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 I film di ottobre 2001

Santa Maradona {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

di Marco Ponti con Stefano Accorsi, Libero De Rienzo, Mandala Tayde, Anita Caprioli

E’ un film divertente e interessante quello che il regista esordiente Marco Ponti ha dedicato alla storia di quattro ragazzi torinesi impegnati con la ricerca del lavoro e con i problemi di cuore. Santa Maradona che prende il titolo da una canzone di Manu Chao, vede come protagonista Stefano Accorsi al suo primo film dopo il successo straordinario de L’ultimo bacio. Una pellicola che si inserisce nel contesto più ampio di un cinema internazionale con Ponti che fa il verso ai vari Clerks, Singles e 200 cigarettes. Una storia intrigante dove la tensione erotica presente tra i protagonisti è raccontata con intelligenza e umorismo pur stigmatizzando che hanno le difficoltà incontrate nella ricerca del lavoro da parte dei giovani tra i 26 e i 29 anni. Senza dubbio Santa Maradona sarà il film italiano rivelazione di questo scorcio finale di stagione cinematografica e ancora una volta – come era già capitato per La stanza del figlio, Le fate ignoranti e il film di Gabriele Muccino – Accorsi è tra i protagonisti.

A.I. {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di Steven Spielberg con Haley Joe Osment – Jude Law – Frances O’Connor

A.I. rappresenta il capitolo finale dell’opera di Stanley Kubrick, lasciato in eredità al pupillo Steven Spielberg che ha trasformato il racconto di Brian Aldiss Supertoys last all summer long in un film doloroso e sgradevole, duro e inquietante in cui uno dei temi più cari alla fantascienza (la macchina che volle farsi uomo) diventa un’allegoria dell’intolleranza e del razzismo. Una miscela esplosiva di buoni sentimenti e di cattivi pensieri che Spielberg celebra in una storia solenne e drammatica che vede protagonista un robot – bambino, il primo capace di amare. Dopo che – in un futuro non meglio precisato - i ghiacciai si sono sciolti, con un mondo dove gli esseri umani sono decimati dalle carestie, per avere dei figli bisogna chiedere il permesso. I robot aumentano giorno dopo giorno e per soddisfare la domanda crescente di un mercato, un burattinaio cibernetico costruisce David, una sorta di novello Pinocchio, cui è stato insegnato ad amare. Il problema è che la famiglia cui è stato affidato non è in grado di contraccambiare. Mentre il figlio della coppia è in coma, David sembra riuscire a conquistare l’affetto dei due umani, ma quando il bambino torna miracolosamente a prendere conoscenza, ecco che il devastante confronto tra il bimbo "vero" e il robot artificiale, costringe i due genitori adottivi a rimandare alla fabbrica l’androide. Una fiaba postmoderna, venata di tutte le drammatiche istanze del nostro tempo, sgradevole ed inquietante perché mette gli esseri umani di fronte alla propria crudeltà. Un film che pur risultando stranamente ibrido (Spielberg tenta di girare il film come se fosse Stanley Kubrick…) trasmette allo spettatore un forte senso di irrequietezza tramite i diversi piani di lettura possibili della pellicola. Se da un lato A.I. si propone come una visione del futuro, dall’altro tramite la reinvenzione del mito di Pinocchio, diventa un messaggio allegorico contro il razzismo, la violenza e l’intolleranza. Le scene della caccia ai robot riecheggiano – non a caso – le sequenze del genocidio degli ebrei portato avanti dai nazisti nel Ghetto di Varsavia, immortalate da Spielberg in Schindler’s List

Ravanello Pallido {Sostituisci con chiocciola}

Di Gianni Costantini con Luciana Littizzetto, Massimo Venturiello

Top Model per caso Luciana Littizetto è un’anonima segretaria che diventa una delle più gettonate e ricercate showgirl del mondo dello spettacolo italiano. Questa – in estrema sintesi – la trama del noiosissimo Ravanello Pallido film d’esordio per la simpaticissima Littizetto che volendo mettere momentaneamente da parte i suoi personaggi televisivi, si lancia in un’avventura cinematografica troppo grande per un cast esile e incapace di gestire al meglio una storia che pur volendo essere satira del mondo dello spettacolo di oggi, non riesce né ad essere brillante, né particolarmente divertente. Un’occasione decisamente sprecata nonostante un carismatico Venturiello.

