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Apuleio Magico Seguendo quanto dice lo scrittore latino si scende nei meandri oscuri e sotterranei della cultura latina arcaica contadina che trae la sua origine nella notte dei tempi Qui scendiamo nei meandri oscuri e sotterranei della cultura latina arcaica contadina che trae la sua origine nella notte dei tempi. Nelle grandi opere dei classici da Omero in poi l'irrazionale e l'oscuro vengono soffocati ed esclusi dal decoro e dalla dignità che si addicono all'arte, ma l'irrazionalità e l’oscurità che dominano il rapporto dell'uomo con il mistero erano ben presenti nella vita giornaliera, comune, delle popolazioni rurali, delle masse incolte e disperate delle grandi città, le quali accanto alle religioni ufficiali, riversano nella magia buona parte della loro esistenza. Proprio con Apuleio, nel secondo secolo della nostra era, accanto al diffondersi della cultura letteraria ellenistica che permeava tutta la società dell'impero romano, abbiamo conoscenza di una documentazione sempre più ricca e abbondante delle pratiche magiche. Ne è documento il libro di Fritz Graf tradotto in Italia nei primi mesi di quest'anno. La magia nel mondo antico che è stato la fonte principale della interpretazione ben diversa da quella canonica dei testi scolastici che il Giolo ha dato nell'introduzione di quest'opera che presenta molti piani di lettura: la magia non è solo un fenomeno che interessa gli strati più bassi, incolti e sprovveduti della società, ma una mentalità profondamente radicata nelle fasce più colte e intellettuali degli strati superiori della società romana. La cultura latina era profondamente intrisa e imbevuta di magia. Ne è testimonianza la legislazione romana che a cominciare dalle Dodici Tavole condanna i reati di magia e la lex Cornelia de sicardis et veneficiis dell'81 a. C. che poneva sullo stesso piano il delitto a mano armata (sicardis) e delitto perpetrato con arti magiche (veneficiis); ne è prova un passo del Brutus di Cicerone, in cui il grande scrittore mostra di credere a un sortilegio giudiziario. Di qui il commento del Graf: "è evidente che, all'epoca di Cicerone, la stessa classe dirigente credeva nei malefici". Si capisce così l'importanza di questo processo promosso contro Apuleio che viene accusato di crimen magiae, cioè di essere mago e avvelenatore, di aver sedotto con arti magiche una ricchissima, intelligentissima e avvenente (anche se l'imputato ha tutto l'interesse a non presentarla tale) vedova Emiliana Pudentilla. La difesa di Apuleio è un capolavoro di straordinaria e virtuosistica abilità retorica, nella quale il grande retore sposta l'accusa contro la magia in accusa contro la filosofia. Con tale espediente Apuleio ha modo di stravincere sui suoi avversari e divenir assolto da un reato, che prevedeva la pena di morte, perché, diremmo oggi, "il fatto non sussiste". A noi, comunque, resta qualche dubbio: Apuleio era solo un abile parlatore, capace di confondere gli avversari, o esercitava anche la magia, come farebbero supporre certi passi della sua orazione di difesa? Nonostante l'assoluzione la fama di mago gli rimase: anche sant'Agostino credette che fosse tale.
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