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redarrowleft.GIF (53 byte) Lettura Febbraio 2001  (A cura di Francesco Roat)
 

L’infanzia non-stop

Che l’adolescenza sia un’età difficile si sapeva. Che oggi lo sia diventata anche di più è però una novità. Colpa degli adulti assenti, della mancanza di modelli di riferimento e della prolungata convivenza in famiglia. Allora soprattutto "i grandi" devono imparare a comportarsi nel modo giusto. Per aiutare i ragazzi ad affrontare la loro "seconda nascita"

L’età incerta – Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin – ed Mondadori

Dopo i saggi a due mani "A piccoli passi" (sulla psicologia della prima infanzia) e "I bambini sono cambiati" (sulla psicologia dei piccoli dai cinque ai dieci anni) Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin firmano insieme un terzo libro guida al mondo dei figli. Si tratta de "L’età incerta" (Ed. Mondadori), ossia l’adolescenza. Fase della vita caratterizzata oggi più che mai dall’incertezza, secondo le autrici, per tutta una serie di ragioni. In primis perché ragazze e ragazzi in questa età paiono spesso ambivalentemente procedere attraverso un cammino esistenziale fatto di progressioni e regressioni" che possono far pensare ad uno stallo piuttosto che a una crescita. In secondo luogo perché ai giovani è venuto meno un modello adulto stabile di riferimento. In terzo l’adolescenza appare indecisa nel senso della sua quasi interminabile durata, causa la difficoltà a trovare lavoro o casa; insomma a staccarsi dalla famiglia d’origine per muoversi autonomamente nella vita. Infine: incerta non solo perché a livello psicologico non è possibile formulare un qualche paradigma astratto grazie a cui interpretarla, ma soprattutto perché noi stessi adulti ormai diffidiamo delle definizioni esaustive, come delle prescrizioni troppo perentorie.

Così l’adolescenza finisce per diventare anche per i grandi un’età nei confronti della quale è difficile confrontarsi e che è arduo gestire. Un’età, sottolineano le autrici, in cui "opposizioni e ricomposizioni, convergenze e conflitti sono inevitabili manifestazioni della necessità di separarsi senza per questo rompere le relazioni precedenti". Ed è forse tale compito – il dover prendere le distanze dal mondo protettivo dell’infanzia e il doversi definire psicologicamente in modo autonomo rispetto ai genitori – che rende particolarmente impegnativa la cosiddetta seconda nascita, quando cioè il ragazzo (o la ragazza) muore come bambino per rinascere come adulto.

Ma proprio questo compito cruciale, questo abbandono del passato infantile affinché sia possibile la prospettiva di un futuro all’insegna della crescita e dell’individuazione di sé spesso comporta spinte ambigue e contraddittorie, se è vero che ogni adolescente "tende a rinnegare il passato pur conservandone una segreta, inconfessabile nostalgia", proiettato com’è verso una meta ancora troppo vaga e incerta, verso un domani "dal quale inconsapevolmente si ritrae", essendo l’addio alla puerizia e al suo universo fantastico – come ogni addio d’altra parte – pur sempre un lutto. Per non parlare di quell’altro importantissimo traguardo adolescenziale da superare: l’acquisizione dell’identità sessuale, che si attua quando il giovane si riconosce positivamente nel proprio corpo e nelle sue pulsioni, riuscendo ad integrare l’immagine somatica con quella psichica di sé.

Impegnativo, lungo e spesso defatigante rito di passaggio fra puerizia ed età adulta, l’adolescenza non è dunque quasi mai un periodo scevro da inquietudini, conflitti, scontri con quegli adulti da cui i giovani hanno il sacrosanto diritto di prendere le distanze per scelte esistenziali autonome e diverse. Età non sempre felice, come ci ricorda il celebre incipit del romanzo "Aden Arabia" di Paul Nizan ("Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita"), ma che, sottolineano Vegetti Finzi e Battistin, i giovani riescono in genere ad affrontare superando le prove che li attendono "purché l’ansia e la paura che gli adulti proiettano su di loro non li blocchino nell’immaturità" impedendo ad essi di spiccare serenamente il volo dal nido.

Per cui, se essere adolescenti è difficile, altrettanto lo è il corrispettivo ruolo genitoriale o quello degli insegnanti e degli adulti in genere che abbiano a che fare con ragazzi dalla pubertà ai venti anni e passa. Quindi è innanzitutto ai grandi che questo libro si rivolge: perché meglio possano affrontare e fare affrontare ai giovani l’età ingrata.

Francesco Roat

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