Belfagòr {Sostituisci con chiocciola}

Di Jean Paul Salomé con Sophie Marceau, Michel Piccoli, Julie Christie

Chi ricorda il terrorizzante sceneggiato televisivo con Juliette Greco non può andare a vedere questa ignobile idiozia che ne porta impunemente e indegnamente il nome. E qui non si tratta nemmeno della solita sterile polemica se i remake hanno o meno senso. Questo film che dell’originale si propone come un seguito posticcio e sconclusionato risulterebbe sgradevole anche a chi non abbia visto il suo illustre predecessore. Certo, nel primo film il fantasma era poco più di un fantoccio e veniva preso a pistolettate, ma il fascino e la regia dell’epoca restano immutati ai giorni nostri soprattutto nel paragonarlo ad un seguito patetico e pieno di battutacce infelici. Nemmeno la bellezza di Sophie Marceau permette di perdonare questa pellicola con una regia, una sceneggiatura e un andamento demenziali. Una generazione di spettatori non necessariamente cinefili è ormai abituata ad un cinema di qualità dove le maledizioni e i fantasmi (egiziani o meno) vengono affrontati con razionalità e metodo, Belfagòr è basato su una sceneggiatura raffazzonata e sconcia. Da perdere senza problemi…

Il diario di Bridget Jones {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di Sharon McGuire con Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth

Renée Zellweger ha messo su parecchi chili per entrare nei larghi abiti di Bridget Jones, alter ego da quattro milioni di copie della scrittrice – editorialista Helen Fielding che nel Diario a lei dedicato ha descritto la vita di una single trentenne con problemi di alcol, fame nervosa e sigarette. Un successo tutto britannico che nel film realizzato dallo stesso gruppo di lavoro di Notting Hill e Quattro matrimoni e un funerale ha come protagonista la trentaduenne attrice proveniente dal Texas. Un accento americano trasformato rapidamente e con grande professionalità in una compunta e convincente cadenza britannica per rubare il posto alle bellezze locali in pole position per il ruolo come Kate Winslet (che sembrerebbe avere rifiutato), Helena Bonham Carter e Elizabeth Hurley. Risultato? Una commedia romantica divertente e decisamente adatta a questa era di singles forzate con Colin Firth (Shakespeare in Love, Febbre a 90°) e Hugh Grant a contendersi la bella addetta all’ufficio stampa di una casa editrice londinese. Messe da parte le ruvidità forse eccessive del romanzo, la Bridget Jones di Renée Zellweger è una ragazza al tempo stesso simpatica e aspra, fragile, ma determinata a non subire troppo i rigori della sua epoca, le amarezze e le frustrazioni. Una pellicola gradevole e intelligente che sarà senza dubbio il campione di incassi del prossimo autunno cinematografico insieme all’altro film, interpretato dalla Zellweger accanto a Morgan Freeman, Greg Kinnear e Chris Rock, Betty Love diretto da Neil Labute, un’intelligente satira del mondo delle soap operas.

Blow {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di Ted Demme con Johnny Depp, Penelope Cruz, Franka Potente, Ray Liotta, Rachel Griffiths, Jordi Mollà

La biografia del narcotrafficante George Jung sullo sfondo dell’America a cavallo tra gli anni Sessanta e gli Ottanta è non solo uno spaccato del mondo della droga con i suoi guru come Pablo Escobar, ma anche la celebrazione del "talento" del suo protagonista: un uomo come tanti che ebbe la discutibile intuizione di introdurre la cocaina sul mercato nordamericano, prendendo direttamente accordi con i signori della droga colombiani. Interpretato da un – come al solito – straordinario Johnny Depp, Blow è un film eccessivamente agiografico, dove – nonostante l’ironia con cui viene raccontata la storia – la figura di Jung risulta bidimensionale tutta presa dal proprio lavoro portato avanti con maligna genialità e l’amore per la famiglia. Gli effetti della droga, il mondo dei drogati e del vizio, restano sullo sfondo e – alla fine – si pretenderebbe dallo spettatore una forma di pietismo nei confronti del "povero Jung" francamente senza senso. Senza volere fare del falso moralismo oppure senza scadere nella pruderie etica fine a se stessa, si può dire che Blow è una pellicola interessante e coinvolgente, vista e considerata la sua regia dinamica e l’interpretazione degli attori, che si scontra, però, con il limite eccessivo dell’autobiografismo, utilizzando come unico punto di vista quello stesso delle memorie di Jung e null’altro. Una visione limitata che non offre niente di più allo spettatore, piuttosto indispettito dal finale strappalacrime del film con Jung addolorato e rimbambito riguardo l’impossibilità di vedere la sua famiglia.

