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Nei nuovi programmi la cultura costituzionale e della legalità si si adegua alla riforma del sistema scolastico italiano

Educazione civica, adesso balla da sola

La materia che in precedenza era abbinata all'insegnamento della storia ora diventa materia curricolare con voto

D opo un lungo e faticoso dibattito è ormai pronta la stesura dei nuovi programmi di educazione civica e cultura costituzionale. La prima e ultima normativa risale al 1958 che prevede la trattazione dell’educazione civica da parte dell’insegnante di storia, alla quale deve dedicare due ore mensili.
Ora il decreto ministeriale in preparazione prevede un monte ore annuo di 20-30 ore e spetta all’insegnante di storia attribuire un giudizio di valutazione nella disciplina con il concorso di quegli insegnanti con cui siano state realizzate attività interdisciplinari e iniziative comuni di insegnamento/apprendimento. Infine nelle scuole superiori l’educazione civica costituirà materia d’esame.
Ma è nel primo articolo del decreto proposto al ministro della P.I. che emerge la novità educativa. L’educazione civica viene intesa sia come processo formativo che impegna l’intera attività della scuola sia come insegnamento specifico, ha il compito di "trasmettere di elaborare conoscenze utili a sviluppare la coscienza dei valori, dei diritti e dei doveri che caratterizzano l’uomo e il cittadino nella società contemporanea". In questo contesto, per le potenzialità che ha lo studio della Costituzione italiana, l’insegnamento assumerà anche la denominazione di "cultura costituzionale".
Mentre ci si accinge a celebrare il cinquantesimo della promulgazione della Costituzione la scuola raggiunge così un concreto risultato, frutto della ricerca di un nuovo equilibrio fra trasmissione di conoscenze (istruzione) e promozione di atteggiamenti (educazioni) voluto, soprattutto, dall’impegno di Luciano Corradini. In questi ultimi anni il Vice-Presidente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha saputo guidare con successo una importante azione innovativa nell’ambito della vita e dell’organizzazione scolastica inserendo le "educazioni" e la pedagogia della prevenzione nell’ordinarietà dei curricoli.
L’educazione civica, assurta a materia curricolare con voto, costituisce infatti un messaggio culturale strettamente collegato con l’impegno che la scuola italiana sta perseguendo in tema di prevenzione del disagio e rafforzamento dei valori etici dei giovani. Le nuove emergenze di questa epoca richiede un’azione integrata, curricolare ed extracurricolare ormai positivamente sperimentata nell’ambito dei progetti di educazione alla salute. In particolare l’impegno per diffondere una cultura della legalità obbliga tutti gli operatori scolastici a studiare la Costituzione Italiana per aprire un confronto fra principi fondamentali della convivenza democratica e le diverse istanze presenti nella società italiana: libertà individuali e solidarietà sociali, unità nazionale e integrazione europea, cooperazione internazionale e diritti umani. Questo lavoro di approfondimento culturale e orientamento civico è ancora più necessario in una realtà che fatica a riflettere sui valori e i significativi che stanno alla base della formazione e dello studio; tanto più che recenti indagini pedagogiche hanno rilevato che la storia è una delle materie ritenute più difficili dai giovani delle scuole superiori.
Siamo invece convinti che la valorizzazione della storia consente una serena analisi degli eventi, affinchè i giovani possano farsi un’idea non faziosa o distorta del momento presente e comprendere la problematicità, la sofferenza e la speranza che hanno segnato la strada italiana per costruire la democrazia e il benessere. Conoscere i concetti fondamentali su cui si impernia la nostra vita sociale, culturale e famigliare dovrebbe permette di evitare facili banalizzazioni o giudizi stereotipati, ma, al contrario, favorire atteggiamenti e comportamenti civici adeguati per partecipareresponsbailmente al vita lavorativa e politica della comunità locale e nazionale.
Questo percorso di pedagogia civica e sociale è dunque strettamente legato ai progetti educativi di prevenzione e di lotta alla dispersione scolastica. La necessaria acquisizione di contenuti e saperi curricolari non può infatti essere disgiunto da questa azione educativa che i docenti più motivati ormai hanno inserito nel loro lavoro didattico quotidiano. Questo impegno dimostra che la scuola non ha rinunciato alla prospettiva dell’educazione, dell’istruzione e della professionalizzazione: tre compiti che devono essere sempre congiuntamente presenti, soprattutto ora che si intende avviare un processo di riforma complessivo del sistema scolastico. La responsabilità dell’attuale Ministro è, dunque, molto alta perchè non è possibile ridefinire ruoli e indirizzi formativi senza tenere conto del produttivo lavoro, spesso sotterraneo e poco pubblicizzato, svolto con passione e impegno da dirigenti e docenti, nonostante opposizioni e resistenze burocratiche e culturali.
L’introduzione dei nuovi programmi di educazione civica diviene cosi’ un ulteriore banco di prova per dare sostanza e dignità a quanto è venuto maturando nel mondo della scuola, utilizzando gli spazi creativi introdotti dalle leggi sulla prevenzione, dai progetti giovani e dagli accordi locali con enti e associazioni come strumenti necessari per migliorare la qualità degli apprendimenti.

Marco Appoggi*

* Esperto in interventi educativi, organizzazione scolastica e pedagogia preventiva per il Ministero della Pubblica Istruzione