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redarrowleft.GIF (53 byte) Cultura Febbraio 2004  
 

L'ultimo dei Lib-Lab

Il nuovo anno ha portato con sè una brutta novità, la morte di Norberto Bobbio. Uno dei pochi italiani della cultura, quella con la C maiuscola, veramente conosciuti e apprezzati anche fuori confine. Un autore di saggi di successo, tradotti, venduti e studiati in tutto il mondo. Ancora oggi, infatti, in molti corsi universitari di filosofia del diritto, storia del pensiero politico e materie affini, i suoi saggi vengono utilizzati come apprezzati libri di testo.  

Bobbio aveva il dono della chiarezza, qualità rara in un filosofo, e la capacità di suscitare intensi dibattiti, anche fuori dal mondo accademico,  e di provocare convinte adesioni, ma anche critiche, fuori e dentro del mondo politico. Era un uomo di sinistra, ma certamente, appartenendo anagraficamente ad un’altra epoca, di una sinistra ben diversa da quella di oggi, cara a Prodi e a Fassino. Aveva sognato, in epoche di rivoluzioni palingenetiche, di costruire una moderna sintesi fra libertà e uguaglianza, contribuendo alla nascita del Partito d’Azione, ma evidentemente, come si dice in gergo, i tempi non erano maturi. Respinte con dignità le accuse di filo-fascismo per una lettera inviata, dal carcere, a Mussolini, con cui aveva richiesto allo stesso dittatore la grazia, Bobbio ritornerá alla politica attiva solo negli anni settanta, dopo due decenni ininterrotti di studio e insegnamento, a Padova prima e poi nella sua Torino. Una città, quest’ultima, che il filosofo amerà anche e soprattutto per il suo ruolo simbolico, quasi si trattasse di una sorta di Parigi ‘giacobina e comunarda’ all’italiana. Torino era nel suo immaginario l’unica ‘ville lumière’ in cui si era realizzato, seppur parzialmente e solo momentaneamente, il sogno di riunificare Gramsci e Gobetti in un’unica grande chiesa, per dirla alla Jovanotti.

Per un certo momento, specie a cavallo fra gli anni settanta e ottanta, il nostro credette di avere trovato una casa accogliente nelle fila di quello che fu il partito di Nenni e Turati, ma

i contrasti con Craxi, ‘la grande occasione mancata’ dalla sinistra italiana, e l’accusa al leader maximo di aver dato vita ad una democrazia dell’applauso lo allontanarono anche dal PSI. Nel 1994, scrivendo ‘Destra e sinistra’, un pamphlet leggibile anche per il grande pubblico, ottenne il record di vendite. Ma il Bobbio migliore resta a nostro avviso quello di ‘Quale socialismo’ e ‘Né con Marx, né contro Marx’. Perchè si tratta del Bobbio utopico, che sogna di relizzare la grande, forse irrealizzabile, sintesi. Alla faccia di Blair e di tutti i ‘parvenu’ della politica contemporanea. Nel pantheon della cultura liberalsocialista, accanto ai fratelli Rosselli, Calamandrei, Capitini e Gobetti, da oggi ci sarà sicuramente uno spazio anche per Norberto Bobbio.

Giuliano Tardivo

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