Alla rivoluzione sulla due cavalli {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di Maurizio Sciarra con Adriano Giannini, Gwenaelle Simon, Andoni Garcia

Sogni di rivoluzione, amore e libertà all’indomani della rivoluzione dei garofani in Portogallo nel 1974 che ha visto la caduta del regime fascista. Uno studente italiano a Parigi parte insieme al suo amico portoghese alla volta di Lisbona per partecipare alla rivoluzione. Con la loro due cavalli raccolgono a Bordeaux un’ex fidanzata annoiata dal menage borghese con il marito italiano. Il loro viaggio è una corsa verso la libertà e l’illusione. Dal regista dello straordinario La stanza dello scirocco Maurizio Sciarra, Alla rivoluzione sulla due cavalli è una pellicola agrodolce sulle illusioni della gioventù e sulla passione politica. Un film divertente e leggero che – nonostante qualche incertezza stilistica e alcune incongruenze – piace per il suo essere un inno alla vita, all’amore e alla libertà. Nonostante le ombre cupe che si allungano sulle esistenze di tutti…

American Pie 2 {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di J.B. Rogers con Jason Biggs, Tara Reid, Mena Suvari

Ad un anno dalla "prima volta" raccontata nel film precedente i cinque protagonisti sono rimasti ancora a quella notte alla fine del liceo. Quando arriva l’estate, ecco risvegliarsi gli istinti…Più divertente e più strutturato come film del suo predecessore, American Pie 2 è una pellicola molto gradevole fondata su quell’umorismo adolescenziale che ha animato quelli che oggi sono considerate delle pietre miliardi della storia del cinema come American Graffiti, Animal House e I Nerds. Meno greve del precedente e più studiato, American Pie 2 ha un cast di attori che hanno dimostrato di essere davvero in gamba (sono presenti in maniera separata in film che vanno da Rollerball 2000 a Evolution) in grado di formare un gruppo affiatato. Sicuramente non si tratta di un capolavoro, ma è di certo uno dei film più divertenti in circolazione e non è il caso di fare gli snob…

Mari del sud

Di Marcello Cesena con Diego Abatantuono, Victoria Abril, Chiara Sani

Un film divertente il cui difetto maggiore resta quello di essere troppo surreale. La storia di un manager rovinato dal commercialista che obbliga moglie e figlia a fare le vacanze in cantina purché la cosa non trapeli, pur essendo un allegro apologo sulla marea di stupidità che affligge la nostra società, resta nel campo della commedia leggera per colpa di una sceneggiatura eccessivamente limitata al campo del paradossale. Mentre Abatantuono appare troppo rigido nel suo ruolo e l’Abril non sfodera sufficiente carisma, da notare è l’interpretazione di Chiara Sani, un’attrice decisamente sottosfruttata dal nostro cinema, di grande grinta e dalla simpatia epidermica nonostante un ruolo appena abbozzato.

