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redarrowleft.GIF (53 byte) Attualità Ottobre 2001  
 

Sveglia ragazzi, è arrivata l’apocalisse

In greco il sinonimo di catastrofe è "apokalipsis". Che in realtà significa "rivelazione". Infatti per i giovani di questo 2001 l’aria di guerra che tira è una vera novità. Abituati a leggere e vedere battaglie e sangue solo sui libri di storia, al cinema o in tv, ora si sentono sfiorare dalla paura. Quella vera

Per descrivere l’immane tragedia americana e la guerra in corso, la prima parola che viene in mente è "catastrofe". Essa indica il momento topico del rivolgimento, dell’abbattimento di qualcosa di consolidato, dell’esito infausto di un processo. È una parola di origine greca, "katastrofé", e, tra i suoi sinonimi, vi è "apokàlipsis" altra parola greca, il cui primo significato è quello di "rivelazione". Apocalittico si dice infatti di ciò che svela, che dolorosamente strappa l’umanità dal suo letargo intellettuale costringendola a aprire gli occhi su qualcosa che era vicino, ma non era percepito. La catastrofe è insomma un risveglio coatto, una luce improvvisa che acceca i nostri occhi abituati alla penombra.

La lingua greca, così magicamente versatile, contiene un’altra parola che appartiene alla stessa famiglia: "epistrofé", che si può tradurre come "rivolgimento interiore" o "conversione". La catastrofe americana per esempio, è un fenomeno esteriore che costringe gli uomini distratti a contemplare per un istante una verità insopportabile. "Conversione" vuol dire invece "cura", "attenzione" e il suo contrario è la "distrazione". E non si può pensare che non sia stata la mancanza di cura per il mondo e per tutti gli uomini la causa di tante catastrofi della storia?

Certo, le definizioni, l’etimologia non aiutano a far tacere l’angoscia e il terrore della nostra apocalittica era, ma ci fanno stabilire una continuità, seppur fittizia, tra il mondo di prima della rivelazione, della catastrofe e quello assolutamente ignoto che a essa consegue. La guerra chimica è l’ignoto per eccellenza, quella che non ti dà fuga, quella che colpisce senza discriminazioni guerrafondai, pacifisti, cristiani, islamici, donne, bambini, vecchi e giovani. E’ a proposito di giovani, i ragazzi italiani, quelli che per loro fortuna non hanno mai combattuto guerre in prima persona, si dividono su argomenti del tutto teorici e televisivi: gli aerei che bombardano, la grandezza americana, le due culture, la guerra santa, l’articolo della Fallaci… Di atrocità vissute sulla loro pelle non sanno nulla, le stragi e la violenza le hanno viste al cinema, ma la paura si avverte e il simbolo della morte " padrona e signora" del Medioevo sta prendendo via, via, all’incalzare delle notizie, sempre più connotazioni verosimili.

- La paura c’è, serpeggia nelle aule - Dice Simone, 18 anni – Si materializza quando ti sconsigliano la gita all’estero, ti fa rabbrividire quando senti parlare di carbonchio (prima non sapevo cosa fosse).

- La paura – Secondo Andrea, 17 anni - é l’unica reazione del tutto normale di fronte alla catastrofe americana e alle sue conseguenze. La guerra sembra lontana, ma quella chimica ci può colpire da un momento all’altro, così ti senti più vicino ai ragazzi di ieri, quelli di Hiroshima, quelli del Vietnam e a quelli che hanno lasciato la vita in tutte le assurde guerre -.

-La paura ti lega alla storia passata come un filo sotterraneo che unisce tutti i periodi della storia - Sostiene Marta, 18 anni - una storia che non è certo maestra di vita, come ci insegnano i prof… La storia non ci ha insegnato mai niente perché, a ogni contrasto, segnato da qualche interesse economico, l’uomo ha continuato e continua a rispondere con la guerra e non ha mai trovato una soluzione pacifica: studiamo solo storie di guerra e di paura! -.

I ragazzi hanno paura dunque, si aspettano con angoscia una apocalypse now e, quasi tutti, anche i più fanatici a parole, vorrebbero poter vivere o almeno sopravvivere, seppure tra le mille ansie e contraddizioni di "un’Italia squallida, imbelle e senza anima" perché, come tuona la Fallaci dal suo attico di Manhattan, attanagliata da paure individuali e universali, "Cristo! Non nego a nessuno il diritto di aver paura. Chi non ha paura della guerra è un cretino". Parole sante, ma, a noi giovani di questa Italia " godereccia, furbetta, volgare" sia almeno consentita una piccolissima replica alla giornalista: Se sono cretini quelli che non hanno paura della guerra, come potremmo definire quelli che invece la guerra dichiarano facendola fare agli altri?

Maria Chiara Passera

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