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redarrowleft.GIF (53 byte) Cinema Settembre 2002


Diavolo, che fame

Si chiama Jeepers Creepers, in Usa e Gran Bretagna è già un film cult dell’horror. Prodotto da Coppola e girato da Victor Salva, mescola lo stile anni ’50 con gli effetti speciali moderni. Una storia demoniaca e da grand guignol non sempre riuscita, ma con una delle figure del Male tra le più inquietanti degli ultimi anni

Prodotto da Francis Ford Coppola questo film di culto negli Usa e nel Regno Unito ha già in cantiere un seguito. Una pellicola interessante anche se sinceramente debole, un thriller dell’orrore scritto e diretto da Victor Salva, che mescola il vecchio stile di Johnny Mercer con effetti innovativi e particolarmente spaventosi. Gli attori esordienti Gina Philips e Justin Long sono sorella e fratello il cui viaggio verso casa di ritorno dal College si trasforma in una fuga all’ultimo respiro da uno dei personaggi più inquietanti visti di recente che sembra nato dalla penna di Stephen King o di un altro autore horror.

Trish (Gina Phillips) e suo fratello Darry (Justin Long) sono in macchina verso casa per le vacanze di primavera e trascorrono il tempo del viaggio fra insulti e battibecchi. Mentre percorrono una lunghissima strada di campagna, avvistano, dallo specchietto retrovisore, un grosso furgone vecchio e malandato che si sta avvicinando. Il furgone improvvisamente accelera, mandandoli fuori strada e suonando il clacson all’impazzata. La targa, alquanto strana, incuriosisce i ragazzi: Beatngu. Dopo essersi ripresi dallo spavento, Trish e Danny, convinti che si tratti di un pazzo che vive in quella remota zona di campagna, iniziano a ricordare la leggenda di Kenny e Darla, due ragazzi del loro vecchio liceo che circa venti anni prima, scomparvero proprio su quel tratto di strada. Si dice che la loro macchina fosse stata ritrovata ma che dei loro corpi non vi fosse mai stata alcuna traccia …

Trish e Darry continuano il loro viaggio e giungono ad una vecchia chiesa, che presenta la lugubre immagine di un tetto completamente coperto di corvi neri. Il vecchio furgone è lì. I ragazzi scorgono una figura alta e scura che lascia cadere, in un tubo di scarico, qualcosa avvolto da un lenzuolo macchiato di sangue. Terrorizzati, si allontanano immediatamente, augurandosi di non essere stati visti. Pieni di paura si voltano per guardare indietro e vedono la figura in cima al tetto, simile a un gigantesco rapace. Subito dopo la figura è di nuovo sul furgone, e li insegue a rotta di collo. Trish accelera al massimo ma perde il controllo del veicolo, sbanda, e i due ragazzi finiscono fuori strada; il furgone invece continua la sua folle corsa, lasciandoli sconvolti e senza fiato. Perfettamente consapevoli che ciò che stanno per fare è proprio una delle stupidaggini che farebbe il protagonista di un film dell’orrore, Darry propone di tornare alla chiesa, per vedere se qualcuno ha bisogno di aiuto. Questa è la vita, non un film e Darry pensa che sia l’unica cosa responsabile da fare. Malgrado le proteste di Trish, i due tornano indietro e Darry si introduce nel tubo, mentre Trish gli tiene le gambe, maledicendo la loro stupidità. Darry all’improvviso scivola e precipita in una stanza buia. C’è qualcuno lì, mezzo morto. E’ un ragazzo con una orribile cicatrice dall’ombelico al collo. Darry, terrorizzato, lo guarda morire. Disperato, cerca di uscire da quel posto e vede una porta sulla quale c’è una scritta creata con ossa umane, che dice: "Dove c’è l’inferno, c’è una strada". Non avendo altra scelta, procede e scopre una scena davvero degna dell’inferno dantesco: l’immagine raccapricciante di corpi orribilmente mutilati che tappezzano i muri. Quello che resta dopo che quel demonio uscito dall’inferno se li è mangiati a pezzetti. Fra questi, Darry scorge anche i corpi di Kenny e Darla…

Lo scrittore/regista Victor Salva è da tempo un appassionato di film horror. Ricorda: "Mio fratello ed io guardavamo "Creatures Features" con Bob Wilkens, "Creatures from the Black Lagoon", "Dracula" e "Frankenstein" e tutti i vecchi film sui mostri della Universal, pieni di suspense e di ombre sul muro. Il film è stato scritto nel 1999 - racconta Salva - dopo aver guardato per tutta l’estate The Blair Witch Project e Il sesto senso, ricordando che questo è il genere di film che volevo fare da ragazzo, non avrei fatto altro. Ho pensato che questo fosse il momento perfetto per scrivere il mio film di mostri. Avevo sentito una storia vera su una coppia in viaggio che era stata tanto coraggiosa da indagare su un fatto misterioso, che si era rivelato qualcosa di orrido. Vi ho aggiunto l’elemento soprannaturale, cambiando l’età dei protagonisti e ho pensato ‘Questo sarebbe il viaggio che vorrei fare!.

E’ un viaggio all’ultimo respiro che potrebbe accadere a chiunque. I film dell’orrore sono viscerali, riguardano il nostro inconscio e subconscio. Non volevo che i personaggi fossero degli stereotipi hollywoodiani, come tanti film dell’orrore che iniziano presentando una situazione idilliaca in cui poi sopraggiunge l’orrore. Volevo che la loro vita fosse un po’ sgangherata e incasinata come la vita di ognuno di noi, in modo da entrare subito nella loro realtà, e poi arriva questa grande forza che stravolge tutto". Eppure il risultato finale, nonostante le citazioni e le buone intenzioni non è all’altezza delle aspettative con un finale e un andamento nebuloso e – francamente – poco interessante.

m.s. 

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