Scary Movie 2

Di Keenan Ivory Wayans con Carmen Electra, Marlon Wayans

Scary Movie, il suo predecessore, ha avuto il merito di riutilizzare il genere horror per una grande satira, affrontando i temi topici di pellicole come Scream, So quello che hai fatto e Urban Legend sotto una prospettiva ironica e deflagrante. Adesso il suo seguito – deludente e volgare – punta al soprannaturale: L’esorcista, Hannibal, Le verità nascoste, L’uomo senza ombra e The haunting vengono presi in giro uno dopo l’altro in maniera più o meno riuscita. Nonostante James Woods e Tim Curry una stantia sequela di gags che fanno sembrare il film lunghissimo e insopportabile. Sembra che si voglia indicare quello che fa ridere e si cerca di insistere su fatti e situazioni già viste anche in altre parodie. Eppoi nel primo sono state fatte fuori Carmen Electra e Shannon Elizabeth…la loro bellezza ci manca…

La promessa {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Di Sean Penn con Jack Nicholson, Benicio del Toro, Aaron Eckhart, Helen Mirren, Mickey Rourke, Vanessa Redgrave

Il giorno del suo pensionamento, Jerry Black, un ispettore di polizia del Nevada, si attarda in ufficio per il party a sorpresa che viene dato in suo onore. Un po’ imbarazzato dalla generosità dei colleghi, Jerry accetta il regalo che gli hanno fatto, un biglietto aereo per andare a pesca in Messico: il viaggio che aveva sempre sognato. Ma quando si viene a sapere che tra le montagne coperte di neve è stato ritrovato il cadavere di una bambina di otto anni, Jerry non riesce a farsi da parte: si reca sulla scena del delitto e si assume il compito di informare i genitori della piccola vittima. La madre disperata lo implora di scoprire la verità. Di fronte all’atrocità del delitto, alla sofferenza dei genitori e all’incertezza della vita che lo aspetta dopo aver lasciato la polizia, Jerry giura a se stesso che troverà l’assassino.Quando un giovane e ambizioso poliziotto estorce una dubbia confessione a un sospetto debole di mente, il caso viene considerato chiuso… ma non da Jerry.

Jack Nicholson in un film pieno di ottimi attori diretto da Sean Penn e tratto dal romanzo omonimo di Friedrich Durrenmatt edito nuovamente da Feltrinelli proprio in questi giorni (pagg.155 lire 13.000) . Ci si potrebbe attendere di più da un film del genere? Purtroppo le aspettative vanno rapidamente deluse per una serie di fattori abbastanza imprevedibili sulla carta. Jack Nicholson è un grande del cinema e resta tale, anche se il doppiaggio di Giancarlo Giannini (lo stesso di Al Pacino) sembra in qualche maniera snaturarlo. La promessa nonostante l’ottima regia di Sean Penn in grado di non fare mai cadere la tensione nemmeno per un solo istante, è un film troppo lungo (due ore) e diluito fino ad arrivare al colpo di scena finale. Per il resto l’insistere eccessivamente su alcuni luoghi comuni cinematografici (il poliziotto che non riesce ad andare in pensione, l’alcol, gli ex colleghi che non gli credono) risulta un po’ ridondante in una pellicola del genere sulle violenze sessuali ai bambini e – soprattutto – sulla casualità che domina l’esistenza. Da notare la presenza di grandi attori in piccoli, ma intensi ruoli come Vanessa Redgrave, Mickey Rourke, Aaron Eckhart e la moglie di Sean Penn, Robin Wright già vista in She’s so lovely e Le parole che non ti ho detto. Anche se tutto questo non basta a risollevare un film dalle enormi potenzialità sia sotto il profilo visivo (la fotografia e la colonna sonora di Hans Zimmer aggiungono grande emotività ad un film molto cupo) che narrativo. Una pellicola che sarebbe risultata migliore se avesse insistito di più sul versante dell’ironia e se avesse avuto un maggiore senso del ritmo.

Indiavolato (Bedazzled) {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Brendan Fraser – Elizabeth Hurley – Frances O’Connor Sceneggiatura Larry Gelbart – Harold Ramis – Peter Tolan Regia Harold Ramis Distribuzione Twentieth Century Fox Anno di produzione USA 2000 Durata 88’

E’ una commedia semplice, semplice, ma efficace questo remake del classico di Stanley Donen Il mio amico il diavolo del 1967 con Dudley Moore come protagonista. Stavolta, però, il diavolo ha le sembianze (e che sembianze) di una seducente Elizabeth Hurley che deve convincere il “nerd” Elliot Richards a vendere la sua anima in cambio di sette desideri, con i quali riuscire a conquistare il cuore di una bella collega di lavoro. Anche se il canovaccio faustiano è ormai è abusato, il talento comico del regista Harold Ramis, autore di Ghostbusters e Terapia e pallottole, sembra iniettare nuova linfa in una trama divertente, grazie ai suoi protagonisti. Se la Hurley è brava nel raccontare un diavolo tutto femminile, ricco di completini diversi e di abiti aderenti o succinti, dall’altro lato anche Brendan Fraser sfida ancora una volta la sua vena ironica, già messa alla prova con George della Giungla, Dudley do Right e in alcuni momenti della saga de La mummia. Il resto è noto, anche se con un finale abbastanza imprevedibile in cui viene coinvolta la Frances O’Connor, attualmente presente sui nostri schermi anche con A.I.

The score {Sostituisci con chiocciola}

Robert De Niro – Edward Norton – Marlon Brando – Angela Basset Sceneggiatura Scott Marshall Smith, Ebbe Roe Smith, Lem Dobbs, Kario Salem Regia Frank Oz Anno di produzione USA 2001 Distribuzione MEDUSA Durata 123’

Non lasciatevi ingannare dai nomi di questi tre giganti della storia del cinema a mezzo servizio. The score è uno dei film più noiosi e deludenti della storia del cinema, basato su un’accozzaglia di pellicole già viste che una pletora di sceneggiatori non sono riusciti a ricucire in una sceneggiatura vagamente decente. Tutti al loro minimo (incluso il regista Frank Oz, noto per In & Out, e le voci del Muppet Show e di Yoda), i protagonisti di questa pellicola fanno di tutto per rendere interminabile la sua durata, inciampando un cliché dopo l’altro. C’è il ladro che vuole smettere, il vecchio amico marpione che lo convince al colpo della sua vita, c’è il giovane apprendista di talento, ma un po’infido e c’è soprattutto tanto cinema trasformato in un puzzle. La recitazione del pachidermico Brando si limita a delle mossette. De Niro è impenetrabile (come in Ronin…) e Norton non è in grado di movimentare la situazione. Piange il cuore, ma va visto a proprio rischio e pericolo…

La promessa (The pledge) {Sostituisci con chiocciola}

Jack Nicholson – Robin Wright Penn – Aaron Eckhart Sceneggiatura Jerzy Kromolowski & Mary Olson Kromolowski tratta dal romanzo omonimo di Friedrich Durrenmatt Regia Sean Penn Distribuzione Warner Bros. Anno di produzione USA 2001 Durata 122’

C’è qualcosa di estremamente irritante in questo film di Sean Penn. E’ una pellicola molto interessante, basata su una storia efficace che vede un poliziotto in pensione come l’unico consapevole delle azioni di un serial killer di bambini ed è girato in maniera decisamente intrigante. Risultato? Noia e poco altro. Questo, perché il film sembra essere stato diluito e reso inefficace dal volere aggiungere troppi particolari. E dire che la lista di attori famosi che partecipano alla pellicola è decisamente di tutto rispetto: Mickey Rourke, Helen Mirren, Sam Shepard, Vanessa Redgrave, Harry Dean Stanton fronteggiano egregiamente un grande Jack Nicholson. Purtroppo, però, il resto del film è costruito con lungaggini eccessive. Certo, nessuno pretendeva da questo thriller psicologico il dovere trasformarsi in un film d’azione ritmato e mozzafiato, eppure l’avere reso così morbidamente questa trama sembra danneggiare più che migliorare La promessa. Inoltre, l’avere fatto doppiare Nicholson da Giancarlo Giannini sembra una mossa tutt’altro che riuscita.

Tigerland {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Colin Farrell – Matthew Davis – Clifton Collins Jr. Sceneggiatura Ross Klavan & Michael McGruther Regia Joel Schumacher Anno di produzione USA 2000 Distribuzione MEDUSA Durata 101’

