[POLITICA]
Il ritorno dei socialisti, il grande successo del figlioccio di Mannino, il mercato delle preferenze: le indiscrezioni sulle elezioni siciliane, il ritratto dei boss politici

Sicilia in chiaroscuro. Tornano i vecchi potenti

A ltro che voglia di centro. Altro che nostalgia di Dc. Se proprio vogliamo spremere dalle elezioni regionali siciliane del 16 giugno un dato politico significativo per tutto il Paese allora bisogna guardare a loro, i veri miracolati dell’ultima ora. Sotto il titolo "A volte ritornano" riecco, a sorpresa, un vecchio glorioso film o, secondo i punti di vista, l’eterna pellicola horror: riecco, insomma, i socialisti. L’anteprima si è tenuta appunto nella generosa isola, quando le convention romane con i Bobo Craxi, i Giusi La Ganga e gli Ugo Intini piangenti erano di là da venire. Non a caso proprio il buon Intini ha eletto Palermo a seconda patria, e il suo rinato Psi è entrato di slancio a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana. Ma un piccolo episodio racconta ancora meglio l’andazzo: tre consiglieri appena eletti con la lista diniana Rinnovamento Italiano si apprestano a traslocare nella riesumata Casa Socialista. Forse quando leggerete queste righe l’avranno già fatto.
Il vecchio che avanza, dunque. E’ la solita Sicilia in chiaroscuro. Accecanti modernità, esaltanti coscienze civili, deprimenti immobilismi. Certo è che fra gli stucchi e i velluti dell’ex reggia normanna non ci si potrà annoiare nella prossima legislatura. I personaggi certo non mancano. Come il mitico Totò Cuffaro, già figlioccio di Calogero Mannino, plurintervistato campione di preferenze, eletto sotto le insegne del Cdu. Già nel ’91, sconosciuto medico radiologo a Palermo proveniente dalla profonda provincia agrigentina, il Nostro si distinse per la stupefacente performance alle elezioni amministrative comunali: oltre 100 mila preferenze nelle liste Dc. Lui, per rendere l’idea di allora, ama raccontare con orgoglio una storiella: «Un collega dell’ospedale Civico viene da me e dice: sai, vorrei segnalarti un nome per le prossime elezioni. E’ il dottor Cuffaro, persona degnissima. E io, divertito perché lui non sa che Cuffaro sono io, gli chiedo: ma lo conosci? Eeeh, risponde lui, siamo come due fratelli». La potenza politica sopravanza la notorietà della sua faccia.
Ci pensa la tv a renderla riconoscibile, qualche tempo dopo. 1992. Maurizio Costanzo show, speciale per onorare la memoria di Libero Grassi. Diretta dal teatro Biondo di Palermo. Mentre un cronista svela le amicizie pericolose di Mannino detto zio Lillo, lui improvvisamente ruba la scena, afferra il microfono e grida paonazzo in difesa del suo padrino politico e contro la faziosità della trasmissione. Memorabile lo sfottò di Costanzo: «Come si chiama? Puffaro? Chi è questo Puffaro?».
Il suo recente trionfo alle elezioni regionali sembra tratto dal manuale del perfetto procacciatore di preferenze stile Prima Repubblica. Lui ama dire che si mette «a disposizione della gente». Di sicuro è uno di quelli in campagna elettorale permanente. Ogni paziente del Centro sanitario delle Ferrovie, dove puntuale si presenta in servizio, viene trattato come un potenziale sostenitore...
Di storie come quella di Cuffaro è piena la nuova (si fa per dire) Assemblea regionale siciliana. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Nicolò Nicolosi, ex doroteo, un arresto alle spalle per una vicenda di assunzioni facili alla Forestale, viene eletto in carrozza grazie ad una lista fai-da-te. Idem per Francesco Canino, trapanese, socio confesso della loggia massonica Scontrino, quella finita nel mirino dei magistrati antimafia. E che dire di Bartolo Pellegrino, altro trapanese, ex socialista con qualche piccolo problema di procedimenti giudiziari per assegni a vuoto, trionfatore anche lui grazie all’auto da fé elettorale? O del figlio di Carmelo Scoma, ex sindaco limiano di Palermo, eletto più per diritto ereditario che per meriti politici?
Tutti hanno gridato sorpresi al tracollo di Forza Italia. Ma non si sono stupiti gli addetti ai lavori siciliani. Anche perché sapevano che allo stesso interno di Forza Italia c’era qualcuno che remava contro. Si narra dell’indicazione di voto fornita dell’onorevole azzurro Silvio Liotta (ex andreottiano) per un candidato di An anziché per quello del partito. Storie di lotte politiche interne, nel nome della preferenza come preziosa merce di scambio.
E proprio la preferenza sale sul banco degli accusati. Sì, perché proprio la proporzionale, con la quale si è votato in Sicilia, sembra aver funzionato come una specie di enzima che scatena vecchie e indesiderate alchimie. Altrimenti come si spiega che le liste-fai-da-te organizzate da personaggi altrettanto impresentabili e abili nella gestione di clientele abbiano fallito clamorosamente appena ieri, cioé alle politiche del 21 aprile? E come è possibile che domenica 30 giugno Pietro Puccio, candidato dell’Ulivo, venga innalzato alla poltrona di presidente della Provincia? Lì si votava col maggioritario...
La solita, indecifrabile Sicilia. Un posto che regala incredibili altalene: da un lato la sorprendente promozione di Giovanni Russo Spena alle politiche nel collegio di Brancaccio, a Palermo. Vale a dire: il candidato di Rifondazione Comunista che straccia il difensore di Contrada, l’avvocato Pietro Milio (eletto poi coi resti, era in corsa per la lista Pannella) in uno dei quartieri a più alta densità mafiosa del mondo. Da un lato, dicevamo, le sorprese alla Russo Spena, e dall’altro i recenti successi dei Cuffaro e dei Nicolosi. Vuoi vedere che più di Cosa Nostra può la promessa di un posto alla Regione?

Claudio Trabona