Non è così facile trovare una persona gentile, disse l'uomo.

- Sa, disse Rita, tante volte è la fatica.

- Mi rendo conto, disse l'uomo.

- Lei si immagina con quanti utenti abbiamo che fare ogni giorno, disse Rita.

- Mi immagino, disse l'uomo.

- Non sembra, disse Rita, ma è un lavoro faticoso.

L'uomo si voltò. Non c'era nessuno dietro di lui. L'ufficio era quasi deserto. Una signora anziana aveva ritirato la pensione, due sportelli più in là, e stava ricontando lentamente i soldi. Borbottava tra sé.

- Sa, disse Rita abbassando la voce.

L'uomo avvicinò il viso al divisorio trasparente.

- A volte, disse piano Rita annuendo verso la signora anziana, ci tocca fare anche le assistenti sociali.

- Mi immagino, disse l'uomo ridendo.

La signora anziana aveva finito di ricontare i suoi soldi. Cominciò a camminare verso la porta strascicando i piedi e borbottando. Entrò una ragazza con un fascio di raccomandate.

- La lascio al suo lavoro, disse l'uomo.

- A rivederla, disse Rita.

Nell'uscire l'uomo aspettò la signora anziana e le tenne aperta la porta. La signora non lo ringraziò nemmeno. Uscì sempre borbottando, il fascetto di banconote stretto in mano.

La ragazza posò il fascio di raccomandate sul ripiano dello sportello di Rita e cominciò a passargliele. Rita prese la prima raccomandata, la soppesò in mano, infilò il modulo grigio nell'affrancatrice, schiacciò 3.850 lire.

Fuori si sentì gridare.

ESERCIZI:

- scrivere la stessa scena raccontata in prima persona da Rita.

- scrivere la stessa scena in terza persona e dal punto di vista dell'uomo allo sportello.

- scrivere la stessa scena raccontata da Rita, in autobus, a un'amica che non capisce che cosa ci sia di tanto interessante.

- scrivere la stessa scena raccontata da un uomo che stava in coda dietro la vecchietta della pensione.

IL TELEFONO, LA TUA VOCE

Sei alla stazione di Bologna. Sei sola. Hai a tracolla da una parte la borsone con dentro tutto: i vestiti, la sveglia, i libri, i quaderni di appunti. Dall'altra parte hai la valigetta di pelle che ti fa da borsetta. Hai addosso il cappotto nero. Sull'intercity da Firenze c'era troppo caldo. Sei sudata sotto i vestiti. All'aperto sotto le pensiline è freddo. L'espresso per Venezia è tra ventidue minuti. Devi scendere a Monselice, tornare a casa. Di mercoledì. Sei scappata dall'appartamento in fretta. Dovrai trovare qualcosa per spiegare a casa. Hai storia moderna tra diciassette giorni. Se dirai che devi solo stare in pace forse non diranno niente. Devo solo stare in pace per studiare, non ci sono più lezioni. Prova a dirlo. Fai la faccia. Mamma, sono tornata a casa per studiare meglio. Devo solo stare in pace. Coccolami, preparami da mangiare, lasciami dormire. Passerò l'esame. Forse dovresti telefonare. Mancano ventuno minuti, puoi telefonare. Chi ne ha voglia. La scheda ce l'hai.

ESERCIZI:

- scrivere la stessa scena come un sogno che "lei" ha fatto e racconta a un'amica.

- scrivere la stessa scena dal punto di vista della mamma.

- scrivere la stessa scena dal punto di vista di un passante.

- scrivere la stessa scena dal punto di vista di un narratore che vuole mettere "lei" in ridicolo.

Gli esercizi si possono inviare all'E-mail indicato all'inizio di questa puntata. Nella prossima puntata parleremo del trattamento del personaggio. Un grazie particolare a Angelica Rinaldi e a Matteo Galiazzo. Buon divertimento.