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redarrowleft.GIF (53 byte) Società Marzo 2000


Pessoa, il poeta delle chat

Se mai gli utenti dei vari icq-powwow-gruppi di discussione dovessero scegliersi un padrino, il candidato ideale è il poeta Fernando Pessoa. Che aveva rapporti epistolari con letterati, accademici, economisti, commercianti. Ma alla sua morte si scoprì che se li era inventati: aveva moltiplicato sé stesso, disse, "per parlarsi". Forse lo stesso motivo che spinge tante persone su Internet a darsi nomi diversi per chiacchierare

Se volessimo trovare una collocazione epistemologica alla comunicazione quasi sempre mistificata delle chat, se consideriamo la sincerità come ostacolo che l’artista deve vincere, se dovessimo insomma fare un elogio alla "finzione" bisognerebbe senz’altro guardare a Fernando Pessoa (Lisbona 1838, 1935), ormai universalmente riconosciuto come una delle figure capitali della letteratura del Novecento. Il poeta inventa tutto un mondo di attori immaginari che sono definiti suoi "eteronomi".

"Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io.

Per creare mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me, che dentro di me non esiste se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati brani".

L’originalità di Pessoa sta nel fatto che ogni suo eteronomo è caratterizzato da una particolare visione e da un suo stile. E’ quella che lo scrittore Tabucchi, massimo conoscitore e divulgatore italiano del poeta, traduce in "Una sola moltitudine" …"Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi , in unica anteriore realtà, che non è nessuno ed è in tutti".

Pessoa si è creato un mondo fantastico, di sogno, con tutti i connotati, però, di quello reale, come il "Marinaio" naufrago che si ridisegna una patria in tutti i dettagli. La sua grandezza sta nel fatto che Alberto Caeiro, Alvaro de Campos, Riccardo Reis e tutti gli altri hanno tenuto una corrispondenza col poeta su argomenti "reali": sono accademici, economisti, commercianti, letterati, critici, di cui nessuno aveva mai messo in dubbio l’esistenza. Solo alla sua morte, quando viene aperto il famoso baule in cui l’autore aveva riposto le opere, si scopre che tutti i personaggi sono degli "account" e che la finzione era stata alla base del suo mondo assurdo perché, recita ancora Pessoa, "Fingere è conoscersi, mi sono moltiplicato per sentirmi. Per sentirmi ho dovuto sentire tutto".

E’ forse a lui, dunque, che noi navigatori multipli, noi sognatori da competizione facciamo inconsciamente riferimento ogni volta che andiamo on line? E’ forse il "tedio di vivere", il "mal di testa di universo" o la saudade, quello splendido sentimento che sta tra la nostalgia del passato e quella del futuro, che coniuga sofferenze e dolcezze a indurci a diventare ora Allegro Demiurgo, ora Mario bho, ora Mr Pyle, ora Capitan Pixel. Il nostro non è per caso l’insopprimibile bisogno di Fernando Pessoa di "Essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo?".

Maria Chiara Passera

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