Piccolo film girato interamente in digitale da Joel Schumacher, già regista dei Batman del dopo Tim Burton, Tigerland racconta la storia di un campo di addestramento militare nella Louisiana del 1971. Un posto dove persone comuni venivano trasformate in soldati prima di essere spediti in Vietnam a combattere una guerra persa che non sentivano loro. Un film non tanto sul conflitto nel sudest asiatico quanto – piuttosto – sulla paura di perdere la vita e la gioventù lontano da casa. Ed è su questo sfondo emozionale che il regista ha portato sullo schermo le memorie del reduce Ross Klavan riguardanti le folli dinamiche interne ad un piccolo plotone di ragazzi con nulla in comune costretti dall’oggi al domani a diventare soldati. Su tutti si erge la figura di Bozz, un enigmatico e fascinoso texano, insofferente e ribelle. Pur non mostrando nulla di nuovo che non si sia già visto in altre pellicole belliche da Full Metal Jacket in giù, Tigerland è un’opera semplice, diretta ed intrigante, perché ancora una volta mette lo spettatore dinanzi al terrore della morte e alla disperazione derivata dall’estraniamento dell’esistenza. Una pellicola contro la leva obbligatoria e quel senso di ineluttabilità che il conflitto in Vietnam ha portato con sé per un’intera generazione di persone. 

Nella morsa del ragno (Along came a spider) {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Morgan Freeman – Monica Potter – Michael Wincott Sceneggiatura James Patterson & Marc Moss Regia Lee Tamahori Anno di produzione USA 2001 Distribuzione Eagle Pictures Durata 101’

Potenzialmente questo seguito de Il collezionista avrebbe potuto perfino superare il suo intrigante predecessore. La struttura solida carica di colpi di scena permette sin da subito al pubblico di sperare in un film molto convincente e riuscito. Gli elementi ci sono tutti: due attori decisamente in gamba come Morgan Freeman e la protagonista di Patch Adams Monica Potter, una storia di rapimenti incrociati abbastanza imprevedibile, una sceneggiatura con qualche cliché ancora di troppo, ma ancora abbordabile. Quello che, però, manca del tutto a Nella morsa del ragno è piuttosto la regia. Gary Fleder, regista dell’originale di quattro anni fa con Ashley Judd, è stato sostituito con Lee Tamahori che – a parte per lo straordinario e claustrofobico Once were warriors – si è sempre distinto per una regia piatta e di maniera, da autore che sembra non riuscire ad osare in nulla. E’ così che il regista (cui tra l’altro è stata affidata la regia del prossimo Bond…) dilapida tutto il tesoro contenuto nel copione, scopiazzando di qua e di là lo stile di autori più noti come – ad esempio – il John McTiernan di Die Hard III. Un film da vedere, anche se irritante, perché si ha la precisa sensazione di una frettolosità eccessiva che impedisce ad un gigante come Morgan Freeman di esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Il destino di un cavaliere (A Knight’s tale) {Sostituisci con chiocciola}{Sostituisci con chiocciola}

Heath Ledger – Mark Addy – Paul Bettany – Rufus Sewell Sceneggiatura e Regia Brian Helgeland Anno di produzione USA 2001 Distribuzione Columbia TriStar Durata 132’

Contaminazione tra il cinema giovanilistico e le saghe cavalleresche, Il destino di un cavaliere è un film fragile e inutile, che, però, riesce a divertire a sprazzi nella sua prevedibilità. Il più grande limite è quello della lunghezza eccessiva (due ore e dieci) per una sorta di versione medioevale di Driven dove al posto delle macchine ci sono i tornei tra cavalieri, trasformati in una sorta di Formula 1 del tredicesimo secolo. Spettacolare dal punto di vista della realizzazione, Il destino di un cavaliere, nonostante il titolo berlusconiano, è un film che presenta qualche appeal. Da un lato la colonna sonora rock crea una piacevole contaminazione a livello subliminale tra quello che significava essere giovani allora ed oggi, mentre dall’altro canto, gli attori – pur nella prevedibilità dei loro ruoli – sono tutti simpatici e convincenti, a partire dal protagonista Heath Ledger, ex figlio cinematografico di Mel Gibson ne Il patriota proseguendo per il “gangster no.1” Paul Bettany. Purtroppo tra panzane storiografiche e scivoloni storici perfino nel linguaggio (ad un certo punto si parla di “indorare la pillola” e di vedere le cose “in diretta”…), Il destino di un cavaliere sommerge di un’eccessiva ridondanza una storia esile e lineare con tanto di previsti colpi di scena. Troppo ibrido per definirsi riuscito…

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