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redarrowleft.GIF (53 byte) Cinema Gennaio 2003

 Mafiosi per caso

 Timidi e impacciati fuori dal set. Ma veri leoni davanti alla cinepresa e soprattutto ai botteghini. Aldo, Giovanni e Giacomo tornano al cinema con La leggenda di Al, John e Jack. Una parodia, spiegano in questa intervista, in omaggio al cinema americano dei gangster

 

Sembra impossibile, eppure è così: di persona Aldo, Giovanni e Giacomo, il trio campione di incassi ad ogni Natale che si rispetti non “rende” come ci si aspetterebbe. Timidi e impacciati, i tre rispondono con difficoltà alle domande, non vedendo l’ora di andarsene altrove. Ma nemmeno questa rivelazione può scalfire La leggenda di Al, John e Jack, film omaggio al cinema americano che sebbene non sia davvero un granché ha imposto un altro record nella classifica degli incassi italiani.

 

Perché non vi piace fare le interviste promozionali per i vostri film? Cos’è che non vi fa sentire a vostro agio?
 

Le domande: non possiamo farci niente, ma da sempre ci risulta difficile scioglierci in questi incontri. Noi facciamo i nostri film e spettacoli. Sono quelli a parlare per noi. Fuori dal palcoscenico, invece, siamo un po’intimiditi. I film ci divertono, ma raccontarli e dare conto del nostro lavoro ci imbarazza tremendamente e ci mette agitazione. Questo vale anche per le trasmissioni televisive: noi ci portiamo dietro un imbarazzo cronico ad andare in televisione, a meno che non possiamo stare là e fare “le nostre cose”.

 

Eppure i vostri film – almeno al botteghino – sono una “certezza”…
 

Quando si parla di numeri e di soldi un po’ ci scherziamo però è vero che ci sentiamo giustamente irresponsabili nel senso che se badi solo ai numeri si fanno delle operazioni a tavolino che possono andare bene o male ma sicuramente non ci si diverte e noi non badiamo molto ai numeri e cerchiamo solo di divertirci. Dal primo film non è cambiato nulla, lo posso garantire, abbiamo imparato di più il mestiere ma noi non siamo cambiati.

 

Perché avete scelto di fare i mafiosi?
 

E’ un’idea nata alcuni anni fa quando abbiamo fatto il primo film. Già prima a teatro avevamo dato vita a questi tre personaggi e siccome ci piacevano molto e si prestavano ad essere protagonisti di una storia questa volta ci siamo riusciti. Comunque non volevamo fare una parodia, sebbene amiamo molto questo genere, abbiamo scritto la storia di questi tre personaggi curiosi e un po’ sopra le righe, senza pensare a gag o a stereotipi. Il pubblico apprezzerà la scenografia, la fotografia e i costumi: in quel senso lo si può considerare un omaggio. Ci interessava realizzare un film ricco anche dal punto di vista visivo in cui il pubblico potesse sentire le atmosfere di un mondo di quaranta anni fa… Comunque siamo dei divoratori di film del genere, soprattutto Rapina a mano armata di Stanley Kubrick.

 

A proposito di parodia: questo genere rappresenta un grande banco di prova per i comici. Da Mel Brooks a Woody Allen, da Totò al gruppo di lavoro di Scary Movie ci sono moltissime prove interessanti di attori che fanno il verso a film e a generi interi. A voi interesserebbe qualcosa di simile in futuro?
 

Sinceramente no. Tutti amiamo Mel Brooks e Woody Allen, ma una parodia pura non è in programma. Probabilmente – alle volte – durante i nostri spettacoli e nei nostri film “ci scappa” qualcosa, ma è del tutto casuale. Ci piace più avere delle intuizioni diverse rispetto a delle singole emozioni, ma non di lavorare ad una parodia in quanto tale.  Ci sembrerebbe riduttivo…

 

E’ vero che le sceneggiature per i vostri film vi vengono dopo avere giocato a biliardino?
 

(Giovanni) Una volta era così, ma adesso Massimo Venier (regista e co-sceneggiatore del film) soffre di mal di schiena. Non può piegarsi e l’unica altenativa sarebbe alzare il biliardino. Soltanto che – così – io e Giacomo saremmo automaticamente tagliati fuori. Non abbiamo ancora trovato una via di mezzo…
 

m.